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Partecipazioni Nazionali. Biennale d'arte contemporanea 2009 /3
faremondi2.jpgCile: Soglia invalicabile I Francia: La grande sera I Gran Bretagna: Nei giardini di McQueen I Italia: Figlio di un re I Nuova Zelanda: Mondi lontanissimi I Russia: Vittoria sul futuro I Spagna: Mare Africa

 

Soglia invalicabile.chile.jpg
La riflessione illusoria del padiglione cileno [Cile]

Iván Navarro è nato nel 1972 a Santiago del Cile e in breve tempo ha raggiunto fama internazionale. Formatosi in Cile, oggi vive e lavora a New York ed appartiene a quella schiera di artisti sudamericani che, attraversando diverse fasi e correnti artistiche, declinano le singole attitudini alle letture artistiche internazionali per giungere ad una profonda riflessione sullo statuto stesso dell’arte. Il suo linguaggio scultoreo si avvale della luce come materiale plasmabile in grado di contribuire alla realizzazione di installazioni dense di quotidianità. I soggetti sono porte, scale, sedie e oggetti d’uso comune reinterpretati in chiave luminosa. Quest’anno è presente alla Biennale de l’Avana di Cuba, alla Biennale delle Canarie a Tenerife oltre che alla Biennale di Venezia nella quale presenta Threshold, in cui tre installazioni diverse si propongono di offrire uno sguardo politico-sociale che intende andare oltre, attraversare la soglia che simbolicamente viene rappresentata dall’oggetto-porta. Le tre fasi sono: Death Row, Resistance e Bed. L’opera interroga, appunto, sull’eventualità di un altrove al di là della parete, cancellando al contempo le possibilità di accedere al suo interno. Questo elemento di illusorietà e il parallelismo tra umanità ed elettricità, nella sua espressione industriale e di fluorescenza, sono elementi costanti nel percorso di Navarro. (Chiara Casarin)
Iván Navarro
Artiglierie dell’Arsenale
Info www.labiennale.org

 

La grande sera
Claude Lévêque mette alla prova la percezione
[Francia]
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Nella Grande sera tutto è possibile: il cambiamento, la realizzazione del sogno, la distruzione dell’oppressione del potere costituito. La grand soir è l’ultimo grande “mito poetico” rivoluzionario - come l’ebbe a definire Jean Paul Sartre - al quale Claude Lévêque rende omaggio con la sua installazione progettata per il Padiglione Nazionale della Francia. Una struttura di ferro, una grande gabbia si snoda in un percorso articolato che scuote l’abitudine percettiva. Tra le sbarre, gli spostamenti dei visitatori sono costretti, limitati. La luce li accompagna, ora intensa, ora fioca, scandendo il giorno e la notte, e conducendo a una misteriosa bandiera nera, cuore sordo e vibrante emblema di una “speranza radicale”.
L’opera di Lévêque intercetta tutto il disagio sociale e tutta l’inquietudine sepolti in mezzo a noi, dando loro forma e mettendoli in scena, costruendo un potente «universo di emozioni, a metà strada tra coercizione ed estasi».
Come scrive Christian Bernard - curatore del Padiglione - l’artista coglie esattamente quel punto critico di rottura, quell’«istante di oscillazione di una società immersa nell’oscurità, che spera che l’alba porti con sé un mondo nuovo». (Anna Trevisan)
«Le grand soir»      
Giardini della Biennale      
Info www.labiennale.org

arte_granbretagna.jpg

 

  

Nei giardini di Steve McQueen
Il padiglione britannico celebra l’arte cinematografica

[Gran Bretagna]

 

