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Cronache dal set. Storie e aneddoti di una Venezia al cinema
di Redazione   

cappellocilindro.jpgNel mese di febbraio alcuni film citati nel libro Storie di Cinema a Venezia di Irene Bignardi (presentato al Teatro La Fenice il 31 gennaio alla presenza dell'autrice) saranno proiettati alla Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti nel corso dell'omonima rassegna organizzata da Circuito Cinema Venezia.

Abbiamo selezionato dei passaggi tratti dal libro: un invito alla lettura e alla visione... 

 

CAPPELLO A CILINDRO (1935) di Mark Sandrich

gio 2 febbraio h. 17.30
I’m in Heaven «E da qui una catena di equivoci che dovrebbero separarli (Ginger e Fred, n.d.r.) e che li portano in giro per un’Europa di fantasia, fino a Venezia, dove ballano insieme la meravigliosa Cheek to Cheek, lui sospirando, sullo sfondo di finte cupole e trifore veneziane, l’immortale melodia di «Heaven, I’m in Heaven / and my heart beats so that I can hardly speak / And I seem to find the happiness I seek, / when we’re out together dancing cheek to cheek».
Sì, da quel 1935 e da Cappello a cilindro, da quella perfezione di leggerezza, di virtuosismo, di grazia e di stupidità, non si può dire più ‘guancia a guancia’. Balleremo, per sempre, a Venezia e altrove ‘cheek to cheek’, secondo le istruzioni di Ginger e Fred.» (pp.17-18)

mercantevenezia.jpgIL MERCANTE DI VENEZIA (2004) di Michael Radford

gio 2 febbraio h. 20.30
La città virtuale «Ma se il ponte di Rialto su cui si apre il film è quello vero, invaso da un’orgia di colori, di gente, di musica durante un Carnevale – in altre parole dalla retorica e del canone della Venezia cinquecentesca, modulati sui colori della pittura rinascimentale –, la maggior parte del film di Radford è stato girato altrove. E la sua Venezia è quasi sempre virtuale. Alcune scene sono state realizzate alla Malcontenta, la palladiana Villa Foscari. Altre in un palazzo di Thiene. La maggior parte in una Venezia ricostruita in Lussemburgo, dove era già stata eretto per La ragazza con l’orecchino di perla un set composto da una piazza e da qualche canale, che per Il mercante di Venezia sono stati modificati e truccati in modo da sembrare non fiamminghi bensì veneziani.» (p.38)

sensovisconti.jpgSENSO (1954) di Luchino Visconti
mar 7 febbraio h. 17.30

Di quella pira... «La scena d’apertura del film alla Fenice – con la cabaletta della fine del terzo atto del Trovatore, l’esplosione della musica verdiana con Di quella pira, le mura e il castello di Saragozza, la palpabile passionalità del canto, la travolgente manifestazione patriottica che riempie la Fenice di mazzolini e di volantini tricolori lanciati al grido di «Viva Verdi!» - è la grandiosa ouverture musicale di un altro tenore «operatico», accompagnato dalla imponente Sinfonia n. 7 in Mi maggiore di Bruckner. […] Il 14 dicembre 2003 il Gran Teatro La Fenice, che era andato in fumo il 29 gennaio 1996 in un tragico rogo, riaprì con un concerto di Riccardo Muti. Com’era, dov’era, secondo la formula dell’allora sindaco Cacciari. E se questo è stato possibile, lo è stato anche grazie alla memoria del cinema, alle immagini di quel teatro e di quel Trovatore registrate per sempre dal film di Visconti.» (pp.43, 46)

tempodestate.jpgTEMPO D’ESTATE (1955) di David Lean
mar 7 febbraio h. 20.30

La metafora dei ravioli
«Anche se David Lean, o per meglio dire il suo sceneggiatore H.E. Bates, avrebbe potuto risparmiarci la metafora dei fuochi d’artificio del Redentore che esplodono assieme alla sensualità di Jane. E, peggio, la metafora dei… ravioli, definita da un critico americano il «ravioli approach» all’amore e al sesso. «Sei come un bambino affamato che vuole solo la bistecca e [se non può averla, n.d.r.] non vuole mangiare i ravioli», dice Renato a Jane, tentata dal gentile corteggiamento del seducente antiquario, ma chiusa a riccio perché lui è sposato, e lei, ci è dato supporre, non ha una grande esperienza, di uomini e di ravioli.» (p.57)

eva.jpgEVA (1962) di Joseph Losey

gio 9 febbraio h. 17.30
Un meraviglioso insuccesso «Sembrava che tutto fosse lì per garantire un successo: la storia, lo sfondo, gli attori, il grande regista, i grandi produttori, Venezia, ah, Venezia… Invece qualcosa non funzionò. E Eve è diventato, secondo David Caute, il biografo di Losey, «il disastro più traumatico» di tutta la carriera del grande regista […]. Non solo: Eve è uno di quei film su cui ci si scorna. Un noir meraviglioso. No, un film insensato. Orribile. No, interessante. Insopportabile. No, grandioso. E via disputando, con prevalenza degli aggettivi negativi.» (p.62)

chilavoraeperduto.jpgCHI LAVORA È PERDUTO (1963) di Tinto Brass

gio 9 febbraio h. 20.30

Itinerari d’emozione

«Un film bizzarro, originale, folle, giovane, allegramente disperato. Il film di una stagione veneziana unica e irripetibile. Il film di due giovinezze ribelli. Il film che è l’itinerario veneziano più personale della storia del cinema, «autobiografico nelle emozioni», fotografato in un bianco e nero che toglie alle vedute lagunari qualsiasi retorica visiva.» (pg.69)terrorista.jpg

