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Venezia, Italia. Buon compleanno! /2
di Redazioneweb2   

I tempi di un mito servono per viverlo, falsificarlo e comprenderlo. Il mito è appunto il logo150.jpgRisorgimento con la conquista dell’Unità d’Italia. Come gli anniversari, essi sono frequentemente accompagnati da un senso di indifferenza e nervosismo delle persone, che li considerano ormai superati. Al giorno d’oggi l’opinione generale esprime la necessità di guardare alla concretezza e al pragmatismo. Ma la Festa per i 150 anni dell’Unità d'Italia non può che essere un momento di riflessione e di riscoperta della nostra storia e dei luoghi che ne mantengono ancora vive le tracce. Non bisogna, dunque, perdere l’occasione per riconoscere le tracce vive dei simboli dell’irredentismo italiano in tutti gli angoli del paese, figuriamoci noi qui a Venezia, in uno dei luoghi- simbolo principi della battaglia unitaria; dove i simboli unitari non possono che coincidere con quelli, gli stessi, dell’irredentismo veneziano in senso stretto, repubblicano, vista la straordinaria storia autonoma della città.

 

 


 

Museocorrer.jpg Correr – Venezia che spera
L’Ala cosiddetta Napoleonica di Piazza San Marco, progettata dagli architetti G.A. Antolini, Giuseppe Soli e Lorenzo Santi nel 1808, con la doppia facciata monumentale con 14 statue di imperatori romani, il suggestivo portico - dov’è oggi l’entrata del Museo Correr, il monumentale scalone e il Salone da Ballo, costituiva con l’insieme di tutti questi straordinari elementi architettonici il Palazzo Reale di Venezia, volutamente ‘moderno’ e in antitesi con il Palazzo Ducale. Voluta da Napoleone, mantenne la sua funzione durante tutto il Regno d’Italia (1866-1946). Il complesso reale si espandeva, così, lungo le Procuratie Nuove fino alla Libreria Marciana, a parte dell’edificio della Zecca, al Giardinetto Reale. Ma non solo, proprio agli anni dell’Unità d’Italia risale il primo nucleo del Museo del Risorgimento, un complesso di carte e documenti via via arricchitosi di dipinti, stampe, incisioni, autografi, curiosi cimeli, trofei, bandiere, uniformi, avvisi e proclami dall'effimera occupazione napoleonica agli anni del Regno Lombardo Veneto e al Risorgimento, con l'epopea della Repubblica di Daniele Manin, all'unione della città all'Italia fino agli episodi-chiave della Resistenza. La collezione, ora compresa nella sezione Civiltà Veneziana del Museo Correr, sarà protagonista, unitamente alla restituzione alla città di un percorso ‘reale’, delle celebrazioni veneziane del 150° dell’Unità d’Italia con la mostra Venezia che spera. L’unione all’Italia (1859- 1866), dal 16 marzo al 29 maggio. Suddivisa in sezioni, espone, tra gli altri, dipinti di Luigi Querela e Ippolito Caffi, straordinari ‘reporter’ d’epoca che rappresentarono in forma allegorica la Venezia irredenta e desiderosa di riscatto del biennio rivoluzionario 1848-1849.

 

Teatro La Fenice – Notte del Tricoloresenso.jpg
Venezia, 1866: nel corso di una recita del Trovatore alla Fenice, gli irredentisti organizzano un lancio di volantini. Il tenente austriaco Franz Mahler, che insulta gli italiani, viene allora sfidato a duello dal patriota conte Ussoni… Questa la stringatissima sinossi del capolavoro di Luchino Visconti. Per rivivere quei momenti, quella tensione emozionante che solo uno snodo storico così epocale può regalare, non perdetevi la proiezione straordinaria di Senso (1 marzo ore 20.30, Casa del Cinema – Palazzo Mocenigo, San Stae 1990). Verdi, Visconti, la Fenice: arte allo stato puro per una memoria irriducibile. Recatevi, infine, alla Fenice. Un brivido vi coglierà, nonostante l’effetto bomboniera del teatro calligraficamente ricostruito. Teatro che sarà, ça va sans dire, al centro di festeggiamenti per il centocinquantenario dell’Unità d’Italia, ospitando il 16 marzo alle ore 20 il concerto in onore della “Notte del Tricolore”. Sul palco l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice impegnati su un repertorio rigorosamente risorgimentale.

