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MACRO si diventa!
di Alexia Boro   
Scrigno, caverna, totem: il nuovo MACRO, progettato dall’architetto francese Odile Decq è questo e molto altro ancora. L’edificio, sorto accanto alla preesistente sede museale, accoglie il visitatore da un nuovo ingresso posto all’angolo tra via Nizza e via Cagliari. Una sorta di atrio coperto invita a scoprire cosa si cela dietro le grandi vetrate, percorrendo un vialetto acciotolato dove svettano alcune giovani piante. Una volta dentro, un colore nero morbido e lucente colpisce l’occhio e non lo abbandona per tutto il resto della visita, quasi fosse parte integrante dell’esperienza ed elemento strutturante dell’edificio. La sala grande, in occasione dell’inaugurazione dello scorso 28 maggio, ospita alcune grandi vele di Kunellis che solcano un mare di pietre grigie sul cui orizzonte, come un miraggio, brilla l’installazione di pentole e stoviglie argentate dell’indiano Gupta. Ascensori trasparenti e passaggi sopraelevati, come liane di una moderna giungla dell’arte, accompagnano il visitatore a salire verso un livello superiore, un altro piano dove architettura e arte ancora giocano a mischiare i confini, a confondere la visione. Appare al centro dell’edificio un’astronave rosso fuoco, planata all’interno della caverna del nuovo MACRO: è un auditorium, una capsula lucidissima nata per accogliere e per creare: non solo incontri e conferenze, proiezioni e musica ma arti performative e rappresentazioni trovano una loro speciale collocazione sulla ‘piazza’ che funge da tetto dell’auditorium. Una struttura a due dimensioni, una torre ad incastro che moltiplica le possibilità d’utilizzo dello spazio.

 

Ancora arte, e tanta, nelle sale espositive del primo piano: Fontana, Bice Lazzari, Pino Pascali e Paolini ripercorrono la storia della collezione del MACRO e delle nuove acquisizioni e comodati. Dal piano terra e dal primo piano si accede in maniera osmotica al ‘vecchio’ edificio del museo; il passaggio è dolce e impercettibile: l’installazione aerea degli aquiloni di Hashimoto collega perfettamente le due strutture riuscendo a farle quasi adagiare una sull’altra. Ma c’è ancora un livello da superare all’interno di questo edificio-videogioco: oltre l’avveniristica caffetteria, che con le sue grandi vetrate guarda Roma passare, ad attendere il visitatore è la piazza-giardino sul tetto che integra definitivamente i due edifici all’intero isolato. Il visitatore può così appropriarsi di una parte di città sconosciuta: il tetto percorribile costituisce uno degli elementi architettonici più importanti nella ridefinizione dell’identità del nuovo MACRO.
 Siamo di fronte a un giardino panoramico astratto, dove gli storici palazzi di via Nizza e via Cagliari e le inclinate e lucenti masse d’acqua, delineate dalla grande fontana posta sul tetto, ne costituiscono le quinte scenografiche. Il direttore, Luca Massimo Barbero, racconta ad alcuni ospiti le ultime fasi concitate che hanno preceduto l’apertura del museo. Nuvole cariche di pioggia attraversano veloci il cielo mentre lo sguardo spazia sui tetti di questa città sorprendente. Ecco, è questo l’ultimo livello: Game Over. Almeno fino al prossimo settembre, quando, dopo la chiusura del museo necessaria per completarne i lavori, il nuovo MACRO aprirà definitivamente al pubblico, annunciando nuove sorprese.

MACRO
Via Reggio Emilia 54-Roma
Info www.macro.roma.museum