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Nel vortice dell’avanguardia
di Anna Trevisan   
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Vortice è qualsiasi flusso circolare di energia organizzato intorno a un unico punto; qualsiasi rotazione di particelle convergenti verso un centro, informate in una traiettoria a spirale. Vortice è quello innocuo dell’acqua che fluisce nello scolo del lavandino. Oppure, il vortice d’aria che genera un tornado. Nel suo nucleo si assomma la massima potenza, tutta l’energia contratta in un unico punto, eppure già in atto. Vertice e zone periferiche formano una figura che è suono, ritmo, colore, forma, movimento. Punta, trivella, varco, fessura, arma. Sciame di molecole vive che si spostano e polverizzano l’immagine in altre immagini.
 
«Vorticism is art before it has spread itself into a state of flacidity, of elaboration, of secondary applications» scrive Ezra Pound, che, con questa parola, “Vorticismo”, battezza il movimento d’avanguardia anglo-americano co-fondato insieme a Lewis nel 1914, a Londra, in risposta al Cubismo francese e in dissidente polemica con il Futurismo italiano, definito “corpse”, cadavere.
 
Una mostra alla Peggy Guggenhaim rende omaggio oggi al movimento vorticista, ricostruendo le tappe salienti della sua breve quanto intensa parabola artistica dispersa dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale che, come per un cupo presagio della Storia, sembra già anticipata in nuce dal titolo della rivista-manifesto del movimento: «Blast», esplosione.
 
Cento pezzi, tra disegni, dipinti, sculture, stampe e fotografie, accompagnano il pubblico tra le opere di Wyndham Lewis, Henri Gaudier-Brzeska (Hieratic Head of Ezra Pound), Helen Saunders, Edward Wadsworth e degli altri artisti che, come gli americani Jacob Epstein (The Rock Drill) e Alvin Langdon Coburn, e l’inglese David Bomberg (The Mud Bath) vennero in contatto con il movimento, oggi per la prima volta rappresentato nella sua interezza in una mostra che ha l’indubbio pregio di riunire insieme opere esposte in tre sole e distinte occasioni: le due esposizioni londinesi e quella americana del lontano 1917.
 
La prima mostra vorticista è del giugno 1915, al Doré Gallery di Londra. roberts.jpgColori sgargianti e forme meccaniche, tagliate da diagonali, contraddistinguono l’estetica di quest’avanguardia artistica, con composizioni sezionate da zig-zag e astratte geometrie che traducono in immagini il dinamismo industriale della modernità. L’eco della mostra venne tuttavia tristemente oscurata dalla concomitanza della morte di uno dei suoi artisti, lo scultore di origine francese Gaudier-Brzeska, caduto al fronte il 5 giugno. «We who were living are now dying/With a little patience», scrisse Thomas Eliot qualche anno più tardi.

Due anni dopo, nel 1917, il Camera Club di Londra ospita una nuova mostra legata al Vorticismo: quella del fotografo americano Alvin Langdon Coburn che, con lo speciale caleidoscopio da lui inventato e da Pound chiamato il “vortoscopio”, realizza particolarissimi scatti ispirati alla poetica vorticista, di cui imita con esattezza l’astrattismo geometrico. Tema delle sue “vortografie” sono le rifrazioni di pezzi di cristallo e di legno, e i ritratti: Pound, Lewis, Wadsworth ed Epstein. 
 
Nello stesso anno, nel cuore del conflitto mondiale, Pound organizza insieme al collezionista John Quinn una mostra a New York. Tuttavia, ancora una volta, la Storia ebbe il sopravvento e alle difficoltà organizzative legate al trasporto delle opere si aggiunse la chiamata alle armi di molti degli artisti che non poterono presenziare all’unico evento internazionale mai dedicato al Vorticismo prima di oggi.

«I Vorticisti: Artisti ribelli a Londra e New York, 1914-1918»
Fino al 15 maggio Collezione Peggy Guggenheim