 

istitutoveneto.jpgIstituto Veneto – La fotografia a Venezia all’alba dell’Italia unita
A Palazzo Loredan trova posto il Panteon Veneto, la collezione di ritratti marmorei, opera di celebri scultori veneti del XIX secolo, inaugurata in occasione del IX congresso degli scienziati italiani che nel 1847 consolidò quel sentimento di identità nazionale che avrebbe portato, l'anno successivo, alle rivoluzioni anti-austriache scoppiate in tutto il nord del paese. Strettamente connessa al tema risorgimentale, la mostra L’Acqua e la Luce. La fotografia a Venezia all’alba dell’Italia unita (3 marzo-15 maggio), allestita negli spazi attigui al Panteon, rivisita il periodo cruciale conclusosi con l’unione di Venezia e del Veneto all’Italia, rivolgendo lo sguardo a un aspetto poco frequentato da parte degli storici del Risorgimento: come la fotografia ha guardato alla città e testimoniato quegli eventi nell’arco temporale collocato tra l’esaltante esperienza della Repubblica di Manin, con l’eccitante quanto illusorio coronamento di quei sogni patriottici lungamente coltivati, e il definitivo ingresso di Venezia nell’Italia unita. Si giunge così a delineare un trentennio della vicenda iconografica cittadina, contrapponendo la Venezia del periodo austro-ungarico a quella ormai italiana, allo scopo di offrire uno sguardo d’insieme sintetico di grande suggestione sulla città grazie alla capacità unica dell’arte fotografica di restituire ed esaltare le grandi trasformazioni sociali e di costume della storia.

 

Fondazione Querini Stampalia – Facciamo un ’48!
Periodici di caratterequerini.jpg locale e testi giuridici, carte geografiche, incisioni, illustrazioni, fotografie (alcuni esemplari dalla raccolta dei 14 Forti di Venezia del 1866), editio princeps di testi letterari e non di autori risorgimentali veneti, componimenti d’occasione e memorialistica, documenti dall'Archivio della famiglia Querini (alcune lettere dall’epistolario del conte Giovanni in cui si narrano vicende personali e storiche del periodo), monete della “Repubblica di Venezia” e medaglie dei personaggi storici. La Fondazione Querini Stampalia partecipa alle celebrazioni unitarie in modo personalissimo, con una mostra, Facciamo un ‘48! (17 marzo-1 maggio), costruita attorno a fondi coevi o immediatamente successivi agli eventi del Risorgimento veneto appartenenti alle collezioni della Fondazione. Due gli episodi-cardine occorsi nel 1848 e nel 1866 attorno ai quali si intrecciano le vicende storiche e quelle della famiglia: l’assalto a Palazzo Querini del 1849 e le visite in Veneto di Vittorio Emanuele II tra l’agosto e il novembre del 1866.

 

 

 

 

 

 

abitoregina.jpgPalazzo Mocenigo – Omaggio all’Ottocento: Margherita, da Principessa a Regina
Un celeberrimo abito da cerimonia, in raso bianco e ricami in oro e perle, databile per la linea sartoriale agli anni subito successivi al 1868, impreziosito da un collare a “berta” di merletto di Burano, e un regale manto-strascico di velluto serico verde ricamato in oro, confezionato probabilmente per l’incoronazione. Un piccolo omaggio a Margherita di Savoia, in particolare al decennio compreso tra il 1868, data del suo matrimonio con Umberto I, grazie a cui diventa principessa, e il 1878, quando viene incoronata prima regina d’Italia, dopo la morte di Vittorio Emanuele II. Da non perdere, dunque, questo suggestivo viaggio attraverso una splendida parte di un consistente nucleo comprendente anche abiti della regina Elena, donati dal principe Umberto di Savoia, negli anni ’50, al Centro Internazionale delle Arti e del Costume di Palazzo Grassi, confluito nei primi anni ’80 nelle collezioni museali civiche. Al Museo del Tessuto e del Costume fino al 27 marzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ateneo Veneto – Corso di Storia Veneta
Uno dei luoghi-simbolo per il dibattito culturale e la circolazione delle idee risorgimentali fu manin.jpgl’Ateneo Veneto di Scienze, Lettere e Arti, nato dalla fusione tra la Società Veneta di Medicina, l'Accademia dei Filareti e l'Accademia Veneta Letteraria. Negli anni del Risorgimento personaggi ‘mitici’ come Daniele Manin e Nicolò Tommaseo hanno qui fatto ‘suonare’ la loro voce autorevole, contribuendo al dibattito sull’Unità che allora significava la cacciata dell’invasore straniero. L’indirizzo di campo San Fantin va annoverato tra i passaggi fondamentali nella vita della città, nella sua visione più ampia delle istanze libertarie della Serenissima. Oggi come allora testimone del tempo grazie a una serie di iniziative di grande spessore, a cominciare dall’inaugurazione dell’anno accademico, avvenuta il 19 febbraio, con la lectio magistralis di Mario Martone dal titolo emblematico Unità d’Italia: una battaglia non ancora finita. Riflessioni tra cinema, opera e teatro, per continuare poi con il Corso di Storia Veneta dedicato all’affascinante tema del viaggio con un’appendice ottocentesca: Ottocento. Da Senso a Sissi. La città delle donne (28 febbraio, Aula Magna, ore 18.30) e Pittori veneziani in viaggio nell'Ottocento. Tra Laguna e Danubio (2 marzo, Aula Magna, ore 17.30).

