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Luce dei miei occhi. In-finitum, viaggio ai limiti dell’umano
di Vera Mantengoli   
Dall’alba dell’umanità l’uomo si è sempre trovato a confronto con l’infinito: dalla Sehnsucht dei romantici alle teorie matematiche sui numeri, dalle definizioni del divino dei teologi alle riflessioni dei filosofi, per non parlare delle meravigliose opere letterarie.

Quando si cerca di pensare all’infinito, per esempio a cosa c’è oltre il nostro sistema solare, si giunge a un punto in cui inevitabilmente si ricade nella nostra dimensione definita spazio-temporale, lasciandoci una sensazione di inesorabile ineffabilità.

 

Axel Vervoordt, eclettico collezionista, invita lo spettatore a concedersi l’ebbrezza di lasciarsi abbandonare all’opera d’arte, l’unica forma finita che rimanda poeticamente a quello stato sublime a cui si può accedere mediante i sensi, pur rimanendo ignoto.

 

Il contesto in cui questo incanto si manifesta è l’affascinante Palazzo Fortuny, dove ancora si respira l’atmosfera dello scenografo Mariano Fortuny il quale rivoluzionò l’ambito teatrale grazie a un uso sofisticato e complesso della luce.

 In scena artisti come Kapoor, Kiefer, Anselmo, Mirò, Opalka, Burri e altri. Il tutto accompagnato dalle musiche di Mireille Capelle.

«In-finitum»
Dal 6 giugno al 15 novembre Palazzo Fortuny
Info www.axel-vervoordt.com