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Gemelle diverse. Lucio Schiavon e le multiformi identità urbane lagunari
di Sara Bossi   

schiavon.jpgNella skyline di Mestre e Marghera il campanile di San Marco è un corpo estraneo, spaesato come i Veneziani di laguna, quando sbarcano in terraferma. Lucio Schiavon lo trasporta lì con un montaggio fotografico, marcando la sorellanza anfibia, faticosa, tra la città antica e la sua espansione.

 

La gemella diversa, ha intitolato così la mostra allestita per la Fondazione Bevilacqua La Masa negli ambienti di Palazzetto Tito. Delle due città il giovane illustratore e designer veneziano dà una rappresentazione continua: un unico profilo, segnato dai simboli architettonici del passato e della modernità: c’è la torre di Piazza Ferretto e ci sono le ciminiere del Petrolchimico, gli edifici in costruzione e quelli ancora nei progetti, il cordone ombelicale del ponte ferroviario e stradale.

Forse non si tratta di un centro, l’isola, e della sua multiforme periferia, l’arcipelago lagunare e i quartieri nuovi, separati dall’acqua. Forse dentro la vasta città metropolitana di Schiavon ci sono proprio città differenti, ognuna con il suo centro, i suoi modi di vita. Forse sono più di due. Mestre non è Venezia. Non lo è, non del tutto, il Lido, espugnato dal traffico automobilistico, ma neppure Marghera è la stessa cosa di Mestre. Gemelle diverse, tutte, dentro il disegno politico, difficile, di un’unica grande costruzione urbana, in bilico sul crinale dell’estraneità.


«Lucio Schiavon. La gemella diversa»
Fino al 14 novembre Fondazione Bevilacqua La Masa
Info
www.bevilacqualamasa.it