VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ZOOM arrow Archivio
Venezia, Italia. Buon compleanno! /1
di Redazioneweb2   
Abbiamo  pensato di salutare i 150 anni dell'Italia unita con una mappa viva dei simboli dell’irredentismo
logo150.jpg
italiano a Venezia. Un irredentismo veneziano repubblicano, vista la straordinaria storia autonoma della città. Una città che ritornerà italiana 5 anni dopo l’Italia, 4 anni prima di Roma papalina. Una città che anche di questo passaggio storico è stata straordinaria protagonista, a partire dall’incredibile resistenza della Repubblica di Manin e Tommaseo del 1848-49. Senza dimenticare l’arte, il cinema, tutto ciò che ancora ricorda Venezia quale simbolo importante dell’unità del Paese. A partire dal suo peculiare… Senso unitario. Un senso identitario, una storia, una cultura inequivocabili, che proprio non sanno e non possono prestare il fianco ad alcun tentativo di strumentalizzazione provinciale da cortile. Non a caso la città, al netto della sua pur indigeribile autoreferenzialità contemporanea, vola ancora bella alta sopra tante miserie culturali di questi tempi.
Buon viaggio e buon anno. Italiano.
garibaldicastello.jpg
Giardini di Castello - Garibaldi
Non sarà proprio un caso se tra migliaia di calli le uniche due vie di Venezia siano dedicate ai moti risorgimentali. Via XXII Marzo (ultima delle 5 giornate milanesi) e, naturalmente, via Garibaldi, il cuore di Castello, il centro popolare della Venezia di un tempo e di oggi. In piena via, all’incrocio con i Giardini, il monumento all’eroe dei due mondi a firma di Augusto Benvenuti, 1885, composto da tre statue di bronzo collocate su delle rocce: il generale, un leone e un fedele garibaldino, quest’ultima aggiunta negli anni ’20. Dopo ripetuti avvistamenti di un fantasma rosso dalle sembianze del garibaldino veneziano Giuseppe Zolli, il quale pare avesse promesso al suo generale di vegliare su di lui in vita e in morte, infatti, ci si decise di ‘catturare’ l’indomito spiritello scolpendo la sua figura in una statua da collocare ai piedi del grande capo. Garibaldi, fallito lo sbarco in Laguna durante gli ultimi mesi della strenua resistenza della Repubblica di Manin nel ’49, fermato nelle valli di Comacchio dalla tragica scomparsa dell’amata Anita, riuscirà a salutare trionfalmente la Serenissima solo nel 1876


Campo Sant'Agostin, Campo Manin - Daniele Manin
Uno dei due grandi protagonisti del Risorgimento veneziano. Il condottiero libertario. Per alcuni giacobino, certamente l’immagine dell’irriducibilitàcampomanin.jpg della storia veneziana, fiera e inscalfibile. Negli animi perlomeno. Nato da famiglia ebrea, Fonseca, catecumenizzata, ossia convertita al cattolicesimo, prese come da tradizione il cognome dal padrino, un nipote dell’ultimo doge della Serenissima Ludovico Manin. Curiosa coincidenza della storia. Nel campo che porta il suo nome, prima San Paternian, la casa dove visse negli anni della rivoluzione e della Repubblica. A San Polo, vicino a Campo Sant’Agostin, in Ramo Astori la casa dove nacque, con una bellissima corte e con un’incisione nel portone esterno. Con Tommaseo fu un vero federalista, da buon veneziano geloso della propria identità autonoma eppure consapevole della necessità di unirsi all’Italia da unire. Morirà in esilio a Parigi nel 1857, con la sua patria-città ancora sotto gli austriaci. Resta il fatto che nel ’49 Venezia dà l’esempio più alto di resistenza all’invasore asburgico, resistenza che vivrà nei ricordi e nelle azioni dei futuri garibaldini. L’ultima delle repubbliche a cedere nel ’49, dopo un assedio di 5 mesi a opera di ben 50.000 militari austriaci!


