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Maschere di cinema
di Riccardo Triolo   

i_clowns_fellini.jpg«Tutto ciò che è profondo ama la maschera», diceva Nietzsche, prendendo atto della necessità della verità di ‘nascondersi’, di assumere un sembiante accettabile. E dietro la maschera? La misteriosa e imprendibile tragedia della vita. Per questo, forse, la maschera ride, soprattutto a Carnevale. Come uno schermo, la maschera copre e rivela il caos che alberga in ognuno di noi e che, semel in anno, è lecito lasciar tracimare dai fori oculari che ogni maschera ha, non potendo prescindere comunque dal sembiante umano. Altra maschera.

 

Nella maschera. E il cinema? Ci complica le cose. E la vita, perché della maschera il cinema è forse la più estrema delle forme. Talmente rarefatta da aderire perfettamente alla superficie delle cose, come una sindone (à la Bazin), insieme maschera del corpo e immagine del sacro, la settima arte ha rovesciato sul mondo un Carnevale continuo (à la Bachtin), una danza del sembiante che ride e si fa beffa di ogni profondità, agitando la superficie. Maschere. Nient'altro che maschere (à la Kubrick) si susseguono senza tempo né spazio nella città più strutturata e mascherata del mondo.

 

Una Venezia che, come un'immensa baùta «ogni disuguaglianza agguaglia», rendendo lecito l'illecito ed eterno l'effimero. Così proporre il cinema a/del Carnevale, come fa lo storico del cinema Gian Piero Brunetta, curatore della rassegna «Carnevale al cinema», in programma alla Casa del Cinema e connessa ad altri incontri ed eventi all'Istituto Veneto di Scienze, Lettere e Arti e al Teatrino Groggia, è un atto insieme divertito e coraggioso.

 

Divertito perché l'occhio di Brunetta riesce sempre a illuminare capolavori dimenticati o rivalutati, costruendo attraverso proiezioni, mostre e incontri un ‘discorso’ soddisfacente per gli occhi e appagante per l'intelletto. Coraggioso perché, mi confessava una sera di qualche mese fa lungo una via padovana, oggi è sempre più difficile progettare e programmare eventi culturali di un certo respiro: non c'è humus, manca il terreno fertile laddove vige l'idea che la cultura non serva più a nulla.

 

index.jpgSei gemme del cinema in grado di sollecitare la curiosità dei cinefili e di regalare emozioni forti a tutti, seguendo la metamorfosi delle maschere dalla commedia dell'arte a oggi. Arlecchino, Zanni, Pulcinella e Pierrot rivivono a partire dalla preziosa antologia introduttiva, curata da Michela Zegna della Cineteca di Bologna, tratta dalla trasmissione televisiva del 1973 L'arte del ridere, dove Alessandro Blasetti mostra il riverbero della commedia dell'arte nel cinema di Charlie Chaplin, Jacques Tati, Buster Keaton, Totò, Sordi... Gli altri film, tutti alla Casa del Cinema, sondano lo spirito del Carnevale da differenti angolazioni: l'eco dei clown e della comicità popolare restituita delle immagini del cinema di Fellini (I clowns, 1970); la maschera tragica shakespeariana che le immagini espressioniste dell'Otello di Welles (1952) e il tocco estetizzante da Renato Castellani (Romeo e Giulietta, Leone d'Oro nel 1954) contribuiscono a ristrutturare; l'irresistibile e corrosiva clownerie di Tati, del quale la rassegna ripropone Il circo di Tati (1974), salvo poi giocare in casa rendendo omaggio al vero patron del Carnevale veneziano, lo ‘smascheratore mascherato’ Carlo Goldoni, che Luigi Chiarini interpreta nel suo La locandiera (1944), prodotto in clima di guerra e girato in parte nel suggestivo scenario della riviera del Brenta.

 

 

«Carnevale al cinema»
16, 21 febbraio Casa del Cinema-Videoteca Pasinetti
Info tel. 041-5241320


 

:agenda cinema