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Scavando nell’acqua
di Luisa Turchi   
mattotti_home.jpgScavare nell’acqua non è impossibile, se l’artista è un illustratore, grafico e autore di fumetti che ha studiato architettura a Venezia. Lorenzo Mattotti, bresciano di origine, vive e lavora a Parigi: collaboratore di giornali e riviste, illustra per l’infanzia Pinocchio ed Eugenio e vince nel ’93 il Grand Prix di Bratislava, noto riconoscimento nell’editoria per ragazzi.

 

Egli interpreta nel profondo la struttura della città di Venezia in alcuni disegni dal segno essenziale e labirintico, dal colore acido ed evocativo, ora esposti alla Bevilacqua La Masa e raccolti in un libro che si aggiunge alle strenne di Natale edite dal Consorzio Venezia Nuova.

 

Ad essi sono state associate in occasione della mostra, alcune tavole su foreste della serie Nelle profondità. Come a dire che Venezia è una foresta, intricata nel suo essere paesaggio, muta eppure in continuo movimento. Dallo studio del groviglio degli alberi Mattotti acquisisce la gestualità spontanea del segno che lo porterà a Venezia.

 

L’acqua dei canali in infiniti tratteggi a china o a pennino per lui non è superficie riflettente ma solida, rigida e vorticosa, unita idealmente ai ponti, ai muri storti, alle scale che si interrompono, alle calli che si chiudono o si aprono in lunghe prospettive. Le sue vedute sono «trasposizioni di ricordi vissuti guardando paesaggi reali mescolati dal ricordo e digeriti dal gioco dell’immaginario».

 

Lasciando a margine le gondole e piazza San Marco, lontano dal brusio della folla, ci accompagnano, in questo solitario percorso in una Venezia antica e contemporanea, familiare e mai vista, figurette silenziose, isolate in se stesse, che ora siedono, camminano, volano sospese nella dimensione del sogno.

 

Il passato si lega al presente, così un vecchio doge cammina rasente alle mura di un giardino segreto e una bambina allungata come un’ombra scende correndo dai gradini di un ponte.

 

Dal confronto con la pittura secolare di Carpaccio emerge la scimmietta assisa ed enigmatica presente nel Ritorno degli ambasciatori (Storie di Sant’Orsola) e ancora, un frate in fuga dal monastero per il sopraggiungere di un leone, direttamente dalle Storie di San Gerolamo, è qui decontestualizzato e raffigurato mentre grida per richiamare l’attenzione verso il Molino Stucky in fiamme; infine, danzano sulla riva di una fondamenta lagunare i festosi pulcinella degli affreschi in villa di Tiepolo.

 

In alcune visioni oniriche la metafisica prorompe nella realtà e invade il campo del surreale dietro la patina dell’antico: mostri, come leoni alati, grifoni e basilischi prendono vita dall’acqua o dai muri e affiorano dietro le quinte dove «ti sembra di vedere qualcosa che non ha mai visto nessuno» fino a che certe figure inquietanti arrivano a confondersi con le pareti scrostate delle case nelle calli strette e buie.

 

E ancora, personaggi dalle parvenze semi-umane si librano leggeri ed evanescenti - pur nella loro consistenza grafica - sulla laguna, chi dirige il traffico acqueo, chi, creatura a mezz’aria, esce dalla conchiglia con un serpente attorcigliato alle braccia, ricordando l’Allegoria di Bellini dell’Invidia.

 

Un invito alla contemplazione, ora immersi nella luce bianca delle chiese abbacinate dal sole, ora sopraffatti dal colore rosso-mattone della città. La sagoma scura di un’isola della laguna può inoltre trasformarsi nell’Isola dei Morti di Böcklin.

 

Venezia ha i colori forti e inaspettati degli inchiostri Ecoline arancio, verdi, viola, oltre ai grigi e agli azzurri dei pastelli che raffigurano la calma distesa lagunare con le sue singole imbarcazioni.

 

Mattotti si è ispirato a Hockney, maestro degli aspetti illusori della quotidianità, a Bacon, per le soluzioni ardite della scatola prospettica e a Steinberg, dalla linea creatrice e confusa, “filosofo del disegno e dell’esistenza”.

 

Luisa Turchi

«Mattotti e Venezia»
Fino al 17 maggio Fondazione Bevilacqua La Masa
Info tel. 041-5207797 www.bevilacqualamasa.it