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La vita in un quadro. Peter Greenaway ‘regista’ de Le Nozze di Cana
di Sara Bossi   
Luci e voci, musica e immagini. Sembrano scaturire dalla gigantesca tela fitta di figure. Ne estraggono i personaggi proiettandoli sulle pareti. È esperienza comune, davanti ad una scena dipinta, abbandonarsi alla suggestione che possa prendere vita. Peter Greenaway si è lasciato guidare da questo desiderio e ne ha fatto un progetto. La sua ‘rivisitazione’ contemporanea de Le Nozze di Cana di Paolo Veronese alla Fondazione Cini di Venezia è la terza tappa di un percorso artistico iniziato nel 2006: nove capolavori della pittura, dal Rinascimento alle Avanguardie del '900  animati dal regista inglese con le più moderne tecnologie multimediali.

 

Come in un film la performance di Greenaway ripercorre l'episodio evangelico del primo miracolo di Cristo, convocando i protagonisti, i commensali, i servitori, in un crescendo che prepara alla scena della trasformazione dell'acqua in vino.
L'originale del Le Nozze di Cana è uno dei tesori più preziosi del Louvre. Greenaway lavora sul facsimile realizzato da Adam Lowe nel 2007 e collocato nel luogo per il quale l'opera era stata pensata, il Refettorio Palladiano del Convento Benedettino dell'Isola di San Giorgio. L’unità delle Nozze è irrimediabilmente perduta, ma la rilettura di Greenaway esalta il fascino dell’ambientazione originaria. Due secoli dopo, una rivincita intrigante sul saccheggio napoleonico: la copia più vera del vero.
Sara Bossi

«Peter Greenaway. Le Nozze di Cana»
Fino al 13 settembre Isola di San Giorgio
Info www.cini.it