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Omaggio a Lorenzo Lotto. Fino al 25 marzo
di Nicoletta Consentino   

lotto.jpgLorenzo Lotto è ormai riconosciuto come uno dei massimi artisti del Cinquecento. Eppure a Venezia non ebbe mai grande fortuna, in primo luogo per l’egemonia indiscussa di Tiziano, pittore ufficiale che della Serenissima celebrava i fasti con tono aulico, dirompente, così lontano dall’intimismo sommesso che caratterizzava Lotto. Poi per uno strano oblio che, dopo la grande mostra del 1953 a Palazzo Ducale, che lo introdusse a pieno titolo nel novero dei grandi veneziani, ha fatto sì che non lo si sia più celebrato nella sua città natale.

 

La mostra Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia, prorogata al 25 marzo, non vuole competere con quella storica monografica curata da Pietro Zampetti, né tantomeno con la mostra da poco conclusasi a Roma; vuole essere una piccola mostra di studio e ricerca, un omaggio, un’occasione per comprendere a fondo alcuni aspetti dell’arte e della personalità del Lotto, come spiega Matteo Ceriana, direttore delle Gallerie dell’Accademia e curatore della mostra.

 

«Inizialmente si voleva portare a Venezia la grande mostra di Roma, ma purtroppo gli spazi attuali delle Gallerie, ancora occupati dai lavori in corso per l’ampliamento delle sale espositive, non ce l’hanno permesso. Così, a parziale risarcimento, abbiamo costruito una mostra di approfondimento e ricerca attorno a due importanti dipinti appartenenti alle collezioni dell’Ermitage, per fare luce su alcuni ‘problemi’ lotteschi condivisi da entrambe le istituzioni, dal 2011 protagoniste di un proficuo rapporto di collaborazione».


Che tipo di collaborazione avete stretto? E perchè, tra tanti musei che posseggono opere del Lotto, vi siete rivolti all’Ermitage?
Innanzitutto perché il 2011 è stato l’Anno della lingua e cultura italiana in Russia e della lingua e cultura russa in Italia; un anno, dunque, di scambi culturali e artistici, per quanto ci riguarda, soprattutto tra Venezia e San Pietroburgo, i cui rapporti hanno importanti radici storiche. Basti pensare al gusto figurativo russo nel corso del Settecento, fortemente influenzato da quello veneziano, evidente per esempio nello stile delle decorazioni delle residenze di San Pietroburgo, dove lavorarono Tiepolo, Marieschi, Cimaroli, solo per citare i veneziani più conosciuti. A luglio 2011, l’Ermitage ci ha chiesto la Tempesta di Giorgione per un mese e, in cambio, abbiamo deciso di ottenere in prestito i due dipinti del Lotto, lo splendido Ritratto di coniugi del 1523-24 e la piccola Madonna delle Grazie del 1542, emblematici di due aspetti importantissimi dell’attività del Maestro: la ritrattistica e la devozione privata. Esiste, dunque, una profonda comunanza di intenti e modus operandi tra le Gallerie dell’Accademia e l’Ermitage, per esempio nello studio dei depositi, che sono il vero polmone dei musei, e nella continua ricerca ‘a casa propria’, che permettono nuovi spunti, scoperte e arricchimenti altrimenti impossibili. Inoltre, non ci siamo rivolti ad altri musei per varie ragioni. Prima fra tutte la questione dei prestiti, sempre delicatissima, che dipende molto dai rapporti di conoscenza e amicizia vigenti tra curatori e direttori; in seconda battuta i tempi strettissimi (abbiamo costruito la mostra in soli cinque mesi, in quanto fino a luglio non avevamo la certezza che l’Ermitage avrebbe acconsentito allo scambio) e, naturalmente, i vincoli economici troppo forti che non hanno reso possibile l’esposizione di altre opere.


La mostra, dunque, è costruita e ruota attorno ai due capolavori russi. Quali sono le novità che queste opere consentono di introdurre rispetto alla conoscenza dell’attività del Lotto?
La mostra è suddivisa in quattro sottosezioni. Si parte dall’attività iniziale dell’artista, unico grande veneto a compiere il percorso inverso rispetto a tutti gli altri, da Venezia, dove nasce, per Treviso, Firenze, Roma, il centro Italia, attingendo a piene mani alla ‘maniera moderna’, come si evince nelle tre bellissime predelle della pala Martinengo di Bergamo. Agli anni ‘20-‘30 del ‘500 appartengono una serie di ritratti che fanno comprendere l’altissima capacità di penetrazione psicologica del Lotto, attento al quotidiano e alla realtà dei suoi committenti, che rivivono attraverso il gioco di sguardi, mani e oggetti che caratterizzano ciascuno. Spesso di difficile interpretazione, proprio perché lontani dall’essere codificati e generalizzati, questi elementi hanno dato vita a numerose ipotesi circa l’identità dei soggetti stessi. Grazie agli studi avviati in occasione della mostra, possiamo oggi dare un nome molto probabile al Giovane malinconico dell’Accademia (vedi focus dell’opera in questa rubrica). Si passa poi allo studio delle scene notturne, con i grandi effetti di luce e ombra di cui era maestro, carichi e affascinanti, tanto da essere spesso copiati da altri artisti. Proprio grazie a queste copie, oggi in mostra, possiamo conoscere alcune opere del Lotto purtroppo perdute. Gli anni ‘40, a Venezia, non furono anni sereni, e Lotto si immerse in quella devozione intima, privata, silenziosa, di cui è esempio la bellissima Pietà di Brera, che in quest’occasione si può confrontare con quella, altrettanto splendida ma tragica ed urlata, di Tiziano. Dal confronto con il Cristo in Trionfo di Vienna e le tre versioni bronzee dello stesso tema realizzate dal Sansovino, intimo amico del Lotto sebbene di personalità diversissima, emergono interessanti novità sul rapporto tra pittura e scultura, oltre che su quello tra i due artisti. Emerge, infatti, che dopo aver visto il rilievo dell’amico, oggi al Bargello, Lotto dipinse la piccola tavola, d’impostazione innovativa, movimentata, tridimensionale. Aspetti chiaramente visibili nelle versioni successive del rilievo di Sansovino, come testimonia la versione proveniente da San Marco restaurata per l’occasione. Dalla lettura del suo testamento, riprodotto nel catalogo, si comprendono, infine, il suo intimismo, la sua introspezione e il suo profondo e autentico sentimento religioso. Lotto, a disagio nella dorata Venezia, era attento ai bisogni materiali altrui, tanto da ricoprire la carica di governatore dell’Ospedale dei Derelitti, a cui lasciò numerose sostanze.

«Omaggio a Lorenzo Lotto »
Fino al 25 marzo Gallerie dell’Accademia
Info www.gallerieaccademia.org


 
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