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Pittura maestra. Safet Zec, un sorprendente artigiano del colore e delle forme
di Sara Bossi   
Che abbia l’imponenza della pala rinascimentale o la densità dello schizzo su un foglio minuscolo, la pittura è pittura in Safet Zec: padronanza assoluta del tratto e del colore, fisicità imperiosa. Zec, adesso, vive e lavora perlopiù a Venezia. Vi è arrivato esule dalla sua Bosnia, negli anni della guerra dei Balcani. Finché è rimasta in piedi la cortina jugoslava - racconta - era Venezia la meta del viaggio iniziatico dei giovani che riuscivano a varcarla. Per lui fu la pienezza dell’incontro con i grandi Veneziani del ’500, Tiziano, Tintoretto; con la pittura densa, potente, intravista negli avamposti dalmati e istriani della Repubblica. Nelle opere raccolte al Museo Correr - più di centotrenta, fra studi e tele grandi e piccole dell’ultimo decennio - torna quella stessa forza.

 

Non è ripiegamento nostalgico. La precisione del segno di Zec dice per contrasto l’approssimazione del nostro indagare la vita e il suo mistero. Facciate come facce, porte chiuse e finestre murate, abiti abbracciati, addosso a fantasmi senza volto, barche coperte di stracci, tavole vuote e ancora apparecchiate, letti sfatti e bianchi, come sudari abbaglianti, forme di pane annegate nella luce. Tanto più cruda, materica è la resa degli oggetti, tanto più evanescente sembra il senso delle cose: un corpo a corpo con l’assenza. Di questa lotta «la scatola di colori è lo strumento - scrive Zec - il nostro destino di pittori».

«Il potere della pittura»
Fino al 18 luglio Museo Correr
Info www.museiciviciveneziani.it