 

 

 sanmarco.jpgArchivio di Stato – Dalla Serenissima all’Unità d’Italia
L'Archivio di Stato di Venezia conserva le testimonianze di oltre mille anni di storia, dalle prime attestazioni della nascita della città fino al secolo XX. Un patrimonio ricchissimo di pergamene, carte e disegni si snoda nelle centinaia di stanze (le antiche celle dei frati) poste attorno ai chiostri della Ss. Trinità e di S. Antonio, nel convento di S. Nicoletto ai Frari. Nel suo insieme, costituisce una delle più importanti concentrazioni di fonti per la ricerca storica internazionale. Non sorprende, dunque, pur nella straordinarietà dell’occasione offerta solo per pochi giorni (4, 7 e 8 marzo dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18), avere la possibilità di leggere l'eccezionale documento che testimonia la visita dell'Imperatore Francesco Giuseppe e di Elisabetta - Sissi - a Venezia e per la quale la città organizzò un Carnevale novembrino. L'imperatore Francesco Giuseppe, accompagnato dalla giovane moglie Elisabetta Amelia di Baviera, allora appena diciannovenne, visitò la Serenissima dal 25 novembre 1856 al 3 gennaio 1857. La «Gazzetta Ufficiale di Venezia» dedicò al loro arrivo un numero speciale. Il resoconto dell'arrivo dei sovrani fu affidato alla penna del valente giornalista Francesco Beltrame, già consigliere del governo rivoluzionario del 1848. Un fitto programma ufficiale minuziosamente descritto che vale la pena di leggere direttamente, con gran finale al gran Teatro la Fenice, per l’occasione sfarzosamente adornato: «La platea, il palco scenico trasformato in una vaghissima sala inondata da un torrente di luce siderea, le logge, gli atrii, le scale erano occupate dalla folla; da per tutto maschere spiritose e gentili che si facevano dispensiere di confetti e di frizzi, conditi dalle veneri del nostro dolce dialetto, da per tutto l’allegria e il buon umore».

 

Collezione Peggy Guggenheim – Omaggio all’Italia
Peggy Guggenheim arriva in laguna nel 1948, invitata dalla Biennaleguggenheim.jpg di Venezia a partecipare alla prima Biennale Arte del dopoguerra. Si innamora della città in cui deciderà di risiedervi per il resto della sua vita, ossia per più di 30 anni. Palazzo Venier dei Leoni, la sua dimora affacciata sul Canal Grande, diventa il crocevia di mille racconti, mille incontri di quanti, amanti dell'arte o curiosi di conoscere la leggendaria collezionista, affollavano le sale della sua casa aperta al pubblico dove era possibile ammirare le opere dei grandi maestri delle avanguardie, da Kandisky a Picasso, da Manritte a Pollock, da de Chirico a Ernst. Pochi mesi dopo la morte di Peggy, nella Pasqua del 1980, la sua casa riapre come museo dando inizio all'avventura ormai trentennale della Collezione Peggy Guggenheim. Per ricordare la scelta di Peggy, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia il 17 marzo la Collezione Peggy Guggenheim invita tutti gli italiani a visitare gratuitamente il museo voluto tenacemente da Peggy proprio a Venezia, proprio in Italia.