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Lontan massa son ’ndat... Andrea Zanzotto fotografato da Graziano Arici
di Anna Trevisan   

zanzotto_215.jpg«Da questa artificiosa terra-carne / esili acuminati sensi / e sussulti e silenzi, / da questa bava di vicende / soli che urtarono fili di ciglia» ha scritto Andrea Zanzotto in Esistere psichicamente. Un viso lungo, zeppo di rughe sulla fronte portate con la semplicità schietta e mite di un cavaliere senza macchia, che ha raccontato in perle di poesia il suo, il nostro tempo, con una «forza evocativa della parola poetica [che] non indugiava sul rimpianto di un mondo che stava scomparendo, ma dava forza e pregnanza a una rivincita finalmente possibile», come ha detto di lui Cesare De Michelis.

 

A poche settimane dalla scomparsa di Zanzotto, cantore, poeta, intellettuale sfiorato più e più volte dal Nobel, scultore sapiente della lingua e nobile amante del dialetto veneto, l’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti gli rende omaggio con una mostra che raccoglie una serie di ritratti realizzati dal fotografo Graziano Arici.

 

Il poeta con il suo gatto, nella sua poltrona a casa, con gli oggetti della quotidianità sparsi intorno a lui; oppure a tavola, con Ungaretti e Comisso; da solo, con succinte bretelle a reggere i calzoni, e con berretti di lana calcati in testa come a spiritosa, tenera ammissione di vulnerabile umanità. Perché «non c’è bruscolo di tempo / né di spazio / che non meriti per sé infiniti poemi / che già in sé non li sia».

 

«Graziano Arici. Per Andrea Zanzotto»
Fino al 17 dicembre Istituto Veneto di Scienze Lettere
ed Arti - Info
www.istitutoveneto.it