VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow Archivio
Partecipazioni Nazionali. Biennale d'arte contemporanea 2009 /4
di Redazioneweb   
faremondi2.jpgEsordi ad arte, cinque prime partecipazioni sull’orizzonte mondiale : Emirati Arabi Uniti, Isole Comore, Repubblica del Gabon, Principato di Monaco e Iran I Vaghi Spazi: Svizzera I Urbanesimo Latino: Istituto italo-latino americano

 

Emirati_Biennale[Emirati Arabi Uniti, Isole Comore, Repubblica del Gabon, Principato di Monaco,  Iran]

Per la prima volta alla Biennale di Venezia. Questo è ciò che accomuna paesi tanto diversi e lontani come Emirati Arabi Uniti, Isole Comore, Repubblica del Gabon, Principato di Monaco e Iran, che quest’anno trovano finalmente una rappresentanza ufficiale alla kermesse veneziana. Che la suddivisione dell’esposizione in padiglioni nazionali sia ormai un’idea da sola inadeguata a raccontare della complessità del mondo dell’arte contemporanea, non inficia tuttavia l’importanza della loro esistenza e della loro funzione oggi, soprattutto nel caso di nazioni spesso dimenticate, che aspirano a ricevere concreta visibilità e attenzione proprio in un contesto così globale e mediatizzato come quello della Biennale di Venezia.


pademirati2.jpgUna “prima volta”, questa, ricca di tematiche e dibattiti di interesse “glocal”: dalla storia delle barche tradizionali delle Isole Comore proibite per colpa del progresso, ai temi di ecologia e ambiente di Philippe Pastor con i suoi “alberi totem”, per il Principato di Monaco; dalla collettiva dell’Iran, dal titolo fin troppo eloquente Hope for the future, alla personale fotografica di Owanto del Gabon, questi padiglioni rilanciano il diritto ad esprimere ciascuno la propria voce.
E non è un caso che gli Emirati Arabi Uniti abbiano provocatoriamente intitolato il padiglione It’s not You, It’s Me. Quasi a dire: adesso è il nostro turno! (Anna Trevisan)

 

Emirati Arabi Uniti, Isole Comore, Repubblica del Gabon, Principato di Monaco,  Iran
Info www.labiennale.org

 

 

 

Vaghi Spazi

Silvia Bächli e Fabrice Gygi tra disegni e oggetti [Svizzera]

 padsvizzera.jpg

Le opere su carta di Silvia Bächli accolgono il visitatore nel padiglione svizzero come vaghi silenzi sospesi; disegni sparsi alle pareti e nello spazio raccontano con eleganza e misura dettagli di corpi e paesaggi, muovendo l’attenzione lungo tratti essenziali, sobri, semplici. Tracce di “permanente provvisorietà” - come scrive H.R. Reust - che liberano la potenza dell’immaginario e, insieme ad essa, una sconfinata vulnerabilità. La fibra fragile eppure originaria del segno dei suoi lavori apre margini di senso che non si impongono sullo spettatore ma che si compongono, piuttosto, in connessioni e direzioni disegnate dallo sguardo. Opere delicate che, nei lavori dell’ultimo periodo, contemplano anche labili scie di colore. «Disegnare - dice l’artista - significa […] creare spazio ed esplorarlo, operare con e contro i bordi della carta».
Fabrice Gygi ha invece ripensato lo spazio della Chiesa di San Stae, perturbando il passaggio rituale dei fedeli con la collocazione, al centro dell’edificio, di un ambiguo luogo di stoccaggio merci: una struttura composta di armadi di ferro vuoti. Lo spazio sacro diventa così luogo di passaggio di oggetti in attesa di smistamento. Uno scambio simbolico che genera un’anomalia: uno spazio ibrido o, altrimenti detto, “monotremo”. (Anna Trevisan)

 

Silvia Bächli Giardini della Biennale
Fabrice Gygi Chiesa di San Stae
Info www.silviabaechli.ch e www.bak.admin.ch/biennale09

  padamerlat.jpg

Urbanesimo Latino

Procedimenti di cosmologia applicata [Istituto italo-latino americano]

  

L’America Latina intitola il suo padiglione Mundus Novus - Arte Contemporáneo de América Latina. Solitamente un ‘mondo nuovo’ necessita di una cosmologia, di un progetto urbanistico, di un manifesto che ne illustri la filosofia: gli artisti sudamericani rispondono alla chiamata rappresentando un’identità nazionale che risulta in una moltitudine di essenze. Il centro di questo mondo ibrido è ancora l’uomo, come suggerisce Paul Ramírez Jonas (Honduras) con la sua Yo creo como hablo (io creo come parlo): un segnale trasmesso da un nuovo umanesimo che fiorisce nell’emisfero opposto, mentre ci piovono addosso frammenti dalle galassie aliene delle megalopoli sudamericane, come nell’opera di Luis Roldán (Colombia). 

 

Nel nuovo mondo la vegetazione è contorta e antropomorfa; le piante, i cieli e gli uccelli di Federico Herrero (Costa Rica) non sono che riverberi del mondo interiore dell’artista, e i rari esemplari mutanti che popolano il mondo di Raquel Paiewonsky (Rep. Dominicana) ricordano una dimensione dove le differenze razziali sono state abolite millenni or sono. Nel nuovo mondo gli dei di Darío Escobar (Guatemala) e Alberto Baraya (Colombia) si riducono a imbarazzanti accostamenti in cui la mitologia si scioglie nel contemporaneo squallore: dalla tradizione alla leggenda metropolitana, dal mito all’irrilevanza. (Elena Furlanetto)

«Mundus Novus - Arte Contemporáneo de América Latina»
Artiglierie-Arsenale
Info www.iila.org