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Il sarto dei sogni. I panneggi di Roberto Capucci a Palazzo Fortuny
di Sara Bossi   
L'onda di seta rossa dello strascico si divide sui fianchi, s'increspa, precipita vertiginosa nell'oscurità. Degli abiti di Roberto Capucci è stato scritto che sono «strutture vestimentarie, involucri scenografici ai limiti della fantascienza sartoriale». La sposa fiammeggiante che ha ideato per la mostra di Venezia è la cometa che ti viene subito incontro e ti trasporta in una galassia lontana.

 

Vi stanno sospese, come misteriose apparizioni, trenta opere del maestro romano. Evocano trent'anni d'attività (1978-2009), di collezioni sorprendenti, di ambientazioni sensazionali, ma sembrano concepite tutte per la penombra interstellare di Palazzo Fortuny. In effetti la casa-atelier dell'eclettico artista, collezionista, esteta - spagnolo d'origine, veneziano per scelta - esalta le creazioni di Capucci; ne sono palcoscenico adatto gli spazi onirici del più inatteso dei Musei Civici di Venezia.

 

Del resto, primo fra gli stilisti, Capucci ha presentato la moda in un museo, a Roma, nel '71, fra i segni della civiltà etrusca: capi come opere d'arte, da contemplare più che da indossare, sfilate come esposizioni.

 

Artisti del tessuto, Fortuny e Capucci; e dove termina la parabola dell'uno, comincia, negli anni '50, la carriera dell'altro. Fortuny virtuoso della decorazione su stoffa, frutto della riscoperta di forme e motivi antichi ed esotici e della sperimentazione di tecniche e materiali; Capucci costruttore di forme temerarie, che sembrano progettate in assenza di gravità: le dilatano ali e code spettacolari; le ispirano l'acqua e il fuoco, la terra e l'aria, fiori e insetti; volumi imponenti, ottenuti senza supporti, sfruttando la leggerezza dell'organza e le possibilità della plissettatura, che affascinò anche Fortuny.

 

Abiti scultura-simbolo, l'abito Colonna del '78; macchine-abito, come marchingegni leonardeschi; le architetture in tessuto del '95 per il centenario della Biennale di Venezia; abiti armatura, non per niente esibiti accanto a corazze e divise vere; La donna gioiello, che Capucci ha donato proprio a Palazzo Fortuny nell'84 per il Carnevale di Venezia, omaggio di uno stregone dell'alta moda alla città del travestimento per eccellenza.


Da Palazzo Fortuny l'ouverture fragorosa della sposa cometa del 2009 traccia un'orbita che si è fatta distantissima dalle passerelle terrestri del pret-à-porter. I suoi abiti sono proiezioni dello spirito; prima ancora che i corpi, vestono i sogni.
Per questo nel mondo Roberto Capucci è l'empireo della moda ed è, insieme, fuori dal gioco effimero delle mode, fuori dal tempo, irriducibile alla contemporaneità, come Venezia.

 

Sara Bossi

Roberto Capucci
Fino al 5 maggio Palazzo Fortuny
Info www.museiciviciveneziani.it