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Addio alla "Diva aux pieds nus"
di Delphine Trouillard e Gianantonio Purgato   

cesaria.jpgSi è spenta all'età di settant'anni la grande interprete capoverdiana. È stata per noi una grande emozione poterla intervistare in occasione del memorabile concerto che l'artista tenne al Teatro La Fenice la scorsa estate:

[Venezia, luglio 2011] Ci sono voci come quella di Cesaria Evora che, data la loro unicità, non si possono mettere in discussione e avere il privilegio di sentirne le calde sfumature nell’acustica perfetta della Fenice rappresenta una ghiotta occasione per tutti coloro i quali vogliano regalarsi una serata di pure emozioni.

Nell’ambito della quarta edizione del «Venezia Jazz Festival», nato da una felice intuizione del Presidente di Veneto Jazz, Giuseppe Mormile, che finalmente ha portato la Serenissima sulla grande ribalta del jazz internazionale, la grande Cesaria Evora è di scena nel “gran teatro” il 26 luglio. L’interprete capoverdiana, dopo qualche anno di assenza dai palcoscenici per motivi di salute, ritorna alla grande (ri)presentando il suo ultimo album, datato 2009, Nha Sentimento, un lavoro in cui si mescolano suoni più arabeggianti alle tradizionali note dal sapore lusitano, vagamente struggente e fieramente malinconico. Ciascuno può trovare la sua canzone da brividi tra il suo vasto repertorio.

Cesaria incanta, interpretando le note come fossero pezzi di vita; la sua voce, dal timbro inconfondibile, va oltre l’armonia estetica per entrare nell’anima e anche quando interpreta dei brani non nella sua lingua madre pennella il pentagramma con il suo inconfondibile, irresistibile accento. La sua versione di Besame mucho, che assume un tono un po’ trascinato nelle vocali, per cui la “e” assomiglia più a una “i” dolce, è un’esperienza sensoriale, ma scevra di ogni retorica da coccole e bacini. Cesaria ha imparato da subito, fin da quando era bambina, che la vita è una lotta e una conquista, per questo il suo inno alla gioia di vivere non è gridato, ma rispettoso, fiero, onesto. Besame, besame mucho. Que tengo miedo, miedo de perderte despues…


Lei gira il mondo come se passeggiasse per le strade di Mindelo. Qual è il segreto di questa semplicità?
Da più di vent’anni è diventata oramai un’eccitante abitudine per me girare il mondo assentandomi da Capo Verde per lunghi periodi. È il mio lavoro, la mia passione, la mia vita che insieme mi trascinano lontano da casa mia; eppure io mi sento sempre a casa mia ovunque, nel senso che la mia isola e le mie radici rimangono incollate inossidabili a ogni mio atto, gesto, emozione. Questo fa sì che il mio incedere in ogni angolo del pianeta sia all’insegna di una assoluta naturalezza, perché nello zaino ho sempre Capo Verde.

morna.jpgIn occasione delle sue tournée mondiali ha avuto occasione di conoscere e incrociare artisticamente i più grandi musicisti contemporanei. È diventata nel tempo lei stessa una star della cosiddetta world music. Com’è percepita questa sua celebrità a Capo Verde?
Dal netturbino fino al presidente, tutti conoscono la mia persona e la mia musica e sono molto contenti e orgogliosi che la cultura musicale capoverdiana abbia viaggiato con me per tutto il mondo. Ovunque io vada, immediatamente il mio nome è collegato a quello della mia isola e della mia gente. Quindi la celebrità appartiene tanto a me quanto al mio paese. È un tutt’uno inscindibile. Credo che sia un motivo di grande felicità per la mia piccola comunità quello di avere un’occasione in più per disvelare le proprie suggestioni artistiche e culturali. La musica, come per tante isole, poi è il nostro pane, quindi credo che la felicità sia doppia in questo caso.

