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Capodanno a Venezia. San Marco in Love e un tris d'assi
di Massimo Bran   
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Lo spettacolo è esserci. Punto. Venezia è uno di quei luoghi in cui se ci arrivi in occasione di una delle grandi feste dell’anno non ti danni a cercare ossessivamente il locale, la festa, lo spettacolo da non perdere. Perché la festa è il luogo, la città stessa, attraversando la quale non si sente bisogno alcuno di cercare un altrove. Certo, questo non significa che chi vive qui tutto l’anno non possa essere stufo del vuoto pneumatico in cui spesso la città si crogiola, autorefenziale, sempre a specchiarsi nella sua infinita bellezza.

 

Ma questa è un’altra storia, e comunque anche chi qui risiede sa che a Venezia per le grandi festività se ci si resta non ci si deve attendere nulla di particolarmente eccitante, nulla in più intendo: per quello c’è il fuori. E infatti molti veneziani scelgono il ‘fuori’. In particolare a Capodanno. Eppure anche a Capodanno a Venezia, se si vuole, si può consumare una festa coi fiocchi. Non c’è bisogno di molto.

 

Si può girare da un locale all’altro, magari in zona Rialto o in Campo Santa Margherita, mescolandosi in mezzo a un sacco di gente che ama vivere la festa senza alcuna preparazione particolare, in mezzo agli altri, tra uno spritz e l’altro.

 

La strada, i campi, le calli sono la scena teatrale da secoli delle feste veneziane, che certo si consumano a Palazzo, ma anche all’aria aperta, tra mercati, bancarelle, bacari… Con Napoli è da sempre la città che fa della parola in strada il suo verbo di vita primo. Quindi Capodanno qui significa lasciarsi andare al ritmo della strada, camminare, perdersi, ritrovarsi, sempre nel flusso labirintico delle truppe in festa, a briglia sciolte, naturalmente. Da una parte o dalle mille altre, prima o poi tutti sanno che fatalmente si arriva nell’ombelico storico della Serenissima, ossia quella Piazza San Marco che finalmente da un po’ di anni è ritornata il baricentro del brindisi più atteso dell’anno. Anche qui non aspettatevi il dj di grido o la band del momento. No. Nulla di tutto ciò. Semplicemente migliaia di corpi e occhi rapiti dall’irresistibile fascino di questo strepitoso rettangolo di storia, che mescola luci, colori, suoni della vita in un mix di grande suggestione. Per il terzo anno consecutivo il semplice format della notte più lunga dell’anno è Love!, semplice e stringente appellativo che Marco Balich ha affibbiato quale titolo al Capodanno a San Marco. Ossia gruppi di coppie che all’unisono si baciano all’incedere cadenzato di un gran cerimoniere, tra musiche e balli. E brindisi, naturalmente, con il buon Bellini offerto a tutti gli astanti. Un’idea immediata, stringente e semplicissima, ossia gli ingredienti base che un luogo del genere richiede, perché poi a sostanziare il tutto ci pensa lui, con la sua ricetta alchemica segreta. In the name of Love, of course…

 

Il dopo è ancora più libero. Sì, perché tra locali, bacari, ristoranti, alberghi, non tutti naturalmente, sono decine gli spazi che si aprono dopo i botti, finiti i cenoni di prammatica. Feste spontanee tra pub e locali elettrizzano la città fino all’alba, sempre con una propensione alla strada, agli esterni, che

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 rimane il fil rouge senza pause della grande festa. Inutile dare tanti suggerimenti, seguite le vostre vibrazioni. Però se proprio volete tre idee per tre diverse aspettative di post-piazza, beh, accomodatevi. Chi non ha voglia di sbattersi troppo nella ricerca del particolare, della Venezia nascosta, preferendo rimanere nel centro di gravità internazionale permanente della festa, a un metro dalla piazza, ha il locale che fa per sé, ossia l’Hard Rock Cafè, sicuramente il club senza barriere per eccellenza che tutti conoscono e in cui molti si ritrovano. Musica, drink, festa all night long.

 

Chi invece vuole finirla bevendo alla stragrande, con vini da sballo spesso introvabili altrove, fatti “come una volta”, senza solfiti da contadini veri, beh,

 l’osteria non potrà che essere la Mascareta del nostro grande Oste Mauro Lorenzon, vera autorità gaudente delle libagioni da vitigno, grande cerimoniere delle feste da consumarsi a tavola e al banco. Indiscutibilmente l’osteria numero 1 di Venezia, aperta a tutti, senza se e senza ma. Provare per credere. Infine, per chi ama la Venezia più esclusiva, elegante, beh, tra i pochi luoghi ’aperti’, ossia non blindati per i cenoni, sicuramente il design hotel Palazzina Grassi, adiacente al celeberrimo, omonimo museo, uno spazio metropolitano fantasticamente disegnato da Philip Starck, vero ritrovo internazionale di pura eleganza fuori da ogni barocchismo e ridondanza. Con in più un esclusivissimo Krug Lounge, unico in città, per festeggiare con le bollicine super, quelle vere. E fermiamoci qui, anche perché chi vi sposta da posti così?!
 

«Love 2011»
31 dicembre Piazza San Marco
Info
www.veneziamarketingeventi.it