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Saturazioni
«È il momento dell'eccesso, l'avidità è rampante››. Con queste parole Robert Rauschenberg introduceva ammiratori, critici e semplici spettatori ad una serie di opere - realizzate tra il 1986 e il 1995 - intitolate Gluts. Ad un anno esatto dalla sua scomparsa la collezione Peggy Guggenheim inaugura la mostra Robert Rauschenberg: Gluts, (in programma dal 30 maggio al 20 settembre) presentando una selezione di circa 40 sculture provenienti da istituzioni e collezioni private.

 

L’eccedenza allusa dal titolo è quella del petrolio texano che all’inizio degli anni ’80 penalizzava fortemente l’economia americana. L’artista di Port Arthur (cittadina costiera del Texas), manipolando insegne e reperti automobilistici, dà all’osservatore la possibilità di ricucire un giudizio che la feroce fisicità dell’oggetto sembra aver offuscato: ‹‹Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia››, totem i cui significati sono posti ‘a latere’ della cosa in un registro sostanzialmente anti-icastico.

 

Quest’urgenza di Rauschenberg di dover documentare il paesaggio fisico e sociale coincide con il ruolo che la storia dell’arte gli riconosce: l’artista attraverso la frantumazione e la reiterazione dell’ordine visibile finisce col perdere quella centralità che da secoli aveva costituito la sua roccaforte.

 

L’opera di Rauschenberg, infatti, insieme a quella di Jasper Johns, segna l’uscita dal vitalismo dell’action painting preparando l’avvento della Pop-Art. Secondo Deleuze: ‹‹La maggior parte della nostra vita appare soggetta a una parossistica riproduzione di oggetti di consumo […] l’arte deve essere inserita in questo contesto, in modo da estrarvi quella piccola differenza che agisce simultaneamente tra gli altri livelli di ripetizione››. Rauschenberg è consapevole che l’artista non è più chiamato a produrre un’opera unica e irripetibile, il problema è piuttosto “il quanto”, vale a dire, la molteplicità, l’indifferenziato che è funzionale ad un monitoraggio totale dell’universo. Questa consapevolezza è da porre in diretta corrispondenza con lo spostamento del costume estetico verso una dimensione orizzontale ovvero riconducibile ad un sentire collettivo, in una sola parola: “Pop”.

 

Non c’è discontinuità tra arte e vita e l’artista è chiamato a ‘esserci’ facendosi carico di abbreviare le distanze geografico-temporali, assecondando quell’horror vacui tipico di una società pragmatista. Tale operazione non configura, tuttavia, una descensus nei labirinti dell’inconscio, si presenta scevra da qualunque risvolto psicoanalitico: ‹‹Non ho avuto mai gran confidenza con il mio subconscio. Anzi, quando ho l’impressione che sta per attivarsi, cambio decisamente il lavoro›› il che è interpretabile - a nostro
avviso - come una dichiarazione poetica al negativo. L’ansia di Rauschenberg si risolve nella “presenza” e nel farsi carico di ricercare, mediare e ritrasmettere i segni dell’umana civiltà.

 

Prima dell’inaugurazione è in programma un ciclo di conferenze introduttive presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti: Rauschenberg 1925-2008: lo spirito del suo tempo (6 maggio ore
19), Il lato poetico delle cose: Duchamp, Cage, Rauschenberg (13 maggio ore 19), Il trionfo di Rauschenberg: il mercato del poeta
dell’ordine casuale (20 maggio ore 19), Considerazioni su Rauschenberg (28 maggio ore 19).

Andrea Esposito


«Robert Rauschenberg: Gluts»
Dal 30 maggio al 20 settembre Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405404 www.guggenheim-venice.it