| Lo specchio dell’Artista |
| di Fabio Marzari | |
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Uno dei massimi esponenti dell’arte contemporanea, Michelangelo Pistoletto, insignito, tra gli altri importanti riconoscimenti, nel 2003 del Leone d’oro alla carriera dalla Biennale di Venezia, ha pubblicato per Marsilio un interessante volume dal suggestivo titolo Il Terzo Paradiso. Questo libro rappresenta allo stesso tempo il documento e la sintesi del lavoro più recente del Maestro, e come egli stesso afferma nella premessa, intende «comunicare i punti essenziali e determinanti per introdurci nel Terzo Paradiso, proponendo nuove prospettive di pensiero e d’azione che ispirino il lettore ad una consapevolezza del proprio ruolo nella costruzione di una nuova era dell’umanità». Ciò che sorprende il lettore è con quanta profonda e semplice efficacia siano stati trattati dei temi così importanti, mantenendo sempre vivo l’interesse alla lettura e soprattutto inducendo ad una non scontata riflessione. Il motore primo di questo lavoro nasce nel marzo 2003 quando Bush e Blair, appoggiati da numerosi governi, hanno dichiarato guerra preventiva all’Iraq. Durante la lectio magistralis tenuta a Torino nel 2004 in occasione del conferimento a Pistoletto della laurea honoris causa in Scienze Politiche, egli annunciò il progetto del Terzo Paradiso; partendo dalla creatività dell’arte e cogliendone la funzione simbolica, propose un simbolo che ricorda una bussola da seguire e anche un giardino, difeso dai pericoli circostanti.
Il senso della guerra, concetto insito quasi nel DNA dell’uomo, il
polemos dei Greci, al maschile, padre di tutte le cose…
La parola conflitto non è una parola negativa, non è una
parola distruttiva, il conflitto esiste. Quando parlo del caso e della
relatività mi riferisco al combinarsi continuo di elementi differenti,
anche estremamente contrari che appartengono a sostanze completamente
opposte. Nel Quadro specchiante [ndr esposto per la prima volta nella
personale di Pistoletto alla Galatea nell’aprile del 1963], e solo se lo
si vede si può capire fino in fondo cosa intendo rappresentare; sono
riuscito veramente a comprendere che la mobilità assoluta dell’esistente
riflessa nello specchio non viene percepita come fenomeno nel reale, se
non quando viene rappresentata. Nello specchio vediamo che la pittura,
l’immagine che normalmente è sempre stata ferma, non è più fissata nel
quadro ma è il mondo stesso che si muove all’infinito. In tal senso ho
visto che c’è questa qualità insopprimibile del cambiamento, delle
differenze, questo combinarsi e ricombinarsi continuo delle cose che nel
mio quadro è messa a confronto con un’immagine fotografica che è un
momento fissato. Questo rapporto tra un’immagine fissata e tutte le
altre immagini in movimento crea la possibilità di avere il passato,
perché l’immagine fissata è un fotogramma che non è più presente.
Abbiamo due elementi di contrasto assoluto, ciò che non muta mai e ciò
che muta sempre, che convivono perfettamente, quindi il conflitto c’è,
ma è la soluzione civile che noi dobbiamo trovare, non vivere di
conflitto. Se io sono arrivato al Quadro specchiante è perché volevo
uscire dal dramma esistenziale in cui il mondo mi costringeva; con
questo non ho né esasperato l’espressione drammatica, né eliminato il
conflitto. Il conflitto è diventato così evidente, ma nello stesso tempo
così risolto, che non può che essere un principio per tutti, per la
politica, per la società, ecco perché mi sto impegnando a portare queste
matrici del pensiero, queste matrici scientifiche del pensiero, di un
pensiero che diventa dimostrazione. Il conflitto diventa civile, come la
luce elettrica, la lampadina, che è un soggetto sempre presente nei
miei quadri, il luogo dove il polo positivo e il polo negativo creano
una dimensione meravigliosamente civile e produttiva: più noi favoriamo
le tensioni, più le allontaniamo e più si moltiplicano e creano
veramente la guerra. Nella lampadina non c’è guerra, nel Quadro
specchiante non c’è guerra e parlo di esempi reali di civiltà
a-conflittuale; il conflitto viene capito e tradotto in civiltà, in
materia civile, sennò davvero che senso ha parlare di civiltà?
L’immateriale in una società come la nostra
volta tutta al materiale… È come avere un campo e pretendere di raccogliere sempre senza mai seminare; la cultura è il seme dello sviluppo, l’arte è la capacità creativa di immaginare e di mettere in moto meccanismi. L’arte non si ferma davanti a niente, e questo è un fatto preziosissimo, ecco perché io dico che l’arte è come la spiritualità. Noi abbiamo un’idea della spiritualità che è totalmente compressa in sistemi chiusi e predefiniti, una morale predefinita, come se fosse da sempre e per sempre. Non è così, perché ogni momento ha una necessità molto precisa che chiede soluzioni precise. L’arte è vivace e mobile, quindi muove il pensiero nella capacità di utilizzare l’impalpabile che è il pensiero, in maniera dinamica e sempre appropriata ai momenti o anche a dei passaggi che non sono ancora previsti. Ecco perché l’arte è spiritualità e non lo sono i sistemi coercitivi del pensiero umano come sono le religioni, che lavorano sulla politica soprattutto. Quando l’arte riuscirà a passare dei messaggi di responsabilità nuova alla politica questo sarà un rapporto spiritualità-realtà ben più importante a-dogmatico. Michelangelo Pistoletto Il Terzo Paradiso, Marsilio, 2010 www.marsilioeditori.it www.labiennale.org www.cittadellarte.it |