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Obiettivo identità. Alla Biennale di Berlino l’umanità contemporanea di confine
di Carlotta Scarpa   
A sei anni dal suo debutto, inaugurata l’11 giugno scorso, torna fino all’8 agosto, la Biennale di Berlino sotto la direzione curatoriale di Kathrin Rhomberg, curatrice austriaca indipendente dal 1990, nota per la sua esperienza nell'ambito dell'arte contemporanea dell'Europa dell'est. In rassegna quarantacinque artisti, provenienti da diciotto paesi principalmente dal centro-est Europa analizzando diverse generazioni: da Adolph Menzel nato nel 1815 a Petrit Halilaj, il più giovane, del 1986.

 

Ed è proprio la corrispondenza tra arte e tempo presente che fa da fil rouge a tutto il percorso espressivo della mostra per cercare di oltrepassare le attuali tendenze dell’arte in bilico tra le nuove sperimentazioni di “escapismo” e il ritorno alle questioni estetiche e formali di sguardo retrospettivo. E dunque la necessaria controparte a questa impasse è qui quella dell’identità, personale e collettiva che non abdica alla narrazione presente, ma si fa trama attuale densa di riferimenti alla politica. Una zona di confine in cui l’occhio dell’artista si aggira e seleziona brandelli di un’umanità inerte, simbolo di un contemporaneo che si erge a metafora di una condizione esistenziale sempre più globalizzante, ricalcando l’inesausto bisogno di rinnovamento, intima essenza dell’arte. E Kreuzberg, il quartiere leggendario negli anni precedenti alla caduta del muro, ora melting pot di etnie, ben si presta quale palcoscenico di questa Biennale.

Biennale di Berlino
Fino all’8 agosto Berlino
Info www.berlinbiennale.de