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Immaginare le direzioni. L'architettura secondo Kazujo Sejima
di Paolo Lucchetta   

Delle dodici edizioni della Mostra Internazionale di Architettura, soltanto sei hanno visto affidata la loro direzione a un architetto e di questi Direttori solo tre si sono aggiudicati il Pritzker Architecture Prize, quello che viene comunemente considerato il Nobel per l’architettura: Hans Hollein, premiato nel 1985, che diresse la memorabile edizione del 1996 col titolo Sensori del futuro - L’architetto come sismografo, che vide la presenza di trenta grandi maestri dell’architettura contemporanea; quindi Aldo Rossi, con il Progetto Venezia e i dieci concorsi sulle architetture della città veneta del 1985, a cui venne assegnato il premio nel 1990; infine oggi Kazuyo Sejima, che forse anche per questo ha ricevuto unanimi consensi ed elevate aspettative, proprio lei, prima donna direttore della Mostra, architetto e Pritzker Architecture Prize del 2010 allo stesso tempo. Ma ad incoraggiare la sensazione di un’edizione davvero originale è  innanzitutto la sua qualità di architetto. Nata nel 1956 nella prefettura di Ibaraki, Japan, ottiene la laurea master in Architettura nel 1981, alla Japan Women’s University; nel 1981 Sejima entra nello studio di Toyo Ito & Associates, nel 1987 fonda Kazuyo Sejima & Associates e nel 1995 Sejima fonda SANAA assieme a Ryue Nishizawa con il quale condividerà il premio del 2010; soltanto nel 2001 Sejima diventa professore alla Keyo University Tokyo a dimostrazione di una vera propensione al mestiere di architetto innanzitutto.

 

Per capire che Biennale ci aspetta, quindi, è necessario indagare il fare e il pensare architettura di Sejima attraverso alcuni frammenti da  conversazioni pubblicate in vari numeri monografici di «El Croquis» (tra la celebre Liquid playgrounds). Ad esempio il metodo dei modelli, delle opzioni, delle cose molto complesse che gradualmente  assumono la dimensione semplice come pratica progettuale costante: «Nel nostro processo di ricerca noi costruiamo un enorme numero di modelli, ma naturalmente questo non è il nostro ultimo obiettivo quanto invece creare il numero maggiore possibile di schemi alternativi, vedere opzioni differenti, moltiplicare i molti punti di vista diversi. Chiediamo a tutti nello studio, inclusi noi stessi, di produrre un maggior numero di opzioni. Se non passi molto tempo sui progetti, le cose si complicano enormemente. Noi siamo soliti iniziare da cose molto complicate che gradualmente diventano semplici. In altre parole cerchiamo di selezionare la direzione attraverso il maggior numero di possibilità». Una ricerca per un’architettura che è simultaneamente delicata e ricca di energie, precisa e fluida, ingegnosa, mai eccessivamente o evidentemente intellettuale; come nel caso del progetto del museo Kanazawa del 2004 nel quale «un cerchio può creare un edificio continuo senza divisioni come una forma continua senza alcuna articolazione. Il luogo ha un paesaggio eterogeneo: retri di edifici, un bosco, una tea room giapponese tradizionale ed un piccolo canale. Abbiamo realizzato un cerchio per creare un paesaggio continuo e contemporaneamente differente: un cerchio è una forma eccellente quando tu stai cercando di realizzare spazi continui».

 

Una disimpegnata e molto spontanea intervista rilasciata sul web a Designboom ci aiuta ancora a delineare qualche tratto della personalità di Sejima. «Il momento migliore della giornata? Proprio prima di andare a dormire quando ogni cosa è finita. Il tipo di musica che ascolti al momento? Classica. Ascolti la radio? No. Quali libri hai sul tuo comodino? Nessun libro, solo riviste. Hai preferenze nella moda? Spesso vesto Commes des Garcons. Quando eri una ragazza, volevi diventare un architetto? Non avrei mai immaginato di diventare un architetto. Sì, quando ero giovane volevo essere una nonna per sedermi sulla terrazza e godere della luce del sole. Felice e rilassata. Dove lavori sui tuoi progetti? Principalmente in studio. Quale progetto ti ha dato la maggiore soddisfazione? Ogni progetto contiene una propria soddisfazione e riflessione e abbiamo bisogno di entrambe per passare al progetto successivo. Quale edificio vorresti disegnare? Una scuola, un edificio pubblico per bambini».