tommaseo.jpg
Campo Santo Stefano - Niccolò Tommaseo
L’altro imprescindibile protagonista del Risorgimento veneziano. L’anima intellettuale dell’irredentismo veneziano e non solo. Evocato a sproposito da un federalismo neofita un po’ accattone, Tommaseo è un vero federalista europeo. Mal digerì, infatti, l’Unità risolta ‘moderatamente’ in salsa savoiarda. Per lui l’Italia doveva essere una repubblica federale, fuori da ogni servitù monarchica. Di matrice cattolica, fu sempre sferzante nei suoi giudizi e nelle sue posizioni. Grande letterato e nondimeno patriota, qui a Venezia consumò la sua irripetibile stagione irredentista a fianco di Manin, con lui prima carcerato dagli austriaci, poi liberato a furor di popolo e issato ai vertici massimi della nuova Repubblica. È ricordato in Campo Santo Stefano con un monumento allegramente denominato “cagalibri”. Il buon dalmata Niccolò, infatti, è seduto su una pila di libri, a ricordare la sterminata mole di volumi letterari e non da lui pubblicati


Teatro La Fenice - Senso 
Venezia, 1866: nel corso di una recita del Trovatore alla Fenice, gli irredentisti organizzano un lancio di volantini. Il tenente austriaco Franz Mahler,sensovisconti.jpg che insulta gli italiani, viene allora sfidato a duello dal patriota conte Ussoni… Questa la stringatissima sinossi del capolavoro di Luchino Visconti. Per rivivere quei momenti, quella tensione emozionante che solo uno snodo storico così epocale può regalare, acquistate subito il DVD, vedetevelo per bene e recatevi il giorno dopo alla Fenice. Un brivido vi coglierà, nonostante l’effetto bomboniera del teatro calligraficamente ricostruito. Verdi, Visconti, la Fenice: arte allo stato puro per una memoria irriducibile. Segnatevi la data, 1866, in modo che tra un lustro ci si rivede qui, perché l’Italia a Venezia arriva sempre in ritardo. Ma poi ci rimane, eccome se ci rimane!


palazzorealevenezia.jpg
Il Palazzo Reale - Museo Correr
L’Ala cosiddetta Napoleonica di Piazza San Marco, progettata dagli architetti G.A. Antolini, Giuseppe Soli e Lorenzo Santi nel 1808, con la doppia facciata monumentale con 14 statue di imperatori romani, il suggestivo portico - dov’è oggi l’entrata del Museo Correr -, il monumentale scalone e il Salone da Ballo costituivano nel loro insieme il Palazzo Reale di Venezia, volutamente ‘moderno’ e in antitesi con il Palazzo Ducale. Voluta da Napoleone, mantenne la sua funzione durante tutto il Regno d’Italia (1866-1946). Il complesso Reale si espandeva, così, lungo le Procuratie Nuove fino alla Libreria Marciana, a parte dell’edificio della Zecca, al Giardinetto Reale. Ma non solo, proprio agli anni dell’Unità d’Italia risale il primo nucleo del Museo del Risorgimento, un complesso di carte e documenti via via arricchitosi di dipinti, stampe, incisioni, autografi, curiosi cimeli, trofei, bandiere, uniformi, avvisi e proclami dall'effimera occupazione napoleonica agli anni del Regno Lombardo Veneto e al Risorgimento, con l'epopea della Repubblica di Daniele Manin, dall'unione della città all'Italia fino agli episodi chiave della Resistenza. La collezione, ora compresa nella sezione Civiltà Veneziana del Museo Correr, sarà protagonista, unitamente alla restituzione alla città di un percorso ‘reale’, delle celebrazioni veneziane del 150° dell’Unità d’Italia a partire da marzo 2011