Nato nel 1969, Steve McQueen si dedica prevalentemente alla realizzazione di film e video ed è certamente uno dei più influenti artisti della scena contemporanea. Con le sue opere cinematografiche ha vinto diversi prestigiosi premi tra cui il Turner Price nel 1999 e l’OBE nel 2002. Nel 2008, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, ha ricevuto il Gucci Group Award con il film Hunger il cui soggetto, dal forte impatto emotivo, erano le ultime sei settimane di vita di un carcerato in sciopero della fame. Grazie allo stesso film ha ricevuto anche il riconoscimento dell’International Film Critics Federation Prize nel 2008. È stato inoltre vincitore de La Caméra d’Or all’ultimo festival di Cannes. Steve McQueen trascende, nelle sue riprese, i limiti convenzionali di questo linguaggio artistico e la sua produzione di configura come resa efficace di un pensiero visionario ma declinato nel sociale. Lunghi ed avvolgenti sono i silenzi che caratterizzano intensamente la scelta fotografica delle riprese, le immagini dense di carica emotiva e si rivolgono al una particolare lettura del corpo e della corporalità umana in generale. Il film, che presenta in questa personale al padiglione Gran Bretagna, si intitola Gardens, probabile e sottile metafora di insondati paesaggi dell’anima. (Chiara Casarin)
Steve McQueen
Giardini della Biennale
Info www.britishcouncil.org/venicebiennale

 

Figlio di un Re
Valerio Berruti protagonista indiscusso dell’Italia [Italia]

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Il Padiglione Italia di Beatrice&Beatrice continua a far discutere. Molte le critiche soprattutto all’insieme della mostra presentata, non una semplice selezione di artisti, ma una raccolta di artisti attorno a un tema specifico, a un concept, l'omaggio a Filippo Tommaso Marinetti, che di Collaudi è il nume tutelare. Difficile ritrovare quella vitalità nel presente che i due curatori hanno voluto esaltare del Futurismo. Questa visione senza barriere precostituite non è molto definita e l’attenzione alla generazione dei quaranta-quarantacinquenni non convince appieno, ma emergono delle eccezioni proprio nelle voci più giovani. Tra tutti convince e ne esce vincitore Valerio Berruti, l’artista più giovane invitato a Collaudi, nato ad Alba in Piemonte nel 1977. Fin dalla prime esposizioni personali e collettive crea immagini essenziali, che ripensano i temi degli affetti, della quotidianità e dei legami familiari. Realizza principalmente affreschi, tele, sculture e ora anche animazioni. La sua Figlia di Isacco è un delizioso disegno animato ispirato alla parabola di Isacco, protagonista una bimba che sale e scende da una sedia. E forse è proprio questa l’immagine più rappresentativa del Padiglione Italia 2009. Un’immagine che sa di domani, che sa di futuro. Il pianoforte di Paolo Conte, che ne firma la colonna sonora, regala il surplus di emozioni ricordandoci quante storie ancora ci siano da raccontare. (Mariachiara Marzari)
«Collaudi. Omaggio a Filippo Tommaso Marinetti»
Tese delle Vergini, Arsenale
Info www.valerioberruti.com

 

Mondi lontanissimi
Judy Millar e Francis Upritchard e l’arte neozelandese
[Nuova Zelanda]

nuovazelanda.jpg
Duplice è la presenza in città della Nuova Zelanda, due artisti che utilizzano due diversi spazi prestigiosi per le loro installazioni, Judy Millar, con Giraffe-Bottle-Gun alla chiesa della Maddalena, l’unica chiesa circolare di Venezia, e Francis Upritchard, con Save Yourself alla Fondazione Claudio Buziol, a Palazzo Mangilli Valmarana. La dimensione circolare della Maddalena, con una percezione insolita delle forme, permette continui giochi caratterizzati da rotture, dislocazioni e inversioni spaziali. Una grande immagine viscerale fluttua e si avviluppa nello spazio circolare, guidando il percorso dello spettatore e creando delle vedute e delle prospettive intorno e nello spazio architettonico. Lo spettatore è quasi spinto vicino alle sue tele, ne risulta quasi avvolto.
In tre stanze di Palazzo Mangilli Valmarana, lussuosamente decorate e affacciate sul Canal Grande, appoggiate su strutture che ricordano da vicino dei tavoli, vi sono figure semi-umane, figurative e di piccola dimensione, delle bambole intensamente colorate, che evocano le raffigurazioni pittoriche di Bosh e Brueghel in un rimando di immagini riflesse dagli specchi. Una commistione di stili, tra il passato e il futuristico, tra fasti antichi e mondi lontanissimi… (F.M.)
Judy Millar Chiesa della Maddalena
Francis Upritchard Palazzo Mangilli Valmarana
Info www.nzatvenice.com

