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La Venezia di Giacomo Favretto. Il trionfo dell’Ottocento veneto al Museo Correr
di Luisa Turchi   

favretto_al_mercato_mercato_in_campo_san_polo_sized.jpgGiacomo Favretto. Venezia, fascino e seduzione è la mostra antologica a cura di Paolo Serafini che, dopo la tappa al Chiostro del Bramante di Roma, arriva al Museo Correr, nella città lagunare che ha visto nascere e morire l’artista, scomparso precocemente (1849-1887). Il catalogo - con contributi significativi anche di Csillag, Nicholls, Matteucci, Busetto e Lopez - rende giustizia a un grande pittore dell’Ottocento italiano, ricostruendone la biografia e ripercorrendone la carriera dagli esordi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, con attenzione al contesto storico, artistico e sociale del tempo. 

 

Oltre alla posizione della critica italiana a lui contemporanea, si indaga in particolare il rapporto di amicizia e mecenatismo dell’artista con il critico ungherese Tamàs Szana, nonché il collezionismo inglese, con i mercanti Arthur Tooth e Thomas McLean.

 

Suggestivo il parallelo istituito da Serafini con Sargent così come l’excursus sulla NeoVenetian School. Il viaggio ideale nella Venezia popolare di Favretto è accompagnato dall’opera dei suoi primi maestri, tra i quali spicca Napoleone Nani, con quattro interni pieni di brio e luce in cui ogni figura è armoniosamente collocata al suo posto, si tratti del pittore incoronato dalle modelle ne L’alloro o delle pittrici spiate da occhi maschili indiscreti in Credendosi sole, delle donne affaccendate e in ozio di In attesa della maestra e degli allegri convitati inebriati dalla musica e dal vino ne La Ricreazione.

 

favretto_ingresso_di_una_casa_patrizia_a_venezia_sized.jpgIl gioco di ‘chi guarda’ o di ‘chi è visto’ lì riscontrabile è tema diffuso anche in Favretto, già da La moglie di un pittore ingelosita, esposto a Brera nel 1873 insieme con la celeberrima Lezione di anatomia. Al pari di certa pittura coeva europea è La famiglia Guidini mentre Ingresso di una casa patrizia in Venezia (1874) dall’uso sapiente dei contrasti luce-ombra e La raccolta del riso nelle terre del basso veronese dal taglio orizzontale e dalla luminosità diffusa, risentono dell’influenza macchiaiola filtrata attraverso un sostenitore dell’en plein air quale Gugliemo Ciardi (con cui si reca a Parigi nel 1878).

 

È soprattutto nelle scene di genere che si evidenzia il suo stile inconfondibile, composto da accese o più basse ‘vibrazioni pittoriche’, dissonanze generate dalla frammentazione di tinte quasi ‘sfrangiate’. Dalla Villanella pollajuola (1878) al Mercato del sabato in campo San Polo (1883), le popolane sono protagoniste nell’umile semplicità dei loro gesti quotidiani. Vero capolavoro è Il bagno (1884) con una fantesca china ad asciugare una giovane donna nuda e mollemente appoggiata ad una tinozza. Il revival settecentesco al quale il pittore non si sottrae è espresso dalla passeggiata di dame e gentiluomini di In Piazzetta (1884) che si contrappone al Liston odierno (1887). Tra i pittori ‘favrettiani’ emergono Luigi Nono con Mattino e La signorina Pegolo, Ettore Tito con La fa la modela e La chiromante, Alessandro Milesi con Idillio.

 

«Giacomo Favretto. Venezia, fascino e seduzione»
Fino al 21 novembre Museo Correr
Info tel. 848-082000
www.museiciviciveneziani.it