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Sejima’s Park
di Paolo Lucchetta   

kazuyo-sejima.jpg«All’inizio ero preoccupata: sono un architetto, non sono mai stata un curatore - dice Kazuyo Sejima, direttore della 12. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia - poi ho studiato e cercato un titolo. Volevo un titolo positivo e vago che lasci spazio per pensare. Architettura è dove le persone si incontrano, ma anche diventano persone grazie all’architettura (People meets in architecture vuol dire anche we become people in architecture)».


In queste parole l’essenza di un’edizione di Biennale Architettura che si presenta originale e imprevedibile allo stesso tempo, sobria, ingannevolmente semplice e anti-retorica, proprio come la sua ideatrice. Kazujo Sejima appare minuta, ironica, sorridente, con un’energia vulcanica, con un solo vizio apparente (fuma quantità esagerate di sigarette), veste Comme des Garcons, fa trapelare understatement e pragmatismo inossidabili, ama lavorare con i giovani dello studio e anche per il progetto Biennale ha delegato il coordinamento al suo assistente Sam Chermayeff. Ha realizzato architetture ammirate in tutto il mondo, si è aggiudicata, assieme a Ryue Nishizawa il Pritzker Prize 2010, equivalente al Premio Nobel per l’Architettura, e ha fortemente ispirato un’edizione molto attesa che chiama a raccolta architetti e, a sorpresa, molti artisti tra i quali Wim Wenders al quale lei stessa ha commissionato un film sul Rolex Learning Center e che già rappresenta una delle attrazioni più attese della Mostra.

L’idea di Sejima per la Biennale sembra riflettere precisamente la sua poetica e il suo fare architettura, volte a sottolineare la relazione tra uomo e spazio:

 

 

 

«L’essenza dei miei progetti consiste nel favorire (senza forzare) e nell’evidenziare i sistemi di relazione […] la Biennale non darà informazioni ed atmosfere. La immagino come un parco, dove entri e puoi fare quello che vuoi. Camminare, parlare, sostare, guardare. Uno spazio di tutti, curatori e visitatori, aperto all’uso che se ne vuole fare». A questo riguardo, nel bel saggio Relazioni (Postmedia Books, 2010), Florian Idenburg, (oggi ispiratore dello studio Solid Objectives a Brooklyn), a lungo collaboratore e associato dello studio SANAA, scrive: «A Sejima piace l’analogia del parco; vede il parco come il luogo in cui attività diverse si svolgono contemporaneamente. Sentieri, alberi e cespugli formano lievi separazioni tra i posti in cui si può stare. Si può girare liberamente tra le diverse zone e vedere le persone divertirsi nel posto che si sono scelte. Un parco funziona come ambiente solo grazie all’attività di chi si muove al suo interno. Spazi di circolazione ambigui, luoghi densi e indefiniti, ambiti di sovrapposizione e di interferenza». Proprio per questo motivo il progetto prevede che le tre navate delle Corderie si trasformino presto in un carosello magico di installazioni come la nuvola effimera di Tetsuo Kondo, la pietra per meditare di Marcela Correa, gli spazi a Teheran secondo Walter Niedermayr, le Microrealities di Aldo Cibic, spazi nei quali ciascun partecipante sarà il curatore di se stesso. Una visione dell’architettura quindi che stabilisce regole morbide, infrastrutture leggere, lasciando la libertà di interpretarle per creare i propri spazi. «Per me progettare vuol dire questo. Creare qualcosa che possa essere ricreata» ribadisce Sejima. In questo modo, per usare le sue parole, la Biennale  esplora le “grandi dicotomie del presente” ( pubblico/privato, globale/locale, artificiale/naturale, complesso/semplice, monumentale/mondano, simbolico/pragmatico, falso/autentico, attivo/passivo, spesso/sottile). Ne sarà protagonista lo spettatore chiamato a intraprendere un multiforme viaggio esperienziale. Anche l’assegnazione dei Leoni d’Oro non sfugge a questa logica: quello assegnato alla carriera a Rem Koolhaas perchè «ha ampliato le possibilità dell’architettura - scrive nella motivazione Sejima - focalizzandosi sulle relazioni tra le persone e lo spazio. Crea edifici che stimolano l’architettura. La sua influenza nel mondo va ben oltre l’architettura, ispira infatti persone dei più svariati campi disciplinari che traggono grande libertà dal suo lavoro»; e quello assegnato alla memoria a Kazuo Shinohara, «capace di riflettere sul valore simbolico dello spazio e su come quel simbolismo si relaziona con gli individui. Da una parte si interessava al modo in cui questa tendenza si era sviluppata all’interno della tradizione giapponese, dall’altro era attratto da geometrie più astratte e dalla casualità dello sviluppo urbano. Ho proposto di conferirgli questo premio perché ha interpretato le possibilità dello spazio in un modo molto personale».