 

Vittoria sul futuro
I presagi del padiglione russo
[Russia]

russia.jpgDall’opera futurista Vittoria sul sole, le cui scenografie astratte di Malevič anticipano già il suo Suprematismo come «supremazia della sensibilità pura nelle arti figurative» - ovvero un’estetica indipendente dalla rappresentazione dotata di autonomia spirituale nei confronti della realtà - allo scontro successivo con il Costruttivismo di Tatlin, la Russia si interroga sullo sviluppo dell’arte del futuro, individuale e collettiva, a carattere sociale o intimistico. Il mondo odierno è fortemente in crisi, non solo per la recessione economica, ma anche per la caduta dei valori tradizionali. Sul tema della “Vittoria sul futuro” si interrogano artisti come il concettuale Pepperstein, che delinea i suoi disegni di megalopoli dell’assurdo, o Zhuravlyov, che propone emblematici e caotici buchi neri dal soffitto al pavimento, in cui sono nascosti centinaia di fotografie di 1 cm di diametro di celebri figure storiche come Gandhi, Einstein, Churchill e Picasso, a significare la micidiale influenza del passato sul presente. E ancora, Molodkin esibisce un’installazione multimediale di sculture in vetro cavo riempito di liquido rosso e nero, originali Nike di Samotracia ricolme di petrolio e sangue. L’ambivalenza di ogni vittoria sul futuro inconoscibile è rappresentata anche dal Teorema della pioggia di Kallima, con i suoi affreschi fluorescenti di sostenitori rivali in una partita di pallone. E mentre Shekhovtsov trasforma con la gommapiuma l’estetica del padiglione russo in un blasone contemporaneo, Ostretsov presenta un manichino seduto chino su nuovi progetti, come a dire che l’opera artistica sopravvive comunque al suo creatore, antica e moderna vittoria sull’età futura. (Luisa Turchi)
«Victory over the future»
Giardini della Biennale
Info http://russian-pavilion.info/eng/default.html

 

Mare Africa
Le solitudini iconiche di Barcelò
[Spagna]
spagna.jpg
È il padiglione spagnolo a cura di Enrique Juncosa a riportare in auge la pittura con venti dipinti e ceramiche di Barcelò, artista di spessore internazionale che vive tra Maiorca, Parigi e lo stato del Mali. Dalla visione del primate Copito de Nieve - ritratto del gorilla albino catturato in Guinea Equatoriale, poi divenuto attrazione turistica dello Zoo di Berlino - e dalla serie successiva dei “gorilla solitari”, dove è adombrata la solitudine scontrosa e protetta dell’artista, “animale in via d’estinzione” calato giocoforza nell’era tecnologica, si passa all’atmosfera ovattata e antica dei villaggi africani e del fiume Niger solcato dalle canoe dei pescatori. Ma più che dal colore della vegetazione e della terra bruciata dal sole, si preferisce lasciarsi trasportare dal bianco e dall’azzurro delle onde del mare, nella serie dei quadri di grande formato come Debut de la Tempete. Immagine e sfondo si mescolano in alcune opere tendenti all’astrazione, dove si intravedono fossili e molluschi e in cui il nero e il bianco richiamano i disastri ambientali causati dal rilasciamento di petrolio. L’Africa primitiva e senza tempo ritorna infine nei lavori dell’artista e scrittore francese Augierás. (Luisa Turchi)
«Miquel Barcelò»
Giardini della Biennale
Info www.venicebiennale-spain.es