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Il contemporaneo e il sublime. Da Morandi a Campigotto, le luminose alchimie di Palazzo Fortuny
di Chiara Casarin   

fortuny_goodman_faded_bouquet-detail.jpgL'illuminazione autunnale delle sale di Palazzo Fortuny pare particolarmente calda e accogliente quest'anno. Intriso di storia e di passione, il palazzo ospita quattro mostre che, per la loro capacità di entrare in dialogo con i segni della collezione di Mariano Fortuny, ne accentuano lo splendore e conferiscono un sapore più contemporaneo. L'opera vive, infatti, del respiro che il contesto le infonde.

 

Ad accogliere il visitatore, nelle sale del piano terra, l'arte tessile di Nuala Goodman (Dublino, 1962) - FOTO - sfodera i segreti di un'artista che usa materiali vellutati e preziosi e li combina in un linguaggio armonico e duttile, in rima con i colori e gli effetti materici preesistenti nel palazzo, in un susseguirsi di gioielli e stoffe raccolti in catalogo Moroso.

 

Salendo le scale che conducono al piano nobile, l'offerta espositiva si moltiplica e diviene ancor più affine agli spazi del Museo. Alberto Zorzi (Padova, 1958) ha infatti progettato, negli ultimi dieci anni di lavoro, i gioielli che sono qui esposti, ideandone appositamente le forme, i cromatismi e le funzioni impreviste. Per questa esposizione il catalogo è di Allemandi.

 

A seguire, le due sale diventano sede espositiva preziosa e autonoma, interamente dedicata ai Silenzi di Giorgio Morandi (Bologna 1890-1964) le cui venti nature morte «vibrano di una luminosità un po' appassita che sembra venire dall'interno... una pittura che si colloca mirabilmente nello spazio percettivo e mentale che sta fra il visibile e l'invisibile» (Francesco Poli, dal catalogo Skira). Ulteriormente prorogata segue la mostra Mariano Fortuny. La sfortuny_vigna_sassidaria.jpgeta e il velluto dove spiccano i plissè degli abiti ormai leggendari della sua collezione.

 

Il secondo piano del palazzo interamente dedicato a Marco Tirelli (Roma, 1956). Si tratta di sculture e dipinti che alludono a stati di indeterminatezza e a spazi metafisici che proseguono nell'intento di invitare chi guarda a una prolungata meditazione, a una approfondita e avvolgente percezione. Site-specific a tutti gli effetti l'allestimento dello spazio centrale del terzo piano con le opere di Giorgio Vigna (Verona, 1955) - FOTO - dove oro, vetro, rame e altri materiali si incontrano per dar vita a zone di momentanea astratta meditazione. Chiude il percorso My wild spaces di Luca Campigotto (Venezia, 1962). Fotografie di grandi scenari fissati nell'intensità delle luci che riconducono il pensiero al luogo in cui ci si trova, alla sua forza enigmatica, al suo passato indelebile.

 

Palazzo Fortuny
San Marco 3958-Venezia
Tel. 041-5200995

www.museiciviciveneziani.it