Florian, San Marco - Il Caffè repubblicano
Negli anni 1848-1849, tra i due Caffè di Piazza San Marco il divario era netto, a partire dalle posizioni politiche ‘ospitate’. Da un lato il Quadri, luogoflorian.jpg di ritrovo principe degli Austriaci. Da molti anni aveva cambiato il suo nome in Caffè Militare e portava l’insegna Caffehaus sulla porta. Dall’altro lato il Caffè Florian, raduno privilegiato dei filo-repubblicani, tanto che il 7 febbraio 1848 Antonio Francesconi, allora proprietario del Caffè, venne convocato dalla polizia austriaca che gli intimò di chiudere la Sala del Senato con l’accusa che il luogo fosse il ritrovo dei giovani carbonari.
La Sala del Senato, denominata così dal 1820 quando divenne luogo di ritrovo abituale di alcuni membri di illustri famiglie veneziane (tra cui i Cappello, i Vallaresso, i Corner, i Savorgnan, i Marin, i Marcello, gli Zorzi, i Foscarini, i Widmann, i Grimani…, ossia il fior fiore della nobiltà veneziana) e successivamente scelta come quartier generale dai principali attori della rivoluzione, Niccolò Tommaseo e Daniele Manin, venne ridecorata nel 1858 sotto gli auspici del Progresso, delle Scienze e delle Arti, ma, invero, celando un certo numero di simboli massonici. Quando scoppiò l’insurrezione, nel marzo del 1848, il Florian, ca va san dire, fu in prima fila. Le cronache raccontano che Manin, alla testa di una numerosa folla, senza incontrare resistenza lungo la riva degli Schiavoni giunse in Piazza S. Marco da dove, issatosi su un tavolo del Caffè Florian, proclamò la Repubblica di Venezia


palazzoducalereferendum.jpg
Palazzo Ducale - Il Referendum scolpito
Il 21 ottobre del 1866 si svolse il plebiscito, a suffragio universale maschile, a Venezia, nelle Province Venete e a Mantova sull’unione delle stesse al Regno d’Italia sotto il governo monarchico-costituzionale di Vittorio Emanuele II. Il risultato decretò una maggioranza praticamente assoluta di favorevoli all’annessione, con 641.756 voti e solo 69 contrari; i nulli furono 273. Una lapide, tuttora visibile, posta a Palazzo Ducale nel percorso di visita, restituisce il plebiscitario esito, anche se da parte dei ‘venetisti’ si è sempre parlato di referendum burletta, non di libera adesione al Regno bensì di imposizione “sulla punta delle baionette piemontesi”, sostenendo che il grido “viva San Marco” non avesse niente a che vedere con l’unità nazionale. Dopo 145 anni la polemica vive sul filo del leone, anche se il ruggito è poco più di un miagolio…


Europa & Regina, San Marco - L'Hotel dell'Annessione
europa&regina.jpg
La storia ci ha consegnato un altro luogo veneziano, una stanza dell’Hotel Europa sul Canal Grande, ora Europa & Regina, dove il plenipotenziario francese e ‘garante’ dello svolgimento della consultazione referendaria, il generale Leboeuf, firmò il 19 ottobre la cessione del Veneto al Regno, prima ancora di aprire le urne, al cospetto di tre notabili: il conte veneziano Luigi Michiel, il veronese Edoardo De Betta, e il mantovano Achille Emi-Kelder. Questi, a loro volta, lo ‘deposero’ nelle mani del commissario del Re, conte Genova Thaon di Revel, e il giorno dopo sulla «Gazzetta di Venezia» apparve un anonimo trafiletto: «Questa mattina in una camera dell’albergo Europa si è fatta la cessione del Veneto». Prima ancora di rifare la stanza, quindi, si fece l’annessione!


ateneoveneto.jpg
Ateneo Veneto, Campo San Fantin - L’Agorà repubblicana 
Uno dei luoghi simbolo per il dibattito culturale e la circolazione delle idee fu l’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti, nato dalla fusione della Società Veneta di Medicina, dell'Accademia dei Filareti e dell'Accademia Veneta Letteraria. Negli anni del Risorgimento, personaggi ‘mitici’ come Daniele Manin e Nicolò Tommaseo hanno portato la loro voce autorevole, contribuendo al dibattito sull’Unità che allora significava la cacciata dell’invasore straniero. L’indirizzo di campo San Fantin va annoverato tra i passaggi fondamentali nella vita della città, nella sua visione più ampia e meno retriva rispetto alle istanze, legittime, di libertà. La ricca biblioteca e le stanze più riservate accolsero il sapere documentato e le parole allora sussurrate, che divennero un grido unitario verso l’auto-deteminazione: Venezia e il mondo, non certo un piccolo mondo a Venezia.