 

È il Rolex Learning Center la sua più recente e straordinaria architettura, costruita nell’area sud del campus all’interno dell’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne che ospita dalla fine del 2009 la Biblioteca del Futuro. L’idea tradizionale di una biblioteca scompare lasciando posto a un più moderno concetto di un network di servizi che lavorano insieme per fornire documenti e un dinamico accesso alle risorse dell’informazione. L’edificio ha inoltre una stanza per concerti, presentazioni e conferenze ed è attrezzata con workstations per diverse tipologie di lavoro. È impossibile guardare il Rolex Learning Center come se fosse un’architettura propriamente detta: in un edificio il rapporto tra lunghezza e altezza si staglia sullo sfondo del paesaggio; la creazione di Sanaa invece non modifica il paesaggio con la sua forma, ne fa parte. Collocata sulla soglia tra lago e città, è una presenza di 166 x 120 m. con un’altezza di poco più di 4 m. nel suo punto più basso che appare sul suolo come un giardino solido, di cristallo e pietra, originato dalla modificazione tellurica della crosta terrestre. Nel giardino non esistono ostacoli, direzioni, percorsi obbligati. Qui è ovunque. Si entra in un organismo pubblico liberamente permeabile da transiti e da tracciati: l’edificio non ostruisce il lotto, lo dinamizza. Uno spazio che invita ad essere percorso, sperimentato da tutti e per tutti; ogni posizione al suo interno dischiude un panorama fluido, uno scorcio proiettato attraverso il paesaggio e la città. Ed è forse collegata allora alla volontà di creare il numero maggiore possibile di schemi alternativi, vedere opzioni differenti, moltiplicare i molti punti di vista diversi, produrre un maggior numero di opzioni, di cercare, di selezionare la direzione attraverso il maggior numero di possibilità, che la prossima Biennale cercherà forse il motivo essenziale del suo successo.

 

«La XII mostra - dice infatti Sejima nel documento di presentazione dell’edizione da lei diretta - è una riflessione sull’architettura ed è l’occasione per sperimentare le molteplici possibilità dell’architettura con la sua pluralità di approccio. Le visioni dell’architettura sono il risultato di una pluralità di voci e di punti di vista. La mostra avrà raggiunto il suo scopo se riuscirà a immaginare le direzioni verso le quali si sta muovendo la nostra società e i sogni che il futuro renderà possibili. Ciascun partecipante esprime le proprie posizioni realizzando inediti scenari di interazione tra ambiente e società diventando curatore di se stesso e la mostra si arricchisce di una molteplicità di sguardi piuttosto che rispondere ad un orientamento univoco. Architetti, artisti, ingegneri, sono stati invitati ad indagare la complessità di relazioni tra le persone».
Nella presentazione di Sejima appaiono ancora una volta evidenti i tratti del suo modo di pensare architettura: «Gli spazi dei Padiglioni e dell’Arsenale formeranno un unico percorso espositivo che sfrutterà prevalentemente l’uso della luce naturale. Lo spettatore potrà muoversi autonomamente all’interno degli ambienti creando il proprio itinerario sperimentando l’architettura nelle sue varie declinazioni, libero di disegnare una personale ‘mappa di incontri». Proprio quel People Meet in Architecture, il titolo che contiene la promessa della Mostra di Sejima, rappresenta il messaggio più alto che l’architetto ci lancia per un’idea di architettura ben descritta dalla motivazione del Pritzker Architecture Prize 2010: «Per la creazione di edifici che interagiscono con successo con i loro contesti e le attività che essi contengono creando un senso di pienezza e di ricchezza esperienziale; per un singolare linguaggio architettonico che è generato da un processo collaborativo che è contemporaneamente unico e ispirazionale; per i loro notevoli edifici realizzati e per la promessa di nuovi progetti insieme, Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa sono i destinatari del 2010 Architectural Prize». Enjoy yourself!

XII Mostra Internazionale di Architettura
La Biennale di Venezia
29 agosto - 21 novembre
Giardini-Arsenale
Info www.labiennale.org