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Letteratura in traduzione. Il cinema perduto di Straub e Huillet
di Elena Furlanetto   
straubhuillet.jpgJean-Marie Straub e Danièle Huillet si incontrano a Parigi nel 1954. Lei è una studentessa, lui frequenta con successo la comunità cinefila parigina, insieme a François Truffaut. Si sposano nel 1959 e nel 1963 arriva Machorka-Muff, la loro opera prima di coppia, basata su un racconto di Heinrich Böll. Nel 1967 segue Cronaca di Anna Magdalena Bach, il loro primo successo di critica. Non ebbero bambini, ma in compenso fecero dozzine di film immensi, filosofici, tanto indipendenti quanto emarginati dall’industria cinematografica. Ma il cinema di Straub e Huillet, come la letteratura, non è mai stato per tutti; lo testimonia la loro devozione per il testo letterario. Sfidano gli equilibri politici e sociali con Kafka (Rapporti di Classe) e Mallarmé (Toute révolution est un coup de dés), adottano le profondità di Hölderlin e Brecht, traducono l’Italia di Vittorini (Sicilia!), Pavese e Fortini (Fortini/Cani) in pellicola. Perché il cinema di Straub e Huillet, in fondo, è una forma di traduzione da un linguaggio all’altro; le loro opere, semplici, afasiche, provengono da un pianeta-cinema fatto di mezzi ridotti e fame di rivoluzione, in cui la pellicola - perché no? - non è che un luogo su cui stampare parole.

 

«Strauboscopie»
4, 18 ottobre Fondazione Giorgio Cini
Info www.cini.it

 

 

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