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A tu per tu con Jennifer Borghi, mezzosoprano che darĂ  il la al festival di Bru Zane
di Andrea Oddone Martin   

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Il concerto d’apertura del festival Le salon romantique, proposto da Palazzetto Bru Zane presso la Scuola Grande San Giovanni Evangelista, è dedicato alla musica presentata al prix de Rome e in particolar modo alle cantate di compositori che non sono successivamente entrati in un repertorio di divulgazione. Georges Hüe, André Wormser, Paul-Joseph Hillemacher e Max d’Ollone sono i nomi degli autori della musica che ascolteremo. Frédégonde, cantata di D’Ollone, sarà interpretata dalla giovane mezzosoprano Jennifer Borghi, con la quale ci siamo intrattenuti in una breve intervista.


Il suo repertorio si sviluppa attorno a diverse specifiche, ma soprattutto attorno al canto barocco e all’avanguardia novecentesca. Quali sono le caratteristiche della sua interpretazione che possono essere sottolineate nei due ambiti?
Mi ritengo fortunata ad avere una voce che possa facilmente interpretare musiche di epoche diverse, dal barocco al romantico fino alla musica moderna, ed è ovviamente un piacere per me poter cantare musica di epoche così varie. Ho una grande apertura verso qualsiasi spartito che incontro, proprio grazie alla ricchezza da scoprire nelle musiche nascoste.

 

In occasione del concerto inaugurale del festival eseguiremo musica composta al termine dell’Ottocento, in una fase di transizione tra epoca romantica e modernismo. C’è qualcosa di molto caratteristico nella musica di quel periodo, molto diversa dalla musica barocca: non c’è la trasparenza, ma è una musica che ha molta energia e un peso epocale.

 

È certamente un impegno non da poco. Ricordo la sua interpretazione molto intensa ed efficace di un brano per voce e pianoforte durante la conferenza stampa della presentazione della stagione di quest’anno. Ciò che si avvertiva era come lei non cantasse per cantare ma cantasse per la musica.

Questo mi lusinga immensamente, dato che noi siamo lì per servire la musica. Siamo lì per dare alla musica ciò che la musica stessa vuole, nel profondo.

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Nelle sue interpretazioni questa particolarità è molto evidente, possiede una vocalità flessibile che le permette di affrontare vari progetti esecutivi con una buona percentuale di riuscita. Gli intenti di Palazzetto Bru Zane sono caratterizzati da una missione complessiva di approfondimento, studio e divulgazione. In che modo è coinvolta nell'attività di Palazzetto Bru Zane?
Ho avuto l’immensa fortuna di venire coinvolta nella realizzazione di questi progetti, perché è veramente un piacere intellettuale e artistico prenderne parte. Quando mi viene sottoposto uno spartito scritto da un compositore a me sconosciuto mi trovo di fronte a una scoperta stimolante e assai formativa. Arrivano gli spartiti e bisogna avvicinarsi ad una musica nuova, un’esperienza sempre molto speciale. Solitamente si realizzano pezzi tratti dalle opere di compositori conosciuti: posso eseguire il suono, la voce, le caratteristiche per qualsiasi compositore, ma la musica di un autore che non si conosce è intellettualmente e artisticamente eccitante.

Confrontandola con altre sue esperienze, l’attività che sta conducendo con il Palazzetto Bru Zane è un’eccezione oppure presenta caratteristiche riscontrabili anche in altre realtà?
L’esperienza con Bru Zane corrisponde alla mia personalità, anche intellettualmente. Sono molto interessata a tutte queste novità, queste scoperte, aspetto molto importante per un’artista. Mi colpisce anche l’approccio che ne deriva rispetto ai compositori di repertorio. Dopo aver cantato opere o arie di autori che prima per me erano sconosciuti, ho un approccio completamente diverso nel cantare poi Mozart, Bruckner o compositori della stessa epoca, potendoli inserire in un contesto molto più ricco, rinnovandone la prospettiva. Davvero una grande fortuna.

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La vocazione propria delle scritture presentate per il prix de Rome è l’aspetto di autenticità nazionale. Quali sono le caratteristiche che rendono propriamente francese la musica che eseguirà?

Per la musica francese in generale c’è un’attenzione particolare dal punto di vista del compositore al testo e alla declamazione dello stesso, alla naturalezza della vocalità. È dalla prosodia testuale che il compositore evince la metrica e la ritmica della declamazione, è il testo che impone la struttura del pezzo e della melodia. La musica francese si fa carico caratteristicamente del legame tra il testo e l’organizzazione sonora complessiva, conscia delle proprie particolarità linguistiche. Il periodo in cui furono composte le musiche che parteciparono al prix de Rome è la fine dell’Ottocento, quando il wagnerismo era fenomeno del momento e causa di polemiche accese fra detrattori e sostenitori, sia fra il pubblico che fra i musicisti. La cantata che eseguirò nel concerto è certamente una composizione che denuncia la sua ascendenza wagneriana, armonicamente densa di cromatismi.

Il concerto è già stato eseguito nell’ottobre dell’anno precedente presso Villa Medici a Roma. Come ha reagito il pubblico ad una proposta così esclusiva?
Il repertorio di questo concerto è costruito attorno a una drammaticità estrema. Le scene sono molto coinvolgenti e il pubblico di Villa Medici è stato entusiasta nonostante non conoscesse nessuno degli autori proposti. Un autentico successo.

 

 

Cantate per il prix de Rome

4 febbraio ore 20.00 Scuola Grande San Giovanni Evangelista

Info www.bru-zane.com