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Segni del segno. Il grafema nell'arte contemporanea, da comparsa a dirompente one man show
di Valentina Bezzi   
jmartin_salt_home.jpgLa scrittura come segno, spazio, colore, geometria, come fugace comparsa o come protagonista assoluto dello spazio pittorico, da orma extra-vagante a dirompente one man show, presenza esplosiva aspirante, al suo limite, alla tabula rasa, quasi urgente ritorno a un originario indistinto di materia e di luce: lungo queste e altre tappe di un affascinante viaggio alla riscoperta delle molteplici declinazioni della grafia nell'arte dal secondo dopoguerra alla contemporaneità ci conduce la mostra Temi e Variazioni.

 

Dalla grafia all'azzeramento, a cura di Luca Massimo Barbero alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia sino al 17 maggio. La rassegna Temi e Variazioni, inaugurata in una formula alquanto innovativa dalla Collezione Peggy Guggenheim nel 2002 con una serie di tre mostre dedicate all'arte del dopoguerra curate da Luca Massimo Barbero, propone questa volta un'analisi cronologica e comparativa della presenza del segno all'interno della composizione artistica dalle avanguardie storiche alle tendenze più recenti dell'arte contemporanea.

 

L'esposizione accende un fitto dialogo tra capolavori cubisti, futuristi, dadaisti e surrealisti (Carrà, Schwitters, Cornell), passando dalla tipografia al collage, dalle lettere ai numeri (con il polimaterico Braque, i collages di Gris, sino al Neoplasticismo di Vantongerloo attraverso i segni iterati di Mondrian; così con l'invasione grafematica di Licini e Bonfanti, la scrittura di Novelli, Mirko, Pomodoro, le frasi luminose di Merz e Nannucci, la geometria di Albers e Nigro, le ricerche percettive di Vasarely, la grafia-colore di Tancredi, Tobey, Dorazio, Aricò, l'alfabeto simbolico e astratto dei tagli di Fontana), sino ad arrivare al monocromo che conduce all'inevitabile azzeramento del segno nella rarefazione del segno nelle superfici minimali e totalmente monocrome (da Castellani a Bonalumi, da Vianello a Charlton), solo per citare alcune delle molteplici testimonianze che incontriamo nella rassegna.


Fulcro della conversazione tra le infinite possibilità della pittura presentate dalla mostra, il curatore Luca Massimo Barbero propone la personale dedicata a uno dei più interessanti pittori della Young British Artists, Jason Martin Vigil/Veglia. Dieci opere monocrome raffinate e luminose, alcune delle quali espressamente realizzate per la mostra veneziana, in bilico tra creazione pittorica e creazione plastica, la cui tecnica mista esercitata su superfici di alluminio, acciaio inox e perspex crea uno spazio denso di riflessi in una combinazione tra luce e dinamismo che sottolineano lo scambio comunicativo tra le opere conservate a Ca' Venier dei Leoni.


Valentina Bezzi

 

«Temi e Variazioni»
Fino al 17 maggio Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405404
www.guggenheim-venice.com