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Sia lode al dubbio!
di Chiara Casarin   
lodedubbio1.jpgLa bandiera che li accomuna è quella dell'arte e ciò per cui si distinguono è l'appartenenza alla più famosa collezione europea a Venezia. Se la Biennale, che rivendica la città lagunare come capitale del contemporaneo, è nel pieno vortice dei preparativi, anche a casa Pinault si lavora senza sosta. Due sono le sfide o, perlomeno, gli obblighi culturali che il mecenate francese annuncia quest'anno all'ormai ultracentenaria esposizione internazionale: a Palazzo Grassi, il 2 giugno, Il mondo vi appartiene, dove sono presenti una quarantina di artisti provenienti da venti paesi diversi chiamati a dare la loro interpretazione del mondo e a Punta della Dogana, l’8 aprile, l'atteso Elogio del Dubbio.

 

In poco più di un anno la sede restaurata da Tadao Ando ha visto i tornelli girare per mezzo milione di volte e ora Caroline Bourgeois, curatrice invitata a dar nuova vita in entrambe le sedi e chiamata a coordinarsi con il neo-direttore Martin Bethenod, accoglie le opere di molti artisti mai esposti prima e di alcuni soliti notissimi. I due freschi titoli sono di sicuro attraenti e certamente destinati a incrementare le cifre già astronomiche di visitatori.

 

Nella prima mostra, che pare quasi in dissonanza con i fatti di rilievo internazionale, si percepisce un movimento d'entusiasmo, un'incitazione all'azione artistica rivolta all'osservazione delle diversità. Basti tenere presente che quasi tutti gli artisti dell'universo Pinault non vivono nel continente in cui sono nati e sono qui chiamati a riflettere appunto sulla diversità dell'altro. Nella seconda, a Punta della Dogana, non possiamo non ricordare che Tristan Tzara e Bertolt Brecht hanno per primi elogiato il dubbio, parecchi decenni or sono, quale motore d'invenzione, dispositivo di libertà d'azione e luogo della fertilità artistica contro ogni schematismo.

 

lodedubbio2.jpgQuesta esposizione procede con un taglio più intimo, è uno sguardo rivolto all'interno, all'emotività con cui gli artisti si muovono tra il loro operare e gli stimoli che percepiscono tra la forza e la fragilità dell'animo umano. Nelle sale sono presenti alcune tra le opere più emblematiche dagli anni Sessanta ad oggi che sottolineano una volta di più l'attenzione e la libertà collezionistica di Pinault, opere comunque affiancate da lavori di artisti nuovi sulle scene italiane. Due sono le installazioni site specific realizzate da Julie Mehretu e Tatiana Trouvé come loro personale riflessione sull'affascinante tema del dubbio affiancate  ai lavori di Donald Judd, Maurizio Cattelan, David Hammons, Edward Kienholtz, Paul McCarthy, Roni Horn, Marcel Broodthaers, Chen Zhen, Sigmar Polke, Subodh Gupta e molti altri. A raccogliere e documentare il lavoro svolto, un ricchissimo catalogo Electa in tre lingue.

 

Da questa stagione il programma della Fondazione consolida i progetti già testati - incontri con scrittori Storie dell'arte, laboratori didattici St_art, conferenze  aperte al pubblico L’Opera Parla e proiezioni di film - e la continuità dell'offerta espositiva, determinata da ritmi lievemente diversi per le due sedi: se per Punta della Dogana si instaurerà una cadenza lenta per le esposizioni più durature, come da protocollo dei più grandi musei del mondo, a Palazzo Grassi l'offerta sarà più differenziata e articolata in esposizioni più brevi e varie. La più celebre collezione veneziana nel suo insieme e nei luoghi che l'accolgono non è solo da vedere come un box di preziosità, ma anche da sentire e da provare: un vero e proprio laboratorio aperto in cui la creatività fermenta, coinvolge, dialoga e cresce.

«Elogio del dubbio»
Dal 10 aprile al 31 dicembre Centro d’Arte Contemporanea Punta della Dogana
Info tel. +39 041-5231680 www.palazzograssi.it