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Onore agli antenati. Leone alla memoria a Kazuo Shinohara
di Giovanni Vio   
kazuoshinohara.jpgNon tanto per chi sarà a ritirarlo per conto dell’architetto giapponese Kazuo Shinohara, scomparso nel 2006, quanto per la collettività, questo nuovo Leone d’Oro alla Memoria ha una duplice efficacia. Vuole essere un omaggio a chi non c’è e un riconoscimento dell’effetto che nel presente ha la sua opera. Non si può che apprezzare da parte di Kazuyo Sejima questo atto di rispetto, del tutto orientale, per gli antenati. A tale linea di pensiero, d’altra parte, è coerente Shinohara tanto nelle sue lezioni al Tōkyō Kōgyō Daigaku (Tokyo Institute of Technology), quanto nelle sue opere, in particolare le prime residenziali, veri capolavori. La casa progettata quando era ancora studente, a Kugayama del 1954, che fissa i contenuti del primo periodo stilistico, si riferisce fortemente alla cultura tradizionale giapponese per l’uso dei tatami o le finestre shoji, ma anche per la forza del piano orizzontale ed il ritmo strutturale.

 

Con la forza della semplicità e la capacità di astrazione, derivate dalla sua ricerca sul metodo concettuale nell’architettura giapponese del diciassettesimo secolo, negli anni ‘60 egli si oppone alla tendenza brutalista, proponendo soluzioni espressive radicalmente nuove, come nella Casa ombrello a pianta quadrata.

 

kazuoshinohara1.jpg

 

Con la Casa in bianco del 1966 e la Casa incompleta del 1970 per Shinohara inizia lo sgancio dall’uso degli elementi costruttivi della tradizione per dedicarsi alle pure regole compositive da essa deducibili, che lo portano ad inventare spazi definiti da superfici dai colori forti e da un controllo raffinato della luce, con porte e passaggi sovradimensionati o piani di inviluppo inclinati. Sono gli anni in cui trasferisce agli studenti del TIT, alcuni dei quali oggi architetti di fama internazionale (la stessa Sejima è cresciuta nello studio di Toyo Ito, illustre allievo di Shinohara), le basi per un linguaggio rigoroso ed elementare, che ritroveremo applicate con straordinaria libertà anche nei suoi successivi edifici di grande scala. Ne è esempio il lavoro più noto, la Centennial Anniversary Hall, progettata per il Tokyo Institute of Technology nel 1987, che affronta la questione urbana con l’immagine forte di un mezzo cilindro metallico sospeso sullo skyline della città ed incastonato in un cubo di venti metri. A decretare per Kazuo Shinohara il permanere del suo nome, in un momento storico dedicato all’effimero ed al consumabile, è lo sguardo contemporaneo rivolto alla tradizione, un’elegante occhiata proiettata con pieno successo nel moderno, reverente però al passato.

 

Consegna «Leone d’Oro alla Memoria»


28 agosto ore 16.00


Spazio Esedra-Giardini della Biennale