VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow Archivio
Vedere la storia
di Anna Trevisan   

rassias.jpgRussie! Memoria, mistificazione, immaginario è una mostra decisamente ambiziosa, per vastità di intenti e per l’entità dell’arco temporale che intende ripercorrere. Si propone infatti di ‘far vedere’ la Storia e le storie della Russia dell’intero ’900 attraverso l’Arte, riunendo per la prima volta opere provenienti da due collezioni private e finora rimaste poco note al grande pubblico: la collezione Morgante e la collezione Sandretti. Il rapporto che nella storia l’Arte (rappresentazione per antonomasia) ha saputo instaurare di volta in volta con il potere ha prepotentemente influenzato l’esito stesso della produzione e del valore artistico: dalla dinamicità dialettica del mecenatismo ad opere schiettamente ostili al potere, fino ad opere nate all’insegna di una completa condiscendenza con esso, risoltasi in acritica rappresentanza, altrimenti detta propaganda. Non è certo un caso che questo difficile e ambiguo rapporto tra rappresentazione dei fatti e potere sia emerso in modo più marcato con l’avvento dell’epoca moderna e della riproducibilità dell’opera d’arte. Di questo delicato e complesso equilibrio tra rappresentazione e fatto storico (divaricato in verità ufficiale e verità effettiva) nella Russia del ’900 rende rigorosa testimonianza quest’esposizione, che problematizza il concetto stessa di Russia in tante e differenti Russie, appunto.

 

La Russia radiosa e ottimista del Realismo socialista, all’alba delle ‘grandi purghe’, in nome di un imperativo ideologico si assunse il compito di rappresentare fedelmente lo slogan staliniano: «Vivere è diventato più bello; vivere è diventato più allegro!» e Seeing history raggiunse la propria apoteosi nella raffigurazione mitica ed eroica del Capo come padre affettuoso, amico e maestro; la Russia del N.E.P. (Nuova Politica Economica) mise a punto una potente strategia commerciale e di propaganda culminata in slogan, manifesti e disegni riprodotti addirittura su teiere e scatole di fiammiferi e che si prolunga nello spazio con l’architettura illusionistica e celebrativa.

 

Quella Russia ufficiale che Majakovskij con il proprio suicidio, avvenuto il 14 aprile 1930, fece vacillare e incrinare, seppellendo quell’‘utopia civile’ di cui fu inizialmente convinto cantore. La morte di Stalin consentì la nascita di una timida arte non ufficiale, una ‘contestazione made in URSS’, che riprese i capolavori delle Avanguardie di inizio secolo (Chagall, Kandinskij, Malevic, Konkalovskij) testimonianza di quella ‘tradizione interna’, sommersa e segreta che Stalin tentò ripetutamente di eliminare, e che invece, come un rivolo carsico, è sopravvissuta e riemersa a più riprese, negli anni ’60 e uscendo allo scoperto con la Biennale del dissenso nel 1977.

 

Della schizofrenia cui la Russia di Stalin costrinse i propri figli, sdoppiati in un sorta di tragico double bind tra l’effettività drammatica e la realtà fittizia e monolitica, raccontano gli artisti Michail, Anna e Katya Margolis, mostrando il carteggio di una mamma rinchiusa in un gulag e della sua bambina, allevata invece nella Russia sorridente e vittoriosa della propaganda. Per ricordare che, se un fondamentale tassello dell’identità di un Paese è la Memoria, la testimonianza va rigorosamente distinta dalla Mistificazione intenzionale e deliberata dell’immaginario.

 

«Russie! Memoria, mistificazione, immaginario»
Fino al 25 luglio Università Ca’ Foscari - Palazzo Ca’ Giustinian dei Vescovi
Info tel. 041-2346942
www.unive.it/cafoscari.fr