| Dimensione jazz. «Venezia Jazz Festival» pervade la città nel profondo |
| di Elena Furlanetto | |
Nonostante il programma eccellente, non si parla di un evento elitario. In armonia con la tradizione jazz, il «Venezia Jazz Festival» è democratico, è ovunque: percorre gli interstizi della città, riempiendola dei più grandi nomi della scena jazz contemporanea, nomi italiani, americani, ispanici, esotici. Il jazz, liquido e denso, prende la forma del recipiente che lo contiene, in questo caso Venezia e i suoi dettagli. Si insinua nei localini di Rialto con gli Aperitivi Live, aderisce all'anima letteraria della città con i Reading Musicali alla Fenice, visita Palazzo Grassi e la Collezione Peggy Guggenheim in forma di concerti, si dirama in diversi jazz workshops sull'isola di San Servolo, si trasforma in dj-set dopo il tramonto.
Oltre ad essere la leggendaria cornice in cui Pat Metheny e la sua band festeggiano il trentatreesimo compleanno con un concerto che si preannuncia leggendario, Piazza San Marco by night è anche la pedana di lancio per The Fall, il nuovo album di Norah Jones, che rivisita il suo jazz affabile e notturno con sperimentazioni sonore, sconvolge l'abituale corolla di musicisti e sostituisce il piano con una chitarra che sorride a Bob Dylan e Tom Waits.
Perchè la sua musica è puro jazz, nonostante le influenze di fusion, samba e pop. Per non parlare delle tre lingue in cui la sua musica si articola: inglese, spagnolo e portoghese. Jazz per l'era dell'iPod. Infine, la Fenice ricrea le atmosfere degli universi ispanici, una tradizione che, alla pari della sua lingua, attraversa gli oceani e confluisce nell'icona Paco de Lucia. Paco de Lucia & Band offrono uno spettacolo di chitarra, percussioni, voci e, naturalmente, danza. |