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Caratteri cubitali
di F.M.   
olivetti1.jpgC’è un periodo, recente, nelle vicende artistiche di Venezia, che merita grande attenzione per la qualità degli interventi effettuati e per l’apparente scarsa considerazione che ad essi viene abitualmente attribuita. Nel vortice delle vette architettoniche che la città in un continuo loop offre agli sguardi dei suoi visitatori, ci sono alcune ‘chicche’ capaci di riassumere in sé pagine fondamentali della storia dell’architettura moderna per la loro compiutezza formale e di stile. Un posto preminente spetta al negozio Olivetti di Piazza San Marco, realizzato da Carlo Scarpa e restituito alla città dopo un sapiente e accurato restauro conservativo e filologico a cura della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia, che ne ha assunto la direzione scientifica, consapevole di avere a che fare con il manufatto più straordinario di Piazza San Marco per l’architettura contemporanea e di poter mettere a frutto la competenza acquisita negli altri restauri per svelare l'originalità del progetto scarpiano, tenendo conto che tutto ciò che era stato fatto nel tempo rendeva difficile ipotizzare lo stato conservativo dei materiali.

 

Dopo un periodo di semi-oblio, quindi, la Crosera de piazza riprende il suo splendore sotto l’egida del FAI, grazie a un accordo con le Assicurazioni Generali per la gestione in comodato gratuito. Ripercorriamo la storia del Negozio a partire dall’incarico, ricevuto da Carlo Scarpa nel 1957, direttamente da Adriano Olivetti. Lo spazio è allocato in un punto nodale di San Marco, sotto i portici delle Procuratie Vecchie, affacciato sulla piazza; le dimensioni sono piccole, una sorta di vano tubolare di m 20 x 4. Per Scarpa il negozio rappresenta una sfida. Piazza San Marco è il luogo in cui si concentrano le molteplici anime di Venezia, quella bizantina della basilica, fonte di suggestioni che poi si ritrovano nel negozio stesso; quella delle Procuratie Vecchie, dove Sansovino abitava e dove è situato il negozio; quella rinascimentale delle Procuratie Nuove. Queste anime sono fuse nel lavoro finale di Scarpa, sintesi di visioni e ‘incroci di civiltà’ che lo rendono uno scrigno unico. L’architetto, rivendicando le proprie origini bizantine, riesce a creare un’opera di grande respiro e trasparenza, armoniosamente inserita nel contesto veneziano.

 

olivetti2.jpgLo conferma il ruolo assegnato ai rivestimenti, lapidei e no, che si compongono con ineguagliata armonia nella nuova configurazione spaziale del negozio. I materiali utilizzati vanno dalla pietra d’Istria dell’insegna esterna al marmo nero del Belgio, coperto da un velo d’acqua, del basamento della scultura dorata di Alberto Viani, dal marmo di Aurisina della straordinaria scala a lastre sospese, al teak africano di parapetti e soffitto. I diversi particolari sono raccordati da un inedito pavimento a mosaico in tessere di vetro rettangolari dal profilo irregolare, le cui colorazioni spaziano dal rosso al blu all’oro, in base alla porzione di ambiente corrispondente. Scarpa realizza il negozio rendendo trasparenti le pareti esterne, creando ampie vetrine dalle quali si gode una visione inedita, obliqua della piazza, una visione a sua volta ‘mediata’ dalla scultura di Viani sospesa all’interno su un filo d’acqua, con gusto tipicamente veneziano.

 

Scarpa si avvale poi di parametri misti all’esterno e, nel trattare gli inserimenti di pietra, riesce a dare grandissima prova quale inventore di caratteri, impiegando la pietra grezza come sfondo per l’insegna. Questo straordinario spazio è una raccolta di modi espressivi e di delicatezze senza pari: i pavimenti a mosaico bianchi e rossi, i colori di Klee, protagonista di una celeberrima mostra alla Biennale allestita in modo perfetto da Scarpa, e poi la scala sospesa, che nasconde il suo peso, il trattamento delle finestre del mezzanino, protette da un infisso dal profilo apparentemente arbitrario, ma in realtà di ispirazione orientale, ridisegnate all’interno e immutate all’esterno. Lo spazio è perfettamente modellato dalla sapienza costruttiva e, malgrado le sue dimensioni ridotte, è un monumento a tutti gli effetti: anzi, questo elemento ne esalta la preziosità. Il negozio Olivetti dimostra quanto conti il rapporto tra la committenza e l’architetto, come le personalità illuminate riescano a trovare un linguaggio comune. Già nel 1959 lo storico dell’arte Carlo Ragghianti definì il lavoro come «uno dei più limpidi capolavori dell’architettura contemporanea».

 

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Scrive Francesco Dal Co: «Scrigno di trasparenze, il negozio Olivetti è una vera e propria offerta che trae dall’apparente inattualità dei suoi significati la sua conturbante attualità. L’architettura di Scarpa, infatti, è arte dell’offrire, della filologia costruttiva, del porgere; è arte della dedizione non supina, dello sperimentare senza timore del paradosso, del ricercare avverso ai luoghi comuni. Le sue costruzioni sono prove di come il prendersi cura fosse lo scopo del suo lavoro. Il negozio Olivetti è tra i documenti più preziosi pervenuti di questo intreccio di valori che noi e il nostro tempo rischiamo di dimenticare, ignorare e perdere».
Il FAI è in grado di adempiere al meglio un passaggio di testimone ideale tra due Padri nobili del sapere come Olivetti e Scarpa e le future generazioni, che tra le testimonianze di un paese un tempo proteso con lungimiranza al futuro, potranno trovare il frutto tangibile di questo concorso virtuoso di idee.

Negozio Olivetti
Inaugurazione 20 aprile Piazza San Marco
Info www.fondoambiente.it