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Eterne mutazioni. Incontro con Luca Francesconi
di Andrea Oddone Martin   
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Con un concerto straordinario prende l'abbrivio il 24 settembre Mutanti, il 55° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia. Il concerto è dedicato a Peter Eötvos, il celebre compositore e direttore ungherese a capo della prestigiosa orchestra di musica contemporanea SWR (Südwestrundfunk) Sinfonieorchester Baden-Baden und Freiburg, in concomitanza con l'assegnazione del Leone d'Oro alla Carriera, e si articolerà a partire dalla bartokiana Tanz-Suite per orchestra, doveroso tributo alle ascendenze della musica di Eötvos al quale seguiranno, di Eötvos, Konzert für zwei Klaviere, opera riecheggiante la lezione del Maestro, e Replica per viola e orchestra che mostra invece legami con la sua opera di maggior successo, Le tre sorelle di cechoviana memoria. L'esecuzione del balletto Agon di Igor Stravinskij concluderà il concerto. 

Altre formazioni che partecipano al Festival: Hermes ensemble dalle Fiandre, l'Ensemble da camera dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, il quartetto d'archi del Teatro La Fenice, la FVG Orchestra Mitteleuropea diretta da Andrea Pestalozza, l'Ictus Ensemble da Bruxelles in un programma denso di prime italiane, gli italiani Sentieri Selvaggi diretti da Carlo Boccadoro e il Repertoriozero Electric String Quartet premiati con il Leone d'Argento che la Biennale dedica alle nuove generazioni. 

 
petereotvos.jpgNotevole lo spazio dedicato quest'anno ai giovani, sia in termini di eventi che di laboratori formativi: due i progetti del Conservatorio Benedetto Marcello che, con i propri allievi, articola due eventi dal titolo Fluxus! e Privo sarà del cielo e de l'inferno. Sarà presente anche il maggior centro europeo di ricerca sul suono, l'IRCAM di Parigi, con due concerti e un nucleo di laboratori che occuperanno l'intera settimana del Festival. Questi sono soltanto alcuni tra gli eventi previsti in questa Biennale Musica 2011, sotto la direzione artistica di Luca Francesconi (al suo quarto e ultimo mandato) che abbiamo raggiunto telefonicamente.

Un personale bilancio della sua esperienza quadriennale al Festival della Biennale Musica?
È stata decisamente una prova di conferma. Guidare il Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale dal mio esordio nel 2008 (Radici-Futuro) passando poi per le successive edizioni Il corpo del suono (2009), Don Giovanni e l'uom di sasso (2010) e certamente anche quest'ultima Mutanti, ha confermato ciò che pensavo già prima di intraprendere questo percorso: in primo luogo il rispetto del pubblico che, se messo nelle giuste condizioni percettive è perfettamente in grado di giudicare le proposte; il particolare pubblico degli eventi veneziani, cosmopolita ma localissimo, mi ha confermato questa grande potenzialità nella qualità critica dell'utenza. In secondo luogo, un mio convincimento ‘inossidabile’ si è dimostrato tale durante le quattro edizioni del Festival veneziano, e cioè che la ‘musica contemporanea’ non esiste. Mi spiego meglio: la musica è sempre contemporanea, dal momento che “contemporanea” è un aggettivo e non un genere musicale. Definire una composizione di Schönberg o di Webern, o alcuni pezzi giovanili di Carter “musica contemporanea” lo ritengo errato, ma soprattutto fonte di confusione. Sono composizioni che appartengono alla storia della musica, visto che la musica contemporanea si riferisce e appartiene all'età presente. 

repertoriozero.jpgCome ha cercato di caratterizzare complessivamente il suo mandato artistico alla Biennale?
Spero di essere riuscito in un intento che mi ero prefissato fin dall'inizio prendendo le mosse dall'oggettiva saturazione, anche tecnologica, della percezione comune che imperversa già da tempo, ormai. Questo satollamento rumoroso, indifferenziato e continuo, lo si paga con il tedio, con la nausea che diventa irritazione, e fatalmente si abbassa in maniera inesorabile il livello della qualità critica a scapito dell'individuazione del significato, determinandone la paradossale scomparsa. Nelle operazioni artistiche che ho organizzato alla Biennale veneziana, vi era l'intento di creare dei presupposti percettivi ideali, spezzando le barriere che determinano qualificazioni come “cultura alta” e “cultura bassa” in funzione dei luoghi deputati alle esecuzioni.
 
Per fare un esempio: se si dà un concerto al Teatro alla Scala non vuol dire conseguentemente e necessariamente che è uno spettacolo di qualità; perciò mi sono posto degli obiettivi piuttosto ambiziosi cercando di costituire le premesse di una palingenesi, ricreando dei nuovi ‘recinti sacri’ quali possono essere gli eventi speciali degli altri anni, ad esempio gli spazi di EXIT. La compresenza di vari eventi, dove la varietà è veramente totale, instaura nel pubblico un reticolo di ‘tensioni diverse e autonome’ che si rapportano dialetticamente tra loro, ovviando alle prevenzioni di luogo o di genere. Qualsiasi individuo sarà provocato positivamente in una ‘mappatura’ personale dove l'elemento della qualità e dei significati viene di volta in volta reinventato, in maniera veramente indipendente.

È in grado di fare una proiezione per il futuro della musica?
La realtà è questa: la cultura intesa come arte dal vivo non interessa più a nessuno. Uno spettacolo che viene realizzato, ma non viene trasformato facendolo confluire in un prodotto che possa diventare concretamente vendibile azzerando i costi (come DVD, mp3 e quant'altro) viene considerato completamente inutile. La virtualità del digitale è una virtualità fittizia. Il valore del significato della cultura è morto. L'intento ideale di tutta la ricerca musicale del XX secolo, imperniato sulla totalità cosmica dell'istante sonoro è stato soppiantato dal commercio istantaneo.
 
È opportuna una trasformazione, una mutazione appunto: i musicisti sono costretti a diventare dei mutanti, confondendo nella loro ‘professionalità’ nomi e significati. Non lamentomedea.jpgriscopriremo mai più cos'è la musica. È questo il senso dell'unico evento speciale di questa ultima mia Biennale ‘quaresimale’, un metaforico corteo funebre, la Vogata rituale - Cultura in Memoriam con la quale si conclude questa edizione del Festival. Si tratta di un omaggio agli autori che attraversano secoli di storia della nostra musica e ne rappresentano la memoria viva; un saluto simbolico che dal Teatro Piccolo Arsenale, dove si svolge l’ultimo concerto in programma, porterà il pubblico per le vie d’acqua fino all’isola di San Michele, dove riposano le spoglie di Stravinskij e di tanti artisti, non solo musicisti. Terminerà con un banchetto che evoca il finale del Don Giovanni mozartiano, un invito a riflettere sui cambiamenti imposti da questa rivoluzione globalizzante e tecnologica nelle nostre vite, nel nostro pensiero e nel nostro futuro.

Le è rimasto qualche desiderio da realizzare nella città di Venezia?
A Venezia mi piacerebbe realizzare un laboratorio non temporaneo ma di carattere permanente sulla percezione; ritengo sia una necessaria risposta alle problematiche d'attualità della musica d'arte. Venezia è un luogo d'elezione. Vedremo...

«Mutanti»
55° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia