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Partecipazioni Nazionali. Biennale d'arte contemporanea 2009/5
di Redazioneweb   

faremondi2.jpgCroazia: Riflessione e passione I Georgia: Astrazioni Visive I Germania: Il futuro raccontato da un gatto I Islanda: Senza fine I Marocco: Mille anni, un giorno... I Messico: Tutto ma non quello I San Marino: Mondi da fare

 

Riflessione e passione
Le suggestioni pittoriche del contemporaneo croato [Croazia]

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L’artista Getulio Alviani, eccellente conoscitore di arte croata, ha curato l’allestimento del progetto Elaborazione pittorica della sensibilità e della realtà che rappresenta la Croazia alla Biennale di Venezia. Accordato con il tema “Fare mondi” proposto dal direttore Daniel Birnbaum, la mostra propone uno scavo nei processi creativi tra le diverse generazioni, mettendo in luce le affinità e i rapporti tra le varie scuole. I fili che legano Nikola Koydl, Zoltan Novak e Matko Vekić sono molteplici e non si esauriscono nel rapporto tra il Koydl professore e gli allievi Novak e Vekić. La riflessione esistenziale e spirituale, bidimensionale e tridimensionale dell’opera pittorica si alterna nella produzione dei tre artisti, attualizzando il rapporto tra il quadro e la realtà. Le opere di Koydl, Novak e Vekić propongono uno scenario alternativo per l’arte contemporanea, che supera l’impersonalità della prassi artistica attuale restituendo all’osservatore una passione ardente, energica. (Andrea Esposito)

 

«Elaborazione pittorica della sensibilità e della realtà»
Fondazione Querini Stampalia
Info www.querinistampalia.it

 

 

 

Astrazioni visive
Georgia: prove tecniche/creative di cambiamento [Georgia]

fotogeorgia.jpg
La seconda volta della Georgia, come paese indipendente, all’Esposizione Internazionale d’Arte de La Biennale (la prima è stata nel 2007 in occasione della 52. edizione), conferma la volontà di cambiamento e affrancamento dal recente passato di questo giovane stato, ben rappresentata dalle video-opere dell'artista Koka Ramishvili. Esponente dell’avanguardia georgiana e artista versatile dal disegno alla pittura, dalle installazioni tridimensionali all’illustrazione al genere documentaristico, Koka Ramishvili racconta la rivoluzione che porta al rinnovamento della classe al potere, il dualismo tra la concezione estetica post-totalitaristica e le nuove forme d’arte. L’installazione audiovisiva Change in Drawing Orchestra è costituita da due opere indipendenti dislocate in due diverse sale: la prima, dal titolo Change 2 Version, descrive il processo di trasformazione in termini di astrazione, trasformando un elemento concreto nell’illustrazione di un sistema di relazioni globali. La seconda, Drawing Orchestra, interpreta il dualismo mettendo a confronto il classico gesto artistico della matita quando scorre sul foglio di carta bianco, e le moderne espressioni tecnologiche e multimediali; nell’opera si comprime e si decomprime il suono del tocco della matita sulla carta, creando un ibrido assolutamente innovativo frutto della diffusione di due diverse esperienze. (Romina Simionato)

 

«Change in Drawing Orchestra»
Spiazzi, Castello 3865
Info www.georgian-pavilion.org

 

Il futuro raccontato da un gatto

Liam Gillick in esplorazione del passato tedesco [Germania]
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Contro la logica e l’estetica della struttura esistente del padiglione tedesco, la cui storia è intimamente connessa alle vicende drammatiche del secolo scorso, l’artista Liam Gillick ripropone in numero limitato di copie il modellino in scala ridotta del progetto che Arnold Bode propose nel 1957 in alternativa all’edificio esistente e che non venne mai realizzato. Da una domanda, dunque, (perché a tutt’oggi non è stata accolta la proposta di cambiamento fatta da Bode?) nasce l’intervento critico di Gillick, chiamato a rappresentare la Germania nonostante abbia passaporto inglese: «Sono straniero ma non estraneo a questo paese», commenta l’artista per spegnere ogni polemica. L’obiettivo dichiarato di Gillick è quello di riconfigurare il passato recente per poter così riformulare anche il futuro. Come ci comporteremo? Quali modelli di comportamento a venire sapremo accogliere? Ce lo racconterà un gatto parlante, l’unico sulla terra, appollaiato in alto, sulla cucina in legno di pino che arreda scarna l’interno del padiglione: una struttura essenziale, in deciso contrasto con la magniloquenza dell’edificio. «Ci sarà un gatto che sa parlare. La gente verrà ogni giorno a sentire cosa ha da dire. Vedrà tutto e capirà tutto». (Anna Trevisan)

Liam Gillick
Padiglione ai Giardini
Info www.deutscher-pavillon.com
Senza fine
Ragnar Kjartansson stupisce con il suo studio d’artista formato Biennale [Islanda]fotoislanda.jpg

Anche quest’anno, in occasione della 53. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, il  quattrocentesco Palazzo Michiel dal Brusà sul Canal Grande ospita il Padiglione Islanda. Il palazzo si è trasformato in una casa-studio dove l’eccentrico e versatile Ragnar Kjartansson si è stabilito per dedicarsi al suo The End, una sorta di loop performativo che si propone di analizzare le perenni problematiche artistiche, paragonandole a quelle esistenziali e toccando l’angoscia dell’umana caducità sublimandola a tempo di blues. L’opera di Kjartansson, strutturata in 3 parti, comprende un video, un’azione e un’installazione che si sviluppano per tutta la durata della Biennale: compito dell’artista è infatti quello di ritrarre tutti i giorni un giovane in costume da bagno, con alle spalle il Canal Grande, mentre occupa il proprio tempo fumando sigarette e bevendo birra. Kjartansson ha deciso di dipingere la scena per tutti i sei mesi, ripetendo l’azione e generando una performance del tutto surreale, spiazzante e romantica. In contemporanea, nella stanza adiacente una video-installazione presenta uno spettacolo ripreso sulle montagne rocciose a suon di chitarre elettriche e diffusori.(Elena Semenzato)

