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Doppia identità: Temi&Variazioni alla Guggenheim
di Carlotta Scarpa   

temievariazioni2.jpgLe opere d’arte di una collezione vivono dei percorsi tematici che curatori e critici riportano alla luce in un gioco di ripetizioni e richiami: ora in un disegno, ora in una scultura o un video. Un’‘icona’ che evidenzia le analogie e i contrasti nell’arte. L’arte dà spazio e voce alla volontà di articolare un percorso culturale originale, presente e vivo alla sensibilità collettiva.

 

Si nutre di questi principi Temi&Variazioni, che inaugura il 15 ottobre alla Collezione Peggy Guggenheim, una felice formula curatoriale ideata da Luca Massimo Barbero per quel ‘giacimento’ inesauribile che continua a essere la Collezione di Peggy e che quest'anno giunge alla terza edizione. Un viaggio per l’arricchimento estetico dello spirito e per un contributo ad un’ulteriore conoscenza dell’arte contemporanea e di alcuni dei suoi linguaggi.

E, dunque, il linguaggio come significato sotteso alla scrittura, da qui parte il fil rouge Scrittura e spazio scelto per l’occasione, binomio forte a volte imprescindibile, scrittura come linguaggio, segno che attraversa la tela, la materia per suggerire immagini.

 

Il segno come comunicazione e arte, come la prima unità minima della raffigurazione artistica. Sin dall’antichità l’uomo ha cercato di tracciare forme per esprimere il proprio pensiero. Il passaggio successivo è il simbolo nel quale il segno si addensa attraverso la definizione stilizzata di un oggetto o un concetto. I segni e i simboli collimano poi nella formulazione della scrittura. Tale elemento, manifesto o sotteso, è la chiave interpretativa delle opere in mostra. Seguendo un percorso temievariazioni1.jpgcronologico, da principio troviamo le lettere tipografiche, i collage di Pablo Picasso e di Carlo Carrà legati agli esperimenti dinamici di Lawrence Weiner o alle misteriose tavole di Vincenzo Agnetti. È giocata su contrasti gran parte della mostra che mette in relazione le opere di Piet Mondrian con Gianni Colombo, Mario Nigro e Rudolf Stingel fino alla scrittura incondizionata di Jackson Pollock. Via via passano in rassegna le opere di Dadamaino, Riccardo De Marchi, Bice Lazzari, Mirko, Francis Bacon e Luigi Ontani. L’opera Corpi celesti di Rufino Tamayo, introduce a un ambiente nel quale gli interventi di François Morellet, Arthur Duff e Lucio Fontana si traducono in esperimenti spaziali incalzati dalla visione cosmica.

Nel contesto della mostra e in collaborazione con l’Archivio Gastone Novelli di Roma si inserisce l’omaggio a Gastone Novelli (1925-1968), protagonista della scena artistica degli anni ’50 e ’60. In particolare il suo rapporto con Venezia trae qui nuova linfa interpretativa. In mostra le opere presentate alla Biennale del ’68 e gli inediti esperimenti di linguaggio calibrati sulle tonalità del rosso come diretto influsso dei maestri veneziani del Cinquecento. La scrittura come citazione trova il suo corrispettivo sul piano della tecnica compositiva, nella costruzione del quadro come puzzle, in cui le campiture cromatiche delle tessere vengono a connettersi fra di loro componendo in un sottile equilibrio, molteplicità e unità, movimento e sospensione, frammentazione e riunificazione, varietà del disegno e nettezza del segno. La scrittura diviene universalità e viceversa. Le tele animate da segni, colori, parole, sono accostate ai piccolissimi taccuini degli anni ’60 in cui raffigurò Venezia, sua costante fonte d’ispirazione, e alle opere realizzate tra il ’64 e il ’68 sempre dedicate alla città o create nello studio veneziano alla Giudecca.

 

«Temi&Variazioni»
Dal 15 ottobre al Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405404 www.guggenheim-venice.it

 
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