Ma la Biennale 2010 non è solo Sejima. Questa edizione più che mai pare ideata per soddisfare la passione per l’architettura dei visitatori di ogni tipologia, tra i quali va segnalato che il 40% è costituito da giovani studenti, per i quali è stato rivolto un invito alle Università a considerare la Biennale un appendice, un luogo di integrazione delle loro attività didattiche e di ricerca. Altri momenti di riflessione saranno rappresentati da seminari e workshop che i direttori delle Biennali del passato condurranno ogni sabato all’interno della Mostra.
Presentando l’edizione 2010, il presidente Baratta propone una riflessione globale sulle capacità di esprimere qualificate esigenze e obiettivi circa la qualità dello spazio e del territorio nel quale viviamo, rivolta anche ai committenti privati e pubblici, in arretramento e in forte contrasto con la storia del nostro passato. Da questo obiettivo pare ispirata la mostra nella Mostra, di grande interesse, dal titolo AILATI [anagramma di Italia] riflessi dal futuro, l’esposizione ideata da Luca Molinari per il Padiglione Italia (degni di nota l’allestimento di Francesco Librizzi e Salotto Buono, grafica e immagine coordinata di Tankboys, progetto della luce di Mario Nanni). AILATI si articola in tre ambiti: il primo, Amnesia nel presente: Italia 1990/2010 rappresenta un necessario bilancio sull’architettura italiana in questi ultimi vent'anni. Il termine “amnesia” sta ad indicare la preoccupante rimozione della nostra storia, delle esperienze che hanno caratterizzato l’identità recente dell’architettura italiana, ma anche una provocazione per indicare una bassa considerazione che l’Italia nutre per l’architettura contemporanea di qualità. Il secondo, Laboratorio Italia, è costituito dalla sezione centrale della mostra dedicata al presente in cui sono esposte opere costruite in questi ultimi anni, suddivise in 10 aree tematiche emergenti per un paese in cerca di nuove identità e soluzioni. Nella terza, Italia 2050, il Padiglione Italia costruisce un dialogo con «Wired», l’autorevole periodico italiano dedicato alle grandi idee e alle tecnologie che cambiano il mondo.
Ai Giardini si svolge l’esposizione delle Partecipazioni Nazionali che rappresenta da sempre la sezione più imprevedibile e affascinante in grado di rappresentare energie e culture a confronto di 56 paesi.

 

Tra gli eventi collaterali segnaliamo l’esposizione molto attesa M9, a new museum for a new city (concorso internazionale di architettura), nella quale gli studi Agence Pierre Louis Faloci, Carmassi studio di architettura, David Chipperfield Architects, Mansilla+Tunon Architectos, Sauerbuch Hutton, Souto de Moura Arquitectos proporranno i progetti per il nuovo museo. Si tratta infatti di un passaggio cruciale e forse irripetibile per determinare il destino della qualità urbana di Mestre.
Per concludere, quest’anno c’e’ una possibilità offerta a sostenitori e amici della Biennale di contribuire a un progetto importante per la diffusione e tutela di uno straordinario patrimonio artistico. Si tratta della Biennale Card, interamente destinato a sostenere le attività dell’Archivio Storico delle Arti Contemporanee. In questo modo tutti i possessori delle Card contribuiranno in modo concreto al prezioso lavoro di raccolta, catalogazione e digitalizzazione dl patrimonio di opere, documenti e immagini custodito dall’archivio. Dedicate agli appassionati e agli specialisti che seguono le iniziative della Biennale di Venezia, le Card consentiranno a chi le acquisterà di usufruire di una serie di benefit, in ragione dell’opzione prescelta, distribuiti su tutte le attività della Biennale.
Enjoy yourself!


«12. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia»
Dal 29 agosto al 21 novembre Venezia
Info www.labiennale.org