VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow CINEMA arrow Archivio
Habemus Papam… probabilmente
di Riccardo Triolo   
habemuspapam.jpgSiamo ancora così, riconsegnati a noi stessi, riflessi nell'ultima folgorante inquadratura di Habemus Papam. Tra uno iato (la finestra lasciata vuota) e una rima (fedeli e spettatori): sospesi. Quest'ultimo Moretti, tutto costruito per negazione - negazione del titolo, dei ruoli, delle aspettative - non convince del tutto, e forse non vuole farlo, considerando la proverbiale sprezzatura dell'ineffabile Nanni, ma lascia il segno. Indeciso, irrisolto nel suo prudente oscillare dalle scene di massa dell'apertura alle più intime pieghe della psiche, dai toni sottilmente beffardi tardobunueliani e parabellocchiani a quelli affettuosi ed elegantemente distaccati, quando non bonari, che non concedono, in prima battuta, nulla alla ferocia del Moretti di Sogni d'oro o Il caimano, Habemus Papam è un film che delude lo sguardo, ma finisce con l'accarezzare il pensiero.

E infine arriva. Arriva come presa d'atto di una crisi della forma di proporzioni oltreumane. Crisi della Chiesa come rappresentazione testimoniale organizzata e ritualizzata del divino. Crisi del potere come rappresentazione delle istanze umane. Crisi del cinema come forma di rappresentazione il cui mandato forzosamente enunciativo conduce al confronto con l'irrappresentabile, l'inenarrabile, l'inenunciabile. Crisi dell'orizzonte politico, a fronte di un ritorno alle questioni umane e private, specchio di eventi più grandi ed ineffabili e di forze incontrollabili. Di qui l'ironia morettiana, euforica, ossessiva, ritmica, dissociata. Di qui lo strenuo tentativo di riabilitare la psicanalisi, che sempre in Moretti appare depotenziata e inoffensiva.

 

Solo il teatro smaschera, almeno quanto robertbresson.jpgil comico insito in ogni piega del destino. Così, mentre a Cannes Moretti, insieme a Sorrentino, tenterà di difendere l'indifendibile Italia agli occhi del mondo, noi continueremo a chiederci cosa diavolo avrà mai voluto dirci Nanni con Habemus Papam. Magari confrontando le immagini insolventi del Moretti antiteologico con l'asciutto ascetismo e le tensioni gianseniste di Robert Bresson. Vera e propria scrittura per immagini, il cinema dell'autore di Mouchette, Au hazard, Baltazar, Diario di un curato di campagna, Pickpocket, L'argent è tanto coeso e coerente quanto aperto e moderno. Non c'è chiusura del senso nelle immagini di Bresson. Il suo è un cinema di tropi, di forze in trasformazione continua. Come l'asino di Au hazard, Baltazar, che è anche Cristo. O la sfortunata Mouchette, la cui esistenza crudele assume su di sé tutta la crudeltà del mondo. La rassegna dedicata a Robert Bresson è un'occasione straordinaria di vedere o rivedere un cinema ad altissima tensione morale. Un cinematografo, direbbe Bresson, così ancorato a un'idea nobile e alta di cinema, arte in grado di saldarsi all'esistenza dello spettatore scavando nelle sue contraddizioni, nelle sue miserie, con rigore e pietas.

Un cinema, quello di Bresson, ricco di ellissi e rispondenze interne, rigore compositivo e amore per il dettaglio, a volte ritmico, pulsante, convulso, altre ampio, largo, maestoso, sempre tesissimo, spiazzante. Pessimista? Forse, ma con un senso del tragico che si rivela sempre fuori campo, altrove, mentre l'occhio lavora, scruta, cerca, connette. Ricorda Alberto Farassino a proposito de Il diavolo... probabilmente, forse il suo film più buio e tra i suoi più affascinanti, come il cinema di Bresson nell'ottimismo della messa in scena finisca per riscattare ogni pessimismo della ragione. E il cinema, da Bresson a Moretti, rischia di nuovo di insegnarci qualcosa...

«Un maestro del cinema: Robert Bresson»
I martedì, giovedì e sabati di maggio Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti
Info tel 041-5241320

 

:agenda cinema