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Lost and Found. I Dispersi a Venezia
di Riccardo Triolo   

hunger.jpgIl visibile è l'orizzonte entro il quale l'uomo è in grado di porsi domande. Se vedo, mi incuriosisco e mi faccio domande; se non vedo, non mi pongo il problema. Il cinema ha sempre funzionato così. Il suo mandato è quello di dare a vedere, portare alla luce: mondi, storie, culture. Il potere invece da sempre nasconde. E si nasconde. Dalla Domus Aurea a Villa Certosa. Una volta il potere adoperava le forbici della censura. Oggi il mercato, ancora ancorato al dominio territoriale, si limita a celare, a togliere allo sguardo, alla curiosità e al dubbio i prodotti meno convenienti.

 

Confini, lingue, culture: questi i limiti che, nell'epoca liquida della globalizzazione, il mercato degli audiovisivi rimarca, salvo poi trovarsi a fronteggiarli. Peccato però che il web, oltre che dare la possibilità di superare questi limiti, abbia negli anni seminato una nuova cultura.

 

Una cultura in cui la curiosità e la competenza, qualità inesorabilmente umane, si fanno strumenti di indagine del mondo, oltre ogni confine. Questo il senso profondo del cambiamento in atto, il migliore, il più sano ed energico degli ultimi anni. L'accesso pressoché illimitato a documenti, informazioni, strumenti fino a poco tempo fa appannaggio esclusivo di pochi su molti, ha cambiato di fatto le dinamiche e il concetto di fruizione e consumo. Tanto che anche un'istituzione come il cinema si trova a doversi confrontare con questo nuovo, sconfinato orizzonte di visibilità e di incognite. I film che vengono visti via web ben prima che vengano distribuiti nei paesi dove il mercato conserva ancora le sue roccaforti. I sottotitoli ai medesimi film, creati e diffusi istantaneamente e con altissima professionalità da community di neuromanti sparse in tutto il mondo e da esperti di tutte le lingue e di tutte le culture. E lì, nel mondo reale, tra politici senescenti e smutandati e province assediate da multiplex e outlet e sprovviste di offerta culturale, il cinema pare aver perso la sua attualità, la sua capacità di rileggere e ridefinire il mondo col racconto perpetuo del suo sembiante.

 

fragments.jpgMa ben prima di Wikileaks, community dilavanti di esperti e «prosumer» (creatori-consumatori, per dirla con la celebre crasi di Alvin Toeffler) si organizzavano per dare una nuova vita al cinema. I film, insieme alle canzoni, sono stati i primi files complessi a viaggiare liberi tra i fruitori della rete e sono stati i primi a trovare un nuovo senso, grazie alla meccanica combinatoria che anima la cultura di una generazione tanto offesa nel mondo reale, quanto vittoriosa nel mondo virtuale, tanto ignara del passato, quanto capace di accelerare verso un futuro che è ancora l'unico possibile. Condividere. Portare alla luce. Creare nuova visibilità, nuove domande, nuovi dubbi. E per questo saluto con grande orgoglio l'iniziativa degli amici di Hideout.it e il loro leggendario festival di film invisibili, non distribuiti nelle sale ma vivi e vegeti in rete, titoli d'autore e di genere tradotti e assaporati in cineclub virtuali che non hanno nulla da invidiare ai cineclub di un tempo. Film dispersi che riemergono dalla rete e finiscono finalmente sugli schermi delle città - e catalogati nel volume Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere (Falsopiano), che avrò l’onore di presentare alla Casa del Cinema insieme a Sara Sagrati il 15 febbraio alle ore 17 - a dimostrazione che questa cultura nata dal web, vituperata, barbarica, superficiale e sottovalutata, incide, eccome, sulla cara vecchia realtà. Per cambiarla.

 

«Dispersi. I film che non vi fanno vedere»
12, 15, 17, 19, 22, 24, 26 febbraio Casa del Cinema

martedì 15 febbraio ore 17 Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere (presentazione volume)

Info tel. 041-5241320

 

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