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L’unico desiderio di ognuno. Leone d'Oro alla carriera a Rem Koolhas
di Giovanni Vio   
remkoolhaas.jpgCosa è più desiderato da ogni progettista se non edificare le proprie visioni e, di contro, argomentare le proprie architetture, dimostrarsi singolare agli occhi del pubblico, divenire ‘architetto-filosofo-artista’? La carriera di Rem Koolhaas è allo stesso tempo unica, frutto di un geniale percorso, e generale, sintesi dello spirito di quest’epoca. Per l’architetto olandese è ben di più che una serie di opere. É una personale combinazione alchemica di paradigmi teorici, diagrammi astratti e, peraltro, spazi realmente trasformati. Nel sito di OMA/AMO, i suoi due studi, scopriamo che il campo d’azione di Koolhaas spazia da interventi di interni, come le tante passerelle disegnate per le collezioni Prada, alle grandi e grandissime realizzazioni, dalla sala da concerti per Porto (2005) alla CCTV, sede con centro culturale ed albergo della televisione centrale cinese a Pechino (2002-2010), a progetti estremi (quasi tutti però lo sono), quali la Waterfront a Dubai (in corso), città per 1,5 milioni di abitanti, fino a studi oltre i confini tradizionali dell’architettura nei campi dei media, della politica, della sociologia, delle energie rinnovabili, dell’editoria e del design grafico. Il suo lavoro comunica delle riflessioni, visionarie a detta di alcuni, critiche della modernità a detta di altri, conferendo ad esse valore di progetto, missione di interferenza spaziale, opera di indirizzamento della società contemporanea verso la formazione di un'architettura contemporanea. 

 

remkoolhaas_1.jpgCon alle spalle l’esperienza di giornalista e di sceneggiatore svolta tra Olanda ed Usa, da architetto, partner degli Office for Metropolitan Architecture, Koolhaas pubblica nel 1978 Delirious New York. Come in altri saggi coevi indaga su una nuova sostanza urbana: la città generica, o la ‘non più città’, condizioni paradossali, sintomi visti come infestanti. Non vi è su di essi un giudizio, solo affezione con la quale Koolhaas descrive la congestione, la forma più reale della realtà. Nel 1994, due anni dopo la realizzazione della magnifica Kunsthal di Rotterdam, produce con il grafico Bruce Mau S,M,L,XL, bibbia per le nuove generazioni, dove inizia a montare, come nelle sequenze di un fotoromanzo, i propri progetti frammisti ad annotazioni e foto interpretative dell’ambiente in cui giacciono, a tutte le scale, su misura; raccolta di suggestioni e risoluzioni per tutti i contesti.

 

L’ultima pagina del sito internet, nella consapevolezza della propria rilevanza, dà tutte le indicazioni necessarie per visitare i suoi progetti. È l’apparente contraddizione del critico che fa l’attore, la volontà di emergere con la propria performance in un sistema globalizzante, la condizione di reciprocità istituita tra progetto e racconto dei fatti che ammiriamo dell’opera di Rem Koolhaas. Se le soluzioni dell’architettura sono come vestiti, allora il sarto che li disegna deve necessariamente offrire uno specchio a chi li indosserà.

Consegna «Leone d’Oro alla Carriera»


28 agosto ore 16.00
Spazio

Esedra-Giardini della Biennale