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La Gabbia aperta James Taylor Quarter e Zu: quando crossover non è solo un’etichetta
Gazebo? Chi era costui? Gli anni ’80 ci perseguitano, ma se per qualcuno ho addolcito il giudizio (Duran Duran, per esempio) per questo qui no! Che vadano (e pure numerose) le ex paninare ora 40enni a laikare chopin con Paul Mazzoleni in arte Gazebo (ma li hanno tenuti vent’anni in frigo questi reperti?). Per parte mia metterò su un vinile degli Smiths e ricorderò altre cose il 2 di maggio!

 

Ooh, e arrivo subito a parlare di James ‘Isterix’ Taylor raccontando un ‘nanetto’ nostrano sul virtuoso dell’organo Hammond per eccellenza.

 

Qualche anno fa un gruppo garage di miei amici si trova ad aprire una serata prima del grande James. L’organizzazione chiede ai miei amici se possono prestare la strumentazione (tra cui un nuovissimo, bianchissimo, bellissimo organo Hammond) al James Taylor Quartet poiché per un disguido non era arrivata la loro. «Come no - fanno loro - anzi è un onore!». Così James inizia a fare il soundcheck suonando l’Hammond dei miei amici. E loro lì a guardarlo come dei malati e a dirsi «Cribbio, il tastierista dei Prisoners tocca il nostro organo!» Se non che il vecchio James ad un certo punto si prende una tirata tremenda (una scossa) dal microfono non schermato bene (chiunque abbia calcato un palco sa che capita), impreca, tira prima un cazzotto violentissimo sullo
strumento rompendo due tasti e poi un calcione che lo fa pericolosamente vacillare. L’Hammond dei miei amici non cade dal palco per puro miracolo. Il tastierista con ancora due anni di rate da pagare sbianca in volto e rischia la sincope. James dal canto suo dà la colpa della scossa all’Hammond: «Fa schifo, è pericoloso, io non ci suono!». I miei amici: «Non ci suoni no, isterico di un inglese, anzi lo paghi pure!». Alla fine James suona (magnificamente), dichiara che è uno dei migliori Hammond che abbia mai avuto il piacere di suonare, l’organizzazione paga i danni ai miei amici… Per una grande serata di acid jazz, funk, soul, r&b dovete quindi accorrere a La Gabbia, sabato 16 maggio, e se per caso un tizio con pochi capelli e la faccia da duro vi chiede in prestito qualcosa dite di no!

 

Il 23, sempre nel club di San Giorgio in Bosco, arriveranno a seguire gli Zu. Tra il jazz e il metal, passando per math-rock e punk, non disdegnando gli stornelli romaneschi, sono uno dei gruppi italiani più difficili da classificare. Fanno una musica che di volta in volta viene definita complicata, schizofrenica, dissacrante, d’avanguardia, irritante e rilassante. E sono anche dei bravi ragazzi che suonano gli strumenti loro!

Sergio Collavini

La Gabbia Music Club
2, 16, 23 maggio San Giorgio in bosco (Pd)
www.lagabbiamusicclub.it