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Il Caso... Darwin
di Vera Mantengoli   
darwin_tartaruga.jpgUna riuscita mostra a Roma ci dà l’occasione di ripercorrere le straordinarie gesta ordinarie di Mr. Darwin.
Il 2009 celebra a Palazzo delle Esposizioni di Roma il bicentenario della nascita di Charles Darwin.

 

Curata dal rinomato evoluzionista Niles Eldredge, con la preziosa collaborazione dello studioso Ian Tattersall e arricchita nel settore italiano dal filosofo di biologia Telmo Pievani, Darwin 1809-2009 illustra con chiarezza come è nato il concetto di evoluzione per selezione naturale e le successive scoperte scaturite da questa straordinaria intuizione che continua ancora oggi a stimolare il mondo scientifico, e non solo. Il viaggio nell’affascinante personalità di Darwin, svogliato studente che fin da bambino trascorreva il suo tempo a collezionare coleotteri, trascina il visitatore nell’atmosfera di un’Inghilterra all’insegna dell’epoca vittoriana. Concluse a fatica le scuole, Darwin, sotto la spinta del padre, intraprende gli studi di medicina dimostrando però una certa ripugnanza a vivisezionare i cadaveri.

 

Decide così di trasferirsi a Cambridge per studiare teologia, strada che concluderà con ottimi risultati perché gli permette nel frattempo di coltivare il suo irrefrenabile interesse per quel mondo di animali, piante e insetti che lo aveva da sempre entusiasmato. Sembra che questa strada lo conduca a divenire un prete di campagna, ma un’improvvisa notizia cambia il corso della sua intera esistenza: nell’agosto del 1831 il botanico John Stevens Henslow Henslow gli propone di partire, in veste di naturalista, a bordo del brigantino Beagle che si accingeva a salpare a dicembre dello stesso anno per una spedizione di ricognizioni costiere nella Terra del Fuoco e nei mari del Sud America.

 

Il padre, rassegnato di fronte a tanta passione per il mondo naturale, gli concede il permesso offrendogli un sostegno economico e inizia così per il giovane ventiduenne un viaggio che cambierà la storia dell’intera umanità. Darwin parte il 27 dicembre del 1831: passando per Capo Verde e proseguendo lungo tutto il Sud America, risalendo poi per il Perù fino alle equadoregne isole Galapagos, continuando il tragitto verso Tahiti, la Nuova Zelanda, l’Australia e il Sud Africa, il Beagle si riaffaccia alle coste inglesi soltanto il 2 ottobre del 1836.

 

Sono anni intensi e duri, soprattutto per i problemi di salute del giovane che non si riprenderà mai dai disagi dovuti alle difficili condizioni di quella missione. Durante il viaggio Darwin annota tutto con estrema diligenza in quei fogli che vengono oggi chiamati “taccuini della trasmutazione”. Tornato in patria Darwin si sposa e si trasferisce nel Kent, lontano dalla città, cominciando a sistemare con precisione tutto il materiale raccolto.


Nel gennaio 1844 scrive così a un amico: «Sin dal momento del mio ritorno mi sono impegnato in un lavoro molto presuntuoso e non conosco nessuno che non lo giudicherebbe folle. Sono rimasto così colpito da come sono distribuiti gli animali nelle Galapagos e dalle caratteristiche dei mammiferi fossili del Sud America, da indurmi a raccogliere disordinatamente ogni sorta di elementi che potessero dare una spiegazione sulla natura delle specie […].

 

 Finalmente ho avuto sprazzi di luce e ora sono quasi convinto […] che le specie non sono (è come confessare un crimine) immutabili, invariabili. Credo di aver scoperto (ecco la presunzione) la ragione elementare per la quale le specie si sono adattate perfettamente alle varie circostanze. Ora tu ti lamenterai e penserai tra te: “Con che tipo di uomo ho sprecato il mio tempo?”. Cinque anni fa avrei pensato anch' io così...»


darwin_scheleton.jpgCi vorranno venti lunghi anni di intensa elaborazione prima che Darwin osi esporre il concetto di evoluzione per selezione naturale con la pubblicazione il 24 novembre del 1859 di On the origin of species, di cui ricorre appunto quest’anno l’anniversario.

