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Affinitą elettive. Tra Venezia e l'Egitto la nuova mostra di Palazzo Ducale
di Fabio Marzari   

veneziaegitto.jpgSe mai un ipotetico viaggiatore interplanetario volesse scegliere due luoghi in grado di meglio rappresentare l’ideale di un livello di civiltà assai sviluppata e capace di inorgoglire i terrestri, la scelta cadrebbe con ottima probabilità su Venezia, capolavoro assoluto di eleganza e di raffinatezza, in bilico tra l’acqua e il sublime, e sull’Egitto, terra affascinante, tra deserto, mare e un fiume, il Nilo, che è come il Canal Grande per Venezia, ma le cui dimensioni sono moltiplicate all’infinito, e che vide sorgere sulle sue rive una civiltà i cui picchi, a distanza di secoli e secoli, sono ancora ineguagliati.

 

Lo stesso brivido che può cogliere un visitatore, anche un consumato veneziano, in una sera di fine estate, con i colori che degradano verso sfumature impalpabili tra i marmi dei palazzi e il cielo, è come quello di chi, per la prima volta vede da vicino le piramidi o la Sfinge e si interroga sulla potenza assoluta della mente di chi seppe concepire simili arditezze architettoniche, quasi a significare che seppure il mondo è pieno di orrori, c’è stato nel corso delle ere chi ha saputo imitare al meglio lo spirito della natura, addivenendo all’armonia di forme e contenuti.

 

veneziaegitto1.jpgDal 1° ottobre al 22 gennaio 2012 nella Sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale, cuore e simbolo di Venezia, la mostra Venezia e l’Egitto, illustra le vicende accadute nel corso di quasi due millenni: dai ritrovamenti archeologici che documentano relazioni in età classica fino all’apertura del canale di Suez. I rapporti tra Venezia e l’Egitto hanno un’‘ufficializzazione’ che finisce col renderli indissolubili nell’anno 828, data in cui il corpo di San Marco, patrono e simbolo della città, venne traslato - a onor del vero sarebbe più corretto dire, rubato - ad Alessandria, fino alle avventure di uno dei padri dell’archeologia italiana, l’egittologo, da lui in poi si usò questo termine, Giambattista Belzoni, di Padova, ma era come dire veneziano di terraferma. Giovanni Miani, di Rovigo, invece viaggiò alla ricerca delle sorgenti del Nilo, mentre innumerevoli furono i mercanti e i diplomatici che partirono da Venezia verso le terre del Nilo inseguendo merci, tesori e territori, e altrettanto fecero umanisti e scienziati che si confrontarono con i misteri dei geroglifici, delle piramidi e dell’antica scienza dei faraoni.

 

Una traccia continua che lungo i secoli ha saputo mantenere salde le relazioni tra queste due ‘sacre sponde’ di un unico mare, il Mediterraneo. I curatori della mostra, Maria Pia Pedani, Rosella Dorigo e Enrico Maria Dal Pozzolo, hanno ben evidenziato il racconto di quasi duemila anni di rapporti tra Venezia e l’Egitto, dal Veneto romano all’espansione veneziana nel Mediterraneo, arrivando fino al Settecento e all’Ottocento, epoche di viaggiatori, esploratori e artisti. I rapporti con l’Egitto erano molto intensi e variegati, e una tela del bellunese Ippolito Caffi, con la Sfinge in evidenza, sintetizza l’idea di un Canaletto sul Nilo.

«Venezia e l’Egitto»
Dall’1 ottobre al 22 gennaio 2012
Palazzo Ducale, San Marco 1
Info www.visitmuve.it