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Chris & Liam, ‘coolness’ a go-go. Coldplay e Beady Eye: la vera serata internazionale dell’edizione
di Eddy Stefani   

beadyeye.jpgSenza nulla togliere alla seconda e terza tranche del festival, che vedranno come headliners i Negramaro e il Vasco nazionale, la vera serata di respiro internazionale di quest’anno è quella inaugurale, con un cast d’eccezione. I Beady Eye, capitanati da un Liam Gallagher artisticamente orfano del fratello Noel, potrebbero sembrare gli Oasis ma non lo sono. Se è pur vero che le ormai note influenze di Beatles, Kinks e The Who si percepiscono nemmeno tanto cripticamente, va pure detto che il songwriter mancuniano è riuscito a estrapolare quella derivazione spleen e il dogma più visceralmente rock che agli ormai obsoleti Oasis mancava da tempo, virati com’erano verso sonorità più psichedeliche.

Cesare Cremonini, dismessi i panni teen-pop adolescenziali targati Lunapop, è oggi una delle più fresche realtà cantautoriali italiane. Probabilmente il suo imperativo è «Crescere!»: alla sua ancora giovane età, negli ultimi anni ha regalato prove esecutive di una maturità che i dinosauri del Bel Paese gli invidiano. Le collaborazioni con Jovanotti, Malika Ayane e Fiorella Mannoia (che apre i propri concerti con una versione reincisa di Le tue parole fanno male) già di per sé indicano la qualità del repertorio del nostro.

 

Gli Echo & the Bunnymen, band post-punk coldplay.jpgformatasi a Liverpool nel ‘78, non hanno certo bisogno di grandi presentazioni. Fonte di ispirazione per decine di altre band (tra cui U2, Radiohead, Lagwagon, The Killers), corteggiati da film oscuri come Ragazzi Perduti e Donnie Darko, attraverso le loro colonne sonore senza tempo ci catapultano nel lato più etereo e impalpabilmente dark che gli amanti degli anni ‘80 non possono dimenticare. Album entrati nella storia come Heaven Up Here e Ocean Rains, fino al recente The Fountain definito “luciferino e religioso”, esprimono dal vivo una perizia proteiforme da musicisti consumati esaltata dall’istrionismo morrisoniano di Ian McCulloch.

Gran finale con i Coldplay di Chris Martin, che propongono uno show in cui la chitarra di Buckland riempie di elettricità l’atmosfera probabilmente già bollente della serata. Il gruppo raggiunge la fama mondiale con Yellow, contenuto nel loro album di debutto Parachutes. A Rush of Blood to the Head e X&Y li consacrano e con Viva La Vida, prodotto dal genio di Brian Eno, tagliano il traguardo dei 50 milioni di dischi venduti, successo invidiabile in quest’epoca di pirateria. Come può il sempre più affamato popolo rock rinunciare a cotal pasto luculliano?

Giovedì 9 giugno
Coldplay, Cesare Cremonini, Beady Eye,
We Are Scientists, Echo & the Bunnymen + Guest