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Il fascino discreto della melanconia
di Anna Trevisan   

lorenzo_lotto_giuditta_con_testa_di_oloferne.jpgLotto, chi era costui? Epifanico amante di sciarade ed enigmi offerti con lucida compostezza allusiva allo spettatore, subito trasformato suo malgrado in protagonista di ardui, spericolati agoni ermeneutici.

 

Non magniloquente, non eroico, non chiassoso, di indole piuttosto melanconica e umbratile, “molto inquieto de la mente” fu a lungo trascurato dalla critica, complici Aretino e il Vasari che di lui ci consegnarono memoria, soprattutto, della sua virtù religiosa. «O Lotto, come la bontà buono e la virtù virtuoso, […] lo essere superato nel mestiere del dipingere, non si accosta punto al non vedersi agguagliare ne l’offizio de la religione», scriveva di lui l’Aretino nel 1548.

 

Lotto fu invece artista non convenzionale, dotato di una versatilità e duttilità pittorica sorprendenti, capace di sostenere tanto il linguaggio delle cromie festose e ciarliere dei panneggi e la naturalezza delle figure nelle pale d’altare e nelle opere religioso-devozionali quanto quello degli intensi e profondi giochi simbolici disseminati con accorta leggerezza nei ritratti.

Un’oscillazione virtuosa, una coincidentia oppositorum tra l’attenzione ai colori, alla tecnica e alla superficie (il “zalolin de vazari”, le lacche rosse, l’azzurrite, gli smalti blu annotati nel “Libro di spese diverse”) e l’attenzione alla struttura compositiva e simbolica, che fa di alcune delle sue opere piccoli scrigni segreti di enigmi silenziosi che invitano a percorrere itinerari irti di ermetiche pregnanze, dove il rischio è scivolare su riflessi ed abbagli di rebus.

 

ritratto_di_coniugi.jpg«Fu il primo dei pittori italiani a essere sensibile ai mutevoli stati dell’animo umano» - scrisse di lui il Berenson, lo storico dell’arte che con il suo saggio contribuì più di ogni altro alla riscoperta di questo magnifico pittore. Lotto seppe infatti inoculare ai volti ritratti quel soffio vitale, quel respiro psicologico che trasfigurano l’arte in ‘psicologia’ dell’anima. Ed è proprio un ritratto - il Duplice ritratto di coniugi, del 1523-1525, prestato dall’Ermitage - a costituire forse la punta di diamante della mostra a lui dedicata alle Gallerie dell’Accademia. Per la prima volta accessibile al pubblico italiano, in questo gioiello di densità immobile eppure mosso dall’enigmaticità degli sguardi e dei gesti, da quell’intreccio di mani e di significati che catapultano dentro il dipinto, oltre la forma, nel cuore di una materia ormai assente, che svapora nel pallore della sposa, nel bagliore lontano della tempesta, nel rosso acceso della stoffa che riveste il tavolo, che sottolinea se stessa nel buio della veste dello sposo e nella minuzia di dettagli degli abiti, nulla sfugge al destino simbolico. Nemmeno gli animali, involontari coprotagonisti di un muto colloquio tra gli sposi.

 

Questo artista errabondo, lontano da sfarzi e fortune, ha consegnato alla storia dell’arte capolavori come il Triplice ritratto di orefice, il Ritratto Odoni, l’Annunciazione, la Pala Martinengo Colleoni, la Madonna delle Grazie (la seconda delle due tele in prestito dall’Ermitage). Dopo Venezia e poi Roma, Bergamo, Treviso, le Marche, scelse di trascorrere gli ultimi anni della propria vita come oblato nella Santa Casa di Loreto.

 

«Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia»
Fino al 26 febbraio 2012 Gallerie dell’Accademia
Info
www.gallerieaccademia.org

 
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