Quali sono state le fonti di ispirazione decisive, le scintille che sin da giovanissima hanno acceso la sua passione per la musica, portandola ad abbracciare senza dubbi questo meraviglioso mestiere?
In realtà non ci sono state fonti d’ispirazione particolari. È stato un processo molto naturale. Come tutti i bambini mi divertivo a cantare, per puro piacere. Quando avevo sedici anni il mio fidanzato dell’epoca, Edoardo, ha scoperto la mia voce, così per caso. Da quel giorno, siccome trovava la mia voce bellissima, ho iniziato a cantare per lui. Subito dopo mi sono resa conto che non solo lui, che poteva anche essere condizionato dal sentimento, ma molte altre persone provavano grande piacere ad ascoltarmi. Sentivo ottime vibrazioni e capivo di suscitare positive emozioni in chi incominciava ad ascoltarmi. Ciò mi ha spinto ad insistere su questa direzione: la strada verso il mondo della musica e del canto si era così aperta. Da allora ho iniziato a interpretare canzoni tradizionali capoverdiane, che è poi ciò che mi piace fare di più ancora oggi, perché è questo che il mio popolo ha piacere di ascoltare.

evora2.jpgNell’ultimo suo album, Nha sentimento, da un lato riafferma il suo irriducibile attaccamento alle radici ancora più accentuato dalla leggerezza percussiva di Tey Santos, che sembra proprio volerci riportare al sound originario di Mindelo, da un altro lato non smette di guardare al mondo, con delle mornas di evidente influenza araba, cultura che peraltro è al contempo una radice stessa delle mornas. Insomma, un gioco fascinoso di rimandi tra universo e casa, tra incroci di linguaggi e purezza del proprio alfabeto. Una strada che intende proseguire nei prossimi lavori? A proposito, a quando il prossimo album?
Nella nostra cultura sono ben presenti influssi di musica araba. È per questo che, in accordo con il mio produttore, abbiamo pensato fosse doveroso utilizzare nell’album Nha sentimento strumenti arabi. Sono legatissima alle mie radici capoverdiane, radici per forza di cose meticce, in cui il mescolamento di culture ha agito creando una riconoscibilissima identità fatta di più identità. Quindi essere per me aderente alle radici della mia isola significa al contempo restituire in un mix proprio molte radici del mondo. Tra cui quelle arabe. Sto preparando un nuovo album del quale ancora non posso dire nulla... tranne che sarà una sorpresa.

Nell’album Cesaria (1995) canta in francese il suo amore per il suo “petit pays”. Riesce ad immaginarsi vivere in un altro paese che non sia la sua amata isola?
Assolutamente no. Sono troppo legata alla mia terra e alla mia gente. Non riesco a immaginarmi di vivere in un altro paese. C’è un’espressione tipicamente capoverdiana che dice: «È qui che il mio ombelico è seppellito». L’appartenenza alla mia terra e i legami che a lei mi riportano sono sempre ben presenti e vivi.

Tutti la conoscono come la “diva dai piedi scalzi”. È corretto interpretare questa sua particolarità come espressione di libertà?
Le leggende sul mio presentarmi in scena e cantare a piedi nudi sono numerose e fantasiose. Semplicemente non mi piace calzare delle scarpe. Non riesco a indossarle a causa del clima caldo del mio paese. Quando sono in Europa, siccome fa più freddo, metto delle pantofole…

evora.jpgVenezia è un simbolo dell’insularità e dell’incrocio di etnie, linguaggi, costumi. Da artista e donna dall’identità insulare per eccellenza, che emozioni prova per questo luogo sospeso tra natura e artificio?
La settimana scorsa ero all’isola della Réunion e mi è stata fatta più o meno la stessa domanda, alla quale ho risposto che ogni qualvolta mi trovo su un’isola mi sembra quasi d’essere a casa mia. E Venezia non fa eccezione. Adoro questa città, adoro scoprire le meraviglie che nasconde passeggiando per le calli o facendomi trasportare in gondola per i canali. Sono del resto emozioni che chiunque abbia un minimo di sensibilità artistica possa vivere in questo meraviglioso luogo. Però chi viene da un’isola, chi vive da sempre in mezzo all’acqua, percepisce qualcosa in più, altre sfumature, sapori e rumori che solo l’acqua che hai da sempre dentro possono restituire.