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Labirinto della visione. Nicolas Grospierre incanta la Fondazione Signum
di Alexia Boro   

ef 1.jpgTattarrattat non è un suono futurista ma un palindromo, una di quelle parole bizzarre e misteriose che possono essere lette da sinistra a destra e viceversa. Tattarrattat è un’invenzione di Nicolas Grospierre, artista del Padiglione Polacco che nel 2008 vinse il Leone d'Oro alla XI Mostra di Architettura e che ora è tornato a Venezia su invito della Fondazione Signum.

 

Fino al 15 dicembre a Palazzo Donà si può ammirare la sua installazione multimediale che si sviluppa dal film girato dall'artista stesso all’interno della sede della Fondazione nella primavera 2010. L’opera è strettamente legata all'esplorazione di questo luogo storico, pertanto diventa site specific e acquisisce il suo pieno significato solo se presentata nel palazzo. Il titolo è tratto dall’Ulisse di Joyce dove evoca il suono del bussare alla porta.

 

Grospierre usa l’oeil de sorcière (l’occhio della strega), lo specchio convesso, per catturare le immagini che conducono il visitatore attraverso il palazzo in un modo molto insolito tanto da renderlo ancora più misterioso invece che svelarne i misteri.

 

Che cosa è la verità delle immagini? È la domanda che emerge dall’installazione in cui si mescolano un chiaro interesse analitico per lo spazio architettonico e la fascinazione per immagini che, alla stregua di illusioni, sembrano perdere la loro veridicità. Tattarrattat: la porta si apre sul labirinto della visione algida e piena di interrogativi di Grospierre.
 

«Tattarrattat di Nicolas Grospierre»
Fino al 15 dicembre Signum Foundation
Info tel. 041-5289797
www.signum.art.pl