 

L’esattezza da naturalista che caratterizza l’approccio al lavoro di Darwin lo costringe a riflettere profondamente sulle affermazioni che andava a esporre.

 

A quel tempo tutti credevano che Dio avesse creato le varie specie animali e vegetali in funzione dell’uomo, posto al vertice del creato, in virtù delle sue eccezionali qualità. La domanda più assillante che tormenta Darwin è come conciliare queste credenze con l’estrema varietà delle specie e con la difficoltà di convivenza delle stesse, data la limitatezza delle risorse di cibo a disposizione.

 

 

Lo studioso comincia a verificare che le specie osservate in luoghi caratterizzati da condizioni di particolare isolamento (come le isole Galapagos) si distinguono dalle altre simili del continente per numerose variazioni tanto da indurre a pensare che siano specie a sé, diverse dalle originarie.

 

È il caso della struttura del becco dei fringuelli delle Galapagos che, per meglio sfruttare le caratteristiche del cibo a disposizione del territorio, è diversa da quella di altri fringuelli che non vivono nell’isola. Lo stesso aveva notato per quanto riguarda le iguane costiere che, per potersi nutrire dell’unico cibo presente in maniera abbondante nelle isole, cioè le alghe, erano divenute vegetariane.


In un famoso schizzo, sul margine del quale spicca la scritta «I think», Darwin raffigura il processo evolutivo come un albero pieno di rami in cui alcune specie si diversificano da un antenato in comune attraverso la selezione naturale che permette ad alcune specie di adattarsi meglio di altre all’ambiente.

 

La natura non dipende da un disegno divino, ma da un processo che privilegia le variazioni biologiche che più favoriscono la vita in particolari e difficili condizioni ambientali. È il caso che determina la sopravvivenza di alcune specie rispetto ad altre: più vengono conservate dalla progenie le variazioni, più la specie ha possibilità di adattarsi all’ambiente.


Se non fosse perché il collega Alfred Russel Wallace si accinge a pubblicare un saggio in cui espone una teoria molto vicina alla sua, Darwin avrebbe esitato ancora prima di spedire al professore Lyell il suo manoscritto. I saggi vengono pubblicati entrambi, ma spetta a Charles Darwin il merito di aver fondato la teoria dell’evoluzione per selezione naturale.

 

Si scatena il fenomeno Darwin e le numerose polemiche che esplodono con lo scandalo della successiva pubblicazione nel 1871 del libro sull’origine dell’uomo. In questo volume Darwin afferma infatti che la selezione naturale riguarda anche gli uomini, alla pari delle piante e degli animali, e ipotizza un antenato comune della scimmia e dell’essere umano, ponendoli perciò sulla medesima linea evolutiva.

 

L’affermazione ha un impatto così sconvolgente sulla mentalità dell’epoca che si narra che la moglie del vescovo di Worcester abbia esclamato: «Poveri noi. Speriamo che non sia vero, ma se lo fosse, che almeno non lo si sappia in giro!». Darwin muore soltanto qualche anno dopo, il 19 aprile del 1882, e viene sepolto nell’Abbazia di Westminster, accanto a Isaac Newton.


Da allora la teoria dell’evoluzione chiama in causa la biologia e la genetica sollevando dibattiti, discussioni, interrogativi, perplessità, speranze e scetticismi: una miniera di stimoli che arricchisce il meraviglioso viaggio nel mistero della vita.

 

«Darwin 1809-2009»
Fino al 3 maggio Palazzo delle Esposizioni-Roma
Info
www.darwin2009.it