«Ragnar Kjartansson. The End»
Palazzo Michiel Dal Brusà - piano terra
Info http://cia.is/venice
Mille anni, un giorno…
Il “fare mondi” di Fathiya Tahiri e Mahi Binebine [Marocco]
fotomarocco.jpg
Arte, letteratura, attualità e tradizione convivono nelle opere di Fathiya Tahiri e Mahi Binebine, i due artisti che rappresentano la seconda partecipazione del Marocco all’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, rendendo così onore a un’arte che ha trovato negli ultimi anni fiorenti sviluppi espressivi e forte vivacità. Le opere di Fathiya Tahiri svelano un’attenta scansione del colore, privilegiando toni luminosi e puri, e danno vita a estese formule descrittive che traggono suggerimenti dalle emozioni più intime. Quella di Fathiya Tahiri è una rivoluzione estetica, in bilico tra un’idea di bellezza intesa come fedeltà a un modello incorrotto e lo studio di nuove forme. Immagini dense di fascino, ammalianti per la lirica atmosfera ricreata dall’armonia dei colori traggono origine dalla fantasia dell’artista-scrittore Mahi Binebine. Emerge una nitidezza formale interrotta da melodiche intonazioni cromatiche, risultato dell’uso di pigmenti puri, stesi direttamente sulla tela e poi sapientemente lavorati, o da interventi estremi che ne bruciano la superficie. Il colore puro è dunque indifferentemente linguaggio silenzioso, dislocatore di sensazioni ed elemento di disturbo. (Elena Semenzato)
Fathiya Tahiri, Mahi Binebine
Chiesa di Santa Maria della Pietà
Info www.artecommunications.com
Tutto, ma non quello
Il sipario calato di Teresa Margolles [Messico]

Di cos’altro potremmo parlare? È ciò che si chiede e chiede al pubblico della Biennale Teresa Margolles, portavoce del Messico il cui padiglione, a cura di Cuauhtémoc Medina, è allestito nello storico Palazzo Rota Ivancich del XVI secolo. La risposta, se c’è, è forse “proprio quello che non vorremmo vedere”. Lo spettatore che entra e che infotomessico.jpgdugia nelle prime sale a contemplare i marmi e le decorazioni parietali delle sale non sa ancora cosa l’aspetta: di lì a poco la sua attenzione e probabilmente il suo stomaco rimarranno irrimediabilmente colpiti da bandiere o tele enormi impregnate di fango o sangue raccolto in luoghi che sono stati tristemente teatro di carneficine nel Nord del Messico. Ricamate con filo d’oro, frasi della criminalità organizzata come “Guardare, ascoltare e far tacere”. Si resta sconvolti, e quand’anche non bastasse tutto questo, si può sempre assistere alla performance di Pulizia (2009), ovvero alla pulitura del pavimento con una miscela di acqua e di ritrovato ‘sangue’ che non può lavare le coscienze. La violenza diffusa nel mondo odierno, l’interesse per i cadaveri e ciò che ruota intorno alla morte (verbali di polizia, cronache sui giornali) si fa strada in mezzo alle trasgressioni dell’Occidente e alle proibizioni dell’Oriente, due poli che forniscono il materiale di ricerca preferenziale. (Luisa Turchi)

«What else could we talk about?»
Palazzo Rota Ivancich, Castello 4421
Info tel. 041-5229855  
 
     
Mondi da fare
Dodici artisti per rappresentare la repubblica più antica del mondo [San Marino]

fotosanmarino.jpgLa Repubblica di San Marino ritorna alla Biennale Arte dopo 23 anni dall'ultima partecipazione. Una presenza che assume, accanto al carattere culturale e artistico, anche un valore istituzionale sottolineato fin dal titolo 43°56’11,77” NORD, che richiama la linea del parallelo che passa per la Statua della Libertà di San Marino. Una linea simbolica chiara e precisa, una ‘libertà’ che da sempre costituisce le basi della più antica repubblica della storia e che viene ben espressa dai dodici artisti coinvolti nel progetto Mondi da Fare, espressione che riprende e amplifica il tema di questa Biennale, “Fare Mondi”. «La mia prima preoccupazione è stata quella di proporre un’immagine “compatta” della situazione artistica sammarinese per valorizzare lo Stato nel suo insieme, non il singolo artista», spiega il curatore Valerio Pradal. Ecco allora che il progetto si estrinseca, nei 140 metri del padiglione nell’Isola di San Servolo, in due parti: Start 1 e Start 2. Nel primo Start sono presentate le opere scultoree dal forte impatto visivo di Leonardo Blanco e Marialuisa Tadei. Nel secondo Start, assolutamente innovativo, Domenico Casadei, Alberto Chezzi, Dario Lazzari, Antonio Lengua, Nico Macina, Antonio Molinari, Elisa Monaldi, Omar Paolucci, Michela Pozzi e Thea Tini rappresentano pezzi/icone delle loro opere sotto forma di cartelloni pubblicitari.
(Romina Simonato)

«43°56’11,77” Nord - Mondi da Fare»
Fino al 22 novembre Isola di San Servolo
Info www.sanservolo.provincia.venezia.it