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Rivolta di un eretico. Adunata a Marghera per Caparezza
di Alessandra Frontini   

caparezza.jpgNon poteva che essere il Rivolta, la cornice ideale per la tappa veneziana del nuovo tour di Caparezza. Dove altro reificare, d’altronde, Il sogno eretico di un menestrello furioso? L’album, che tra i gadget inclusi comprende una mascherina per la notte e, in versione digitale, offre un brano (L’ottavo, capitolo) e un video (Ti sorrido mentre affogo) in omaggio, rende evidente il fatto che il buon Michelone, sotto tutti quei ricci neri e irrequieti, custodisca una testa mica da ridere. Accanto a Tony Hadley, per esempio, rende onore alla nostrana e tristemente nota fuga di cervelli con Goodbye Malinconia (sbirciatelo su YouTube, è imperdibile!): l’eco anni ‘80 diluisce appena il morbo di un’attualità tanto indigesta.

 

Gli scettici se ne facciano una ragione: in questo italico quando, le città-stato fagocitate dalle becere moine di parlamentari prezzolati, o di sciacquette da calendario approdate su scranni altrimenti pregevoli, andrebbero spazzate via. È necessario tornare a costruire la polis, ove coincidano isonomia e kòsmos; per farlo, l’imperativo è tenere la mente accesa e rispedire al mittente le istanze facili e vacue di chi ripete «ti fai troppi problemi, non te ne fare più».

 

caparezza1.jpgNe Le cose che non capisco una campana a morto accompagna il rap sarcastico e implacabile di Caparezza. Un quiz grottesco interroga su argomenti «a cui nessuno dà la minima importanza», mentre sfilano le ombre dei caduti sul lavoro e l’ipocrisia di funerali di stato per militi presto ignoti. Ma la rabbia vera, quella che priva il musico salentino di ogni velata ironia - persino della tipica vocina nasale e impertinente - esplode in Non siete stato voi, un’onda salvifica di fiele versata su tutti gli ignobili furfanti al potere, quelli «col busto del duce sugli scrittoi e la costituzione sotto i piedi» e quelli «come voi, che i mafiosi li chiamate eroi e che il corrotto lo chiamate pio».

 

Giusto per restare in tema, spunta anche Legalize the premier brano che, meglio di qualsiasi altra traccia del disco, pare suggerire l’esasperazione di un popolo turlupinato, nauseato, costantemente vessato per evidente incapacità di reazione. Reggae allo stato brado, ben coadiuvato dalla voce del siciliano Alborosie, capace di sostituire, debitamente, un rastaman con un più pertinente ‘castaman’ che suole affermare «Mi atteggio da messia ma non mi fido di Pietro, io mi fido solo di chi dice: - Firmo il decreto! -». Ehm... chi vi ricorda? Il consiglio è questo: correte al Rivolta, il 7 maggio, a scaldare muscoli e timpani con il sound giamaicano di The Abyssinians & The Congos per arrivare svegli, arrabbiati, indignati quanto basta all’appuntamento del 21 con Caparezza, giorno in cui ognuno potrà gridare di essere «Nella cella reietto, perché tra fede e intelletto, ho scelto il suddetto».

Caparezza
21 maggio Rivolta P.V.C.-Marghera (Ve)
Info www.rivoltapvc.org