IL TERRORISTA (1963) di Gianfranco De Bosio
mar 14 febbraio h. 17.30

Cos’è la destra, cos’è la sinistra?
«Alla Mostra del cinema del ’63 il film di De Bosio Il terrorista spiazzò destra e sinistra, per ragioni diverse e diversi fini pronte ad opporsi alla storia di divisione e di disaccordo che il film proponeva. Rimase tuttavia nella memoria come il film sulla Resistenza più duro, più rigoroso e più problematico prodotto dal cinema italiano, e il ritratto di una Venezia insolita, labirintica, cadente, vera.» (p.78)

anonimoveneziano.jpgANONIMO VENEZIANO (1970) di Enrico Maria Salerno
mar 14 febbraio h. 20.30

Destini incrociati
«Il film uscì in pochissime copie e in pochi cinema, tra cui il Rivoli di Roma, un cinemino chic vicino a via Veneto che adesso non esiste più. Ogni settimana, misteriosamente, come non succede quasi mai e come non succede più perché se il film non guadagna subito viene subito ritirato, gli incassi aumentavano. E al Rivoli, Anonimo veneziano rimase per un anno a mezzo, prologo a un travolgente successo in tutta Italia e poi nel mondo. Nel frattempo usciva Love Story, altra storia d’amore e di morte prematura, con una colonna sonora quasi identica. Tanto che ci fu una causa. Ma si accertò che Anonimo Veneziano era stato scritto prima, e tutto finì nel nulla. Il mondo pianse due volte. E ironicamente, Florinda Bolkan e Ryan O’Neal – i due sopravvissuti delle due parallele storie d’amore e di morte – intrecciarono un breve flirt.» (p.85)

morteavenezia.jpgMORTE A VENEZIA (1971) di Luchino Visconti
gio 23 febbraio h. 17.30

Così com’era
«L’Hotel Des Bains è, in questo momento, in via di trasformazione, per diventare da grande mitico albergo un elegante e costoso residence per miliardari. Sia dunque grazie ancora una volta al cinema – la morte al lavoro, come la definiva Jean Cocteau (ma lui parlava soprattutto degli attori) – che ci lascia il ricordo preciso e minuzioso di un’altra epoca. Un’epoca che hanno ricostruito il genio e la cultura di un grande regista, che hanno ricreato per la memoria futura lui e i suoi collaboratori (nel caso specifico, Ferdinando Scarfiotti scenografo, Pietro Tosi costumista).» (p.91)

sanmichele.jpgSAN MICHELE AVEVA UN GALLO (1976) di Paolo e Vittorio Taviani

gio 23 febbraio h. 20.30

Rivoluzione
«E Giulio, il rivoluzionario ormai fuori dal suo tempo, sconvolto dall’incomprensione dei compagni di lotta, stravolto dall’improvvisa libertà fisica, dalla luce e dall’aria di quel luogo magico e misterioso che è la Laguna, protagonista di uno scontro impari con lo spazio che gli si è improvvisamente aperto intorno, si lascia scivolare, per sempre, nell’acqua. […]
È stata l’immensità della Laguna, raccontano oggi Paolo e Vittorio Taviani, è stato il contrasto tra la poca forza dell’individuo e il mistero e la grandezza di questo paesaggio primordiale a suggerire questa conclusione.» (pp.103-104)

tuttidicono.jpgTUTTI DICONO I LOVE YOU (1996) di Woody Allen
mar 28 febbraio h.17.30

Galeotto il Tintoretto
«Ed ecco Joe trovarsi là, apparentemente per caso, sotto i meravigliosi teleri della Scuola Grande di San Rocco, pronto a ripetere di fronte alla dea Julia Roberts, con la spontaneità di una macchinetta, ma con un notevole effetto seduttivo, la piccola lezione di storia dall’arte appena appresa dalla sua guida di Venezia – e via quindi con il Tintoretto, la sua pennellata, i suoi colori, mentre Von lo guarda incantata e stupefatta per l’evidente affinità elettiva.» (p.117)

dieciinverni.jpgDIECI INVERNI (2009) di Valerio Mieli
mar 28 febbraio h. 20.30

Acqua alta
«C’è solo una veduta ‘turistica’ nel film di Valerio Mieli. Una piazza San Marco notturna e gelida (il film è stato girato in gennaio), dove, al tavolino di un caffè, Camilla è seduta accanto all’uomo – un regista russo di cattivo carattere – con cui, in un suo lungo soggiorno moscovita, ha avuto una storia. Una storia che è finita, che è sul finire. La veduta è turistica perché l’uomo è stendhalianamente stravolto, come ogni turista, dalla bellezza irreale del posto. Ma, per un colpo di pura serendipity (ovverosia per merito della ‘facoltà di fare scoperte fortunate per caso’), comincia a salire l’acqua, e si fa alta, molto alta. E la visione turistica di questa Venezia notturna diventa surreale.» (p.137)

 

 

«Storie di Cinema a Venezia»

Tutti i martedì e giovedì di febbraio Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti

Info tel. 041 5241320

 

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