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«Utopia Matters. Dalle Confraternite al Bauhaus» - La società ideale dell’arte.
di Marisa Chelodi   
utopiamatters.jpgL'u-topia, il non-luogo. Il rifugio ideale di tanto pensiero, filosofia e arte. Un non-luogo che però sta ovunque, in ogni luogo, in ogni nazione, in ogni tempo. A partire dal 1516, quando Tommaso Moro coniò questo fortunato neo-logismo, titolo di un libello che descrive un viaggio immaginario in una fittizia isola-regno, abitata da una società ideale. Utopia esprime il sogno rinascimentale di una società pacifica dove sia la cultura e dominare e a regolare la vita degli uomini. L’utopia è stata a lungo soggetto d’indagine artistica oltre che modello per comunità di artisti, alla ricerca della realizzazione di una società ideale. I movimenti artistici fondati sull’utopia compaiono in seguito alle rivoluzioni in Francia e America alimentate dall’Illuminismo, vengono poi nutriti dal pensiero romantico e infine fioriscono alla fine dell’Ottocento, in un periodo in cui artisti, architetti, scrittori e compositori cercano sollievo all’ansia, alla bruttezza e al mercantilismo della vita urbana.

 

A cavallo tra Sette e Ottocento sorgono gruppi artistici con fini utopistici articolati, che si autodefiniscono confraternite e compiono uno sforzo consapevole per formare comunità ideali, alla ricerca del ‘primitivo’, dell’immergersi nella natura, del ritornare a uno stato di armonia incontaminata. Con l’avanzare del progresso ottocentesco si verifica, in reazione alla sempre maggiore meccanizzazione e disumanizzazione causata dal lavoro industriale, un ritorno all’artigianato.

 

Tale recupero si accompagna alla concomitante consapevolezza che arte, architettura e design possono rivestire un ruolo nel riformulare il modo in cui la gente vive, e quindi possono servire a migliorare la società. La mostra Utopia Matters. Dalle Confraternite al Bauhaus, curata da Vivien Green, dal 1° maggio al 25 luglio presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, in collaborazione con il Deutsche Guggenheim di Berlino dove è stata esposta dal 22 gennaio all’11 aprile scorso, prende in esame una serie di casi-studio internazionali dagli inizi del XIX secolo al 1933, anno in cui l’influenza del fascismo e dello stalinismo pose un freno a tali progetti: un percorso che parte dai Primitivi parigini di fine Settecento, passando per i Preraffaelliti, la dottrina di John Ruskin e il movimento Arts and Crafts in Inghilterra, fino ai Neoimpressionisti e ai movimenti utopistici di inizio Novecento. La mostra narra di un pensiero che affida all’artista un ruolo attivo nella società, che vede nell'armonia delle espressioni artistiche un efficace strumento di educazione e progresso sociale.

 

«Utopia Matters. Dalle Confraternite al Bauhaus»
Fino al 25 luglio Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405411
www.guggenheim-venice.it