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Bianca, gelida e inquietante. La danza delle ombre di Roig
di Luisa Turchi   

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Quindici opere dello spagnolo Bernardí Roig, fra sculture in resina di poliestere, disegni, video e installazioni, di fronte ad alcuni capolavori capesarini: Shadows must dance a cura di Ciscar e Fuso. Visioni impossibili, bianchi sguardi rubati al buio delle sale espositive, metafore sull’isolamento e l’incomunicabilità dell’uomo contemporaneo, prigioniero del suo occhio, “la ferita più profonda del corpo”. La gabbia della finta serenità borghese de La Famiglia Guidini di Favretto esplode ne La Familie Forestier, nel grido del pappagallo nero che sostituisce il mite richiamo della colomba precedente. Antònfrozen è l’uomo che ‘suda’, incapace di sostenere lo sguardo de Lo scultore Schreitmuller di Leibl: la scultura-frigorifero, dotata di un motore generante uno strato di brina superficiale che si scioglie in goccioline, crea un effetto iperrealistico di ‘sudore sulla pelle’.

E se c’è davvero nello spettatore, lontano anni luce dal Pensatore seduto di Rodin, la faticosa consapevolezza de L’uomo della luce con il suo fascio di neon sulle spalle - fascine di memorie esperienziali accecanti - eccitato o scandalizzato da visuali artistiche persino erotiche, l’unica via di fuga nell’immaginario pare proprio essere quella dell’uomo di schiena che scende i gradini invocando il silenzio della mente, giù per le scale intraviste dalla porta semisocchiusa dell’installazione Ejercicios para la fuga.

«Bernardí Roig. Shadows must dance»
Fino all’8 novembre Ca’ Pesaro. Galleria Internazionale d’Arte Moderna
Info tel. 041-5209070 www.museiciviciveneziani.it