| Una Piazza del mondo |
| di Massimo Bran | |
Dopo anni di utilizzo estemporaneo, di tentativi velleitari, di improbabili eventi pseudo-kolossal in varie e variopinte salse, finalmente Piazza San Marco ritorna a recitare il ruolo che le compete, ossia quello di grande scenario per rappresentazioni culturali e spettacolari adeguate alla sua bellezza e al suo impareggiabile allure storico. Ancora molto rimane da fare per dare migliore compattezza a quella che è la vera estiva internazionale di Venezia, magari disegnando ancor meglio il profilo identitario di un cartellone con direzioni più connesse, più leggibili in una mappa di sintesi che fotografi un’identità culturale ragionata e ben congegnata, però rispetto ai decenni zero e a come si era ripartiti qualche anno fa mi sembra che i passi compiuti in questo senso, se non giganti, siano stati belli, belli grandi. Quindi merito a chi ci ha creduto, in primis Venezia Marketing & Eventi, pulendo magari il campo da operazioni che dire improbabili è usare un generoso eufemismo (ogni riferimento a Sms Venice è del tutto casuale, naturalmente…), concentrandosi semplicemente su quello che è l’esempio migliore delle grandi stagioni estive di qualsiasi città internazionale che si rispetti, ossia offerte di qualità a prescindere da qualsiasi altro intento mediatico, magari sostanziato da oblique finalità di beneficienza o di sostegno alla tutela del territorio.
Ritorniamo alla musica, per favore, che ritornandoci bene poi il resto può venire quasi da sé. Ora che il ritorno è compiuto speriamo solo che il masochismo di questa città non riporti il tutto al grado zero (ogni riferimento alle parole del sindaco è del tutto casuale, naturalmente…), così, tanto per cambiare… Ma veniamo ai contenuti veri di questo luglio live, che mescola musical, danza, jazz, canzone d’autore, rock urbano in un caleidoscopio di emozioni con alcune frecce di finissima grana. Il via il 12 con la seconda immersione in chiave di commedia musicale nei simboli per eccellenza della grande storia della Serenissima. Dopo il Marco Polo 2009, Pierre Cardin scommette produttivamente sul Casanova, con un musical di grande effetto scenico scritto da Daniele Martini e ‘disegnato’ da Rodrigo Basilicati. Venerdì 16 segna l’attesissimo ritorno in Italia di uno dei più grandi chansonnier francesi del Novecento, quel Charles Aznavour, in realtà armeno, vabbè.., da sempre legato alla nostra cultura e alla nostra musica da un filo passionale e intellettuale fortissimo. Tutti ricorderanno negli anni ’70 il suo straordinario impegno per presentare e far amare come davvero meritava al pubblico francese Mia Martini. Un filo che si conferma in questo concerto davvero particolare, che vedrà esibirsi al fianco del nostro in intriganti duetti tre diversissime icone della musica e della canzone italiana: Patty Pravo, Massimo Ranieri e Franco Battiato.
Il week-end successivo è però quello davvero da non perdere, con un uno-due jazz di quelli da ricordare. Jazz si fa per dire, perché ‘ridurre’ Pat Metheny e Norah Jones per proprie e diversissime ragioni a un genere è, per l’appunto, riduttivo.
«Venezia Jazz Festival» (di cui nella pagina a fianco ci soffermiamo a dovere) segna due colpi straordinari, quindi, a partire dal genio immarcescibile del visionario chitarrista americano, di scena il 23, che continua indefesso a sperimentare tutte le vie aperte della musica contemporanea, intrecciando i linguaggi-chiave dell’ultimo secolo. Al suo fianco i fidi Lyle Mays al pianoforte, Steve Rodby al contrabbasso, Antonio Sanchez alla batteria. La sera dopo, il 24, tanto per tenere alto il livello dello ‘scontro’, la bellissima e talentuosa Norah Jones, clamoroso caso discografico nel 2002, quando con decine di milioni di copie del suo esordio Come Away With Me aprì definitivamente le strade del successo alle nuove, talentuose voci del jazz americano del 2000. Si presenta a Venezia con un’intrigante formazione che trasversalmente raccoglie il meglio dell’indie e post-rock, a partire da Ryan Adams e Will Sheff degli Okkervill River. Prima del botto finale con l’icona per eccellenza del rock poetico urbano, un volo, è proprio il caso di dirlo, danzante nei classici ottocenteschi con Roberto Bolle, la vera star del balletto mondiale contemporaneo. Una parata di stelle con passi a due e assoli di sicura ed emozionante presa. Una concessione allo spettacolo di massa per un artista vero a favore del FAI.
Ma il botto, come dicevamo, viene sempre alla fine, anche se in realtà la poetessa elettrica della Grande Mela negli ultimi anni pare proprio essersi innamorata del Belpaese, a registrare la frequenza con cui ci viene a trovare. Stiamo parlando, ovviamente, di Patti Smith, che questa volta farà vibrare le sue liriche oscurità in chiave acustica, con l’Acoustic band del Will shall live again Tour, che annovera nei suoi ranghi come sempre l’insostituibile e sua naturale estensione musicale Lanny Kaye alla sei corde. Le vacanze possono attendere. Le vacanze sono qui. |