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Le corna dell'Est
di Riccardo Triolo   
feff1.jpgBeffarde quelle corna scaramantiche esibite nella locandina del tredicesimo Udine Far East Film Festival. Un gesto portafortuna che oggi pare più che mai opportuno, rivolto al Giappone dello tsunami e delle centrali esplose - sì, esplose! -, rivolto pure all'Italia ciarliera e disonesta di chi quelle centrali le vorrebbe anche qui da noi, magari in quel di Chioggia, però sicure, più di quelle giapponesi, ché qui da noi un terremoto così non potrà mai esserci. Ah, meno male. Facciamo le corna, allora. Ma fatte bene. «Do it right», chiosa il finale del trailer portafortuna di questo FEFF 2011, girato dall'hongkonghese Clement Cheng (potete vederlo su mymovies.it), regista prodigio del cinema dell'ex colonia britannica, rivelazione dello scorso anno: una quarantina di secondi in cui si consuma, rapido e scuro, un combattimento-esorcismo tra preti taoisti e zombie volanti sui grattacieli di Hong Kong, concluso in forza del gesto propiziatorio ‘ben fatto’, vale a dire con mignolo e indice rivolti all'ingiù. E così, con uno sberleffo alla tradizione popolare del cinema asiatico si aprirà il 29 aprile anche questa edizione del festival di cinema popolare estremorientale più importante dell'Occidente.

 

Nordest e Far East del resto sono sempre più legati, a cominciare dalla Mostra del Cinema, da sempre aperta all'Oriente - almeno dal 1951, anno in cui il palindromo Rashômon di Akira Kurosawa conquistò il Leone d'Oro - e oggi diretta da uno dei più grandi conoscitori ed estimatori del cinema asiatico, peraltro in ottimi rapporti con il Centro Espressioni Cinematografiche, organizzatore del festival udinese. Un ponte ideale, quello con l'Estremo Oriente, che conduce ogni anno a Udine lo spettatore appassionato, il cinefilo più cocciuto e retrivo, come il più fanatico degli otaku.

 

feff2.jpgPerché di bello, lo diciamo ogni anno, il FEFF ha che ci porta a contatto con una cinematografia sempre imprevedibile, storicamente saccheggiata da Hollywood, libera dagli schemi e dalle resistenze ‘accademiche’ di certo cinema europeo, sfrenata e sperimentale anche nelle sue manifestazioni più popolari. Quest'anno Udine riserva non poche sorprese. Sessanta nuovissimi titoli provenienti da dodici nazioni, compresa la new entry della Mongolia. È nel territorio multiforme e stratificato dei generi che si muovono i selezionatori del CEC, un alveo in cui sono cresciuti talenti poi divenuti leggendari, tutti passati per Udine, come Johnnie To e Park Chan-wook. E proprio di quest'ultimo, il coreano autore del crudele quanto allegorico Old Boy, a Udine potremo assaporare un cortometraggio horror, il primo girato interamente con un iPhone, con un budget decisamente low ma con risultati pare elevatissimi.

 

Nessuno sa di più, ma pare che al protagonista di Night Fishing nel corso di una tranquilla pesca notturna appaia un'inquietante presenza femminile... E delle donne orientali avrà il profumo anche l'altra attesissima sorpresa di questa edizione numero tredici: il remake dell'hollywoodiano What Women Want che sostituisce a Mel Gibson ed Helen Hunt la star Andy Lau e la musa Gong Li, alla sua prima prova brillante. La retrospettiva sarà ancor più rosa e decisamente piccante: un excursus ad alta tensione erotica del miglior pink eiga (il soft porno underground giapponese) dagli anni Sessanta a oggi.
Riccardo Triolo

«Udine Far East Film 13»
29 aprile-7 maggio Udine
Info www